Non sono daccordo. I tempi cambiano. Ieri avere una bici era avere un patrimonio, oggi (almeno in occidente) no, e ai professionisti le bici oramai le passano gli sponsor da tempo, ne possono avere quante ne vogliono. Il professionista di oggi deve avere (pretendere?) il massimo, perché siccome è ben pagato tutti si aspettano da lui il massimo. Lo si deve mettere in condizione di poterlo fare. Per me, prima viene l'uomo, con tutti i suoi difetti e i suoi "sfoghi", poi il mezzo. Una bici si aggiusta, mentre una delusione rimane.
Lavoro, pago, pretendo.
E' un'impostazione che non mi piace.
Un pro deve dare il massimo. Appunto, massimo anche dell'educazione.
La bici si può rompere (e si aggiusta) è vero, ma nessuno si deve permettere di lanciarla. E' una mancanza di rispetto.
Magni arrivò secondo ad un giro d'Italia dopo due cadute. Nella prima, dovuta a guasto meccanico, si ruppe alcune dita di una mano.
Non lanciò la bici, risalì in sella e terminò la tappa.
Qualche tappa dopo cadde di nuovo (anche per le difficoltà in frenata dovute alla frattura della mano): si lussò o ruppe una spalla.
Bene, anzi male, non buttò la bici. Risalì in sella e, per tenere saldo il manubrio, utilizzò il tubolare a mò di elastico.
Lui diede il massimo.
Meditate, gente, meditate.
E se i tempi sono cambiati, non ci sono + le mezze stagioni ed altre fregnacce, allora sarebbe bello tornare indietro