Quella della doppia opzione e dell'eccessiva onerosità del catalogo è una falsità bella e buona, smentita nei fatti con la semplice osservazione dell'evoluzione della gamma delle bici nel corso di questi ultimi anni.
Per vincere la concorrenza e catturare l'interesse del cliente le case si sono inventate "nuovi" tipi di bici che non hanno mai sostituito le bici vecchie, e ampliato sempre la gamma (e questo, si badi bene, non ha nulla a che vedere con l'opzione dischi):
- bici "aero", il né carne né pesce fra le bici da crono/triathlon e le bici da corsa, comprate per mera estetica da una buona fetta di persone
- bici "endurance/comode", nate da "un'idea" della Specialized con la Roubaix, di fatto sono telai diversi a livello di geometrie e quindi richiedono costosissimi diversi stampi per i monoscocca, rispetto a quelli delle bici da corsa classiche
- bici "gravel" in pratica una mtb delle origini (quando a fine anni 80 non esistevano forcelle ammortizzate, le gomme tassellate erano da 35mm di larghezza, il manubrio a volte era pure quello da strada!!!) spacciata come grande innovazione (se innovazione deve essere quella di poter affrontare i prati e le strade sterrate liscie, ma non di più, oltre alle strade asfaltate)
- e ciliegina sulla torta "e-bike" in tutte le versioni possibili
- mondo MTB? Cross country, a sua volta marathon, front o bi ammortizzata, All Mountain, Enduro, discesa, Fat Bike... e anche qui E-bike a profusione...
Questa proliferazione di modelli è ovviamente sostenibile perché i moderni metodi di progettazione (CAD, FEM), prototipazione (stampanti 3D), costruzione e fornitura (metodi senza magazzino o "lean" alla giapponese) e logistica, permettono di contenere molto i costi ed i TEMPI di tutto il processo dall'idea alla messa in vendita.
D'altra parte basti pensare che oramai è quasi sparito dai listini il materiale alternativo al carbonio (acciaio, titanio, alluminio) per ridurre invece il numero di modelli a catalogo e compensare la proliferazione nel senso mostrato prima, e quindi anche nel senso "freni tradizionali/disco".
Poi "con il mercato di nicchia non si campa" è proprio un'affermazione campata per aria: la nicchia molte volte è proprio il settore che procura più margini e rimane più insensibile a tutte le turbolenze sul mercato.
Vallo dire a Rewel che con la nicchia non si campa. Vallo dire all'azienda del compianto Pegoretti, che con la nicchia acciaio non si campa.
Ma vallo a dire in altro campo a Ferrari, ai produttori di giradischi e alle case discografiche che stampano ancora vinili (tutte...)
Quindi se Cannondale trova conveniente avere a listino l'ottima CAAD10 quando tutti dicevano che il carbonio avrebbe sostituito per sempre l'alluminio, non vedo perché un giorno debba decidere di non fare più la Supersix con freni normali...