Di Luca incarna il sogno del ciclista medio. Uomo, ormai sopra i trenta, dopo un periodo di assenza da competizioni, competitivo.
Quanti di noi si sono immedesimati ed emozionati vedendo Di Luca competere con ragazzi nel pieno degli anni e hanno sperato fosse capace di tenergli testa e forse di mettere la sua ruota davanti alle loro. Di Luca è figlio del marketing, che sa che il ciclismo è uno sport particolarmente diffuso in una specifica fascia di popolazione. Siamo partecipi al processo di doping perchè Di Luca rappresenta l'incarnazione del sogno del ciclista medio: tornare a fare sport dopo un periodo di inattività, allenarsi alla perfezione, sfidare l'età che avanza e tornare ad essere peformante come i fisici più giovani.
Detto questo credo che il doping sia parte dell'essenza stessa del ciclismo. Il ciclismo è ricerca della performance massima, accrescimento e miglioramento attraverso l'allenamento portato agli estremi, sfida del limite materiale (montagne e percorso) e del limite fisico e soprattutto difficoltà ad accettare il limite. Da questo ultimo punto il desiderio che abbiamo di migliorare sempre qualcosa nella bici o nella preparazione. Cerchiamo sempre di andare oltre a quello che abbiamo conquistato. Come Ulisse che supera le colonne d'Ercole non ancora pago. Il ciclista ha per sua natura sempre fame e la fame lo porta a superare il limite.
A mio avviso l'unico antidoto al doping è il divertimento, insegnare ai bambini e comprendere noi stessi come il fine primo e ultimo di questo sport debba essere sempre il divertimento. Credo che a volte ce ne dimentichiamo e quando ce ne dimentichiamo rimane solo la performance e la performance richiede solo di essere migliorata e qui il doping diventa lecito.