penso anche io che un sistema del genere sia più meritocratico ma non vedo come possa aumentare la partecipazione, per avanzare di livello in America devi partecipare a tante gare per fare punti altrimenti puoi essere forte quanto vuoi ma resti cat,5, conosco gente che fa due granfondo l'anno vicino casa e fa top 10, uno dei problemi principali in Italia sono i costi di iscrizione/trasferta quindi secondo me un sistema del genere diminuirebbe ancora di più gli iscritti
Beh intanto non ci sono solo le granfondo ma anche circuiti, cicloscalate, corse a tappe, criterium, gare pro, gare dilettanti...
Il fatto è che noi abbiamo una visione per forza di cose troppo deviata sul modello di ciclismo che da sempre siamo stati abituati a vivere, e che è in forte difficoltà.
Dividere i ciclisti per punteggi vuol anche dire:
- eliminare la distinzione tra pro e amatori
- aprire tutte le corse a juniores, under 23 ed atleti
elite, aiutando ad alleviare il problema della moria delle corse nel dilettantismo
- permettere a giovani dilettanti con doti da fondisti di misurarsi in gare che permettano di mettere in luce le proprie qualità, anziché far emergere i soliti finisseur che poi nel professionismo faticano a mettersi in luce
- permettere a ragazzi dotati avvicinatisi tardi al ciclismo di emergere e magari passare pro
E sono fermamente convinto che un ambiente agonistico che ti permette per gradi di misurarti in un ciclismo vero fatto di tuoi pari, permettendoti fin da subito di fare la corsa anziché subirla, di vivere la tattica, l’adrenalina e la sofferenza fino in fondo avvicinerebbe tanti giovani (specialmente di questi tempi).
PS: non sono tesserato Swatt Club, ma in buona sostanza questo è quello che predicano da ormai oltre un decennio.