Eccomi qua per condividere un paio di pensieri sulla "Pina", la mia nuova "modern Vintage" Colnago, ritirata giusto prima di Natale

e lasciata in bella mostra per tutto il periodo natalizio nell'ingresso di casa, con somma gioia della mia migliore meta'

.
Finalmente, ieri ho trovato il tempo per setacciarla in ogni dettaglio e, dopo una prima sistemata all'altezza sella, mi sono concesso una romantica gita al Tegernsee, il lago dietro casa, complice il tempo non troppo freddo e le strade relativamente pulite per la penuria di neve delle ultime settimane. Senz'altro un bel modo di iniziare "per davvero" la stagione su strada, dopo il "warm-up" della prima settimana di gennaio, trascorsa nel grigiore della Val Padana a macinare km su strade, sterrate e argini della provincia di Ferrara.
Vedi l'allegato 384206
Cinquanta km e una messa in sella approssimativa (ho appuntamento dal bike-fitter per martedì prossimo), sono troppo pochi per poter parlare di tempi (sempre quelli) e sensazioni oggettive (ossimoro voluto

) su scorrevolezza e rigidezza. Spendo, tuttavia, volentieri due parole sulle motivazioni che mi hanno spinto ad allestire la bici in questo modo, senza voler convincere nessuno, ma, magari, fornendo un paio di spunti per chi si trovasse a decidere tra questo e quello.
Per chi si fosse perso alcuni miei post precedenti, ricordo che nel 2021 e 2022 ho pedalato con estrema soddisfazione sullo "stato dell'arte" Colnago e Campagnolo: V3RS disc, SR EPS e ruote Bora WTO Ultra con pneumatici tubeless.
Come un mantra, mi sono sempre detto "
Una bici del genere e' qualcosa che una volta sola nella vita"

... nella mia testa, tuttavia, c'era sempre l'idea di allestire una bici "
iconica", in maniera
essenziale (leggasi rim e gruppo meccanico), per convinzione personalissima che la bici sia anche (soprattutto?) un mezzo semplice: in particolare, mentre fuori strada sono innegabili i vantaggi forniti da "complicazioni" altamente funzionali (dischi, sospensioni), su strada e' ancora possibile "fare lo stesso con meno", con un'esperienza che, pur prestazionalmente simile, potrebbe dare sensazioni diverse, se non piu' appaganti, per il singolo, sotto alcuni aspetti.
La mia indecisione era, fondamentalmente, su quale telaio usare per questo progetto

: il candidato principale era un Master, per avere un'ulteriore differenziazione grazie all'acciaio, ma ammetto che, soprattutto dopo l'uscita del C68, il mio apprezzamento per il C64, gia' da sempre grande, e' ulteriormente aumentata.
Quando, poi, entrato nella "bottega delle meraviglie" del sivende Colnago di Monaco, mi sono trovato di fronte a una colorazione Mapei, e' stato davvero amore a prima vista

. Non nego di subire il fascino della storia del Ciclismo su strada: se prendete l'ultima creazione, Made in Italy, dell'Ernesto e la vestite con la livrea della squadra più vincente di sempre, per me ha un valore aggiunto. Visto che già in passato mi sono lasciato scappare la Specialissima in colorazione Pantani, sia 1998, sia 2000, che avrebbe avuto un significato emozionale enorme per il sottoscritto, quando ho visto il C64 rim Mapei non ci ho pensato molto prima di fermarlo.
Aggiungo che la colorazione Mapei va vista da vicino, dal vero e in piena luce, per essere apprezzata: come le Art Decor, e' un capolavoro di colori, riflessi e dettagli, da far passare qualunque "Project One", o simili, di altri marchi in secondo piano.
La domanda successiva era: con un telaio simile, quale componenti? Appurato che un telaio "tradizionale" rim, senza integrazioni, offre più possibilità nella scelta di componenti leggeri (vedere la C64 di
@VECCHIA ), la mia intenzione non era tanto di abbattere un qualche limite di peso, che per la C64 rim e' una mera questione di quanti € / g uno sia disposto a spendere, quanto piuttosto usare il telaio come piattaforma per soluzioni tecniche diverse dall'ammiraglia a disco.
Come gruppo ho optato, quindi, per il SR12
meccanico. Senza voler essere snob o apparire "contro" a tutti i costi, ma dopo il SR12 EPS sulla V3RS, ho montato l'Ekar sulla Exploro e la sensazione "tattile" di cambiata dell'ultimo mi ha conquistato, molto più della velocità e funzionalità aggiuntive (es. aggiustamento automatico del deragliatore) del primo. Stesse impressioni confermate ieri dopo il primo giro con la C64. Il SR12 e' un cambio fantastico: cambiate secche, nette, "perentorie", mai a discapito della precisione, se regolato bene, e la cambiata multipla, a salire e a scendere, funziona benissimo. L'ergonomia delle leve, in combinazione con la piega Colnago HB R41, che gia' mi aveva convinto sulla V3RS, e' eccellente. L'attuazione con il pollice per scalare, in presa bassa, e' la meno riuscita tra SR12, SR12 EPS e Ekar, con l'ultimo gruppo che vince per distacco, grazie al profilo a "L" del tasto, ma rimane comuque agevole, anche per mani non grandi, come le mie.
Non avevo mai provato ne' i direct mount, ne' la frenata su piste in carbonio: non posso dire nulla di negativo, ma mi riservo di provare il tutto in montagna e in condizioni di bagnato, prima di alimentare, con cognizione di causa

, la polemica rim vs. disc.
Non da ultimo, dopo una piacevole chiacchierata con il sivende, senz'altro un meccanico "vecchio stampo", con un'eta' e un giro di affari tali, per cui si può permettere di consigliare non necessariamente soluzioni all'ultimo grido, sono stato a un passo dal scegliere le Bora Ultra 50 per tubolare come primo montaggio, in modo da chiudere il cerchio e provare, per la prima volta, anche questo tipo di componenti.
Al momento dell'ordine ho tentennato

e "ripiegato" sulle WTO45, montate con camera d'aria e copertoncini da 23 mm Vittoria Corsa (anche qua una prima volta, sia per la misura, sia per il modello), in modo da avere di base un treno di ruote stracollaudate che so già gestire, senza problemi, in autonomia.
Seguiranno altre foto e impressioni, con la premessa che, al di la' degli aspetti tecnici del mezzo e delle prestazioni (sempre quelle), saranno le sensazioni e le esperienze che vivrò con la nuova arrivata l'unica cosa a contare veramente.
Buona Colnago a tutti!