Tenero virgulto, grazie al mio fare mastino e alla preziosa esperienza di Vigo ti abbiamo facilmente piegato prima che tu diventassi arbusto e rendere tutto più difficile.

Ora mi sembra di vedere un altro Simon, che guarda questa bicicletta con rispetto e gratitudine, e anche amore, che lo spinge a fare quei sacrifici che ora ha il piacere di condividere con noi.:eek:
A che cosa serve la storia? La storia è anche una giustizia perchè esige da noi lo sforzo di comprendere prima di giudicare e ci invita a chiederci che cosa hanno amato, voluto, cercato, realizzato gli uomini di altri tempi e con quali mezzi, e che cosa noi dobbiamo a loro oggi ( e io direi Molto, veramente Molto).
E' proprio grazie alla bici di Simon se ci stiamo interessando alla "storia", anche se limitatamente a questa bicicletta celeste che 35 anni fa anonimamente lasciava le officine della Societa Bianchi con un tubo 'tatuato' da una decal per ricordare una grande vittoria (il 3 settembre 1973 sul Circuito di Montjuich a Barcellona, quel boccone troppo grosso da ingoiare anche per il cannibale, e scusate se è poco!!!)

«I popoli che si disinteressano della loro storia si condannano a essere sempre fanciulli!»

(Cicerone)
Definirti una persona intelligente e colta mi sembra riduttivo.
Al di là della conoscenza storica ciclistica ineccepibile,hai un'ottimo lessico e una invidiabile cultura generale. E adesso scopro anche il tuo lato poetico..
Ok,non hai riconosciuto al primo colpo la mia Matta(

),ma la perfezione rimane solo lassù,in cielo..

Vigo direbbe: -ma non è che ti stai innamorando di me...?!
No..tranquillo..
Grazie ancora..
E comunque "quella" bicicletta l'ho sempre guardata con rispetto e gratitudine da quando la spinsi fuori dalla fiera di Parma.. per il suo passato,per la sua storia.. Come se Lei fosse un guerriero stanco che necessitava di cure..
Appunto per questo che avevo così paura di sbagliare e mi sono lasciato indicare la via da occhi seri e competenti quali i vostri..
E veniamo al giro in quel di Imola: Bravo Simon, un bel bottino! TUTTO VA DECISAMENTE PER IL MEGLIO :-)
-I pedali Sheffield. "Sheffield" erano i pedali che montavano le Ganna da Corsa negli anni 50, ma anche le Umberto Dei e le Bianchi quando ancora le chiavelle assicuravano guarnitura e pedivella al perno del movimento, ma erano pedali italiani a tutti gli effetti e si chiamavano ancora "Officine Noli-Cattaneo". Le Bianchi su questi pedali a seghetto in alluminio con corpo in acciaio sfontatamente esibivano una "B" sul frontale al posto di un più generico cerchietto. Visto che ci siamo... quelli che hai preso tu sono il mod. SPRINT 673 e direi proprio che calzano.. giusti giusti (in senzo figurato, la prova piedino spetta poi a te).
- Gabbiette
ALE Rapid - Marchio Depositato - Torino
- Cinghiette Milremo (ma posso anche sbagliarmi) con bottoncini "Ciclolinea" (Osteria grande-Bologna-Italy) mi sembrano attinenti anche se il colore .... dovrebbe essere un tono un pò più 'mostarda' (per usare un termine dell'epoca)
i rari pedali mod. Sheffield di una Bianchi Parix-Roubaix del 1951 :love[1]:
P.S. Di selle scampate ai cani ce ne sono ancora, prova a fare un giro sulla Baya :-)