Forse ancora non si è capito cosa sia l'efficacia dei vaccini in termini percentuale per come viene espressa.
La percentuale dichiarata deriva da un calcolo della riduzione del rischio in termini relativi (tecnicamente RRR): di fatto ad es. per Pfizer il 95% di efficacia non è sul totale della popolazione non vaccinata ancora, ma fa riferimento alla percentuale di rischio di essere contagiati all'interno di quella popolazione. Se il rischio di essere contagiati in un dato momento è dello 0,925%, il 95% di efficacia è riferito al quel campione, quindi il rischio viene ridotto del 95% e passa dallo 0,925% allo 0,046%. E' quindi piuttosto facile capire (per chi vuole capire) come anche una riduzione del rischio del 50% riduca notevolmente quello 0,925% di rischio, dimezzandolo. Questo per Pfizer. Semplificando, il 95% non vuol dire che 95 persone su 100 sono protette dal virus, bensì che ad es. su 100.000 persone non avremmo 1000 casi di covid come accadrebbe senza vaccino, ma solo 50 (approssimando percentuali di rischio).
Il problema è che fare confronti sui vaccini è roba buona solo per fare clic sui giornali online, perché la sperimentazione di ogni vaccino è stata svolta in maniera differente, su campioni diversi, come numero di soggetti, tipologie, nazioni, ecc.
Un confronto sull'efficacia avrà senso solo quando la vaccinazione sarà fatta su larga scala e sulla popolazione reale, in termini di milioni di vaccinati e non dei migliaia della fase sperimentale.
Quindi "questo è meglio di quello perché è al 95%" è un ragionamento che non vale un fico secco.