io credo che si debba "lavorare" tantissimo sulle nuove generazioni. oramai i 50 anni ed oltre non cambieranno, se non in minima parte, l'idea che possono avere del Giro/del ciclismo/dei ciclisti per strada ect ect ect
prendendo spunto anche da quello che fanno in Francia, perché non farsi che le scuole di istruzione primaria vengano maggiormente coinvolte nell'evento Giro, quando passa o è arrivo di tappa, nella propria città.
spronare anche i mass media a parlarne maggiormente, e parallelamente lavorare anche per farsi che i ciclisti (pro e non solo) non siano visti come bersagli da colpire come in un videogioco
è un circolo vizioso che bisogna innescare.
non ho mai pedalato in terra francese, ma mi dicono che ci sia anche un rispetto diverso nei confronti dei ciclisti.
è proprio culturalmente che bisogna fare dei passi in avanti, ma tanti
va be ma è un discorso troppo aleatorio. il ciclismo non piace al pubblico perchè è uno sport dove la performance viene diluita su un tempo troppo lungo, le tattiche di corsa sono troppo complesse da capire e le corse sono troppo impegnative da seguire. infatti le tappe del giro o del tour sulla rai fanno tanto ascolto solo quando i media danno risalto al fatto che c'è un italiano che può vincere, es. nibali quando ha vinto il giro a s.anna di vinadio.
per il resto il ciclismo è seguito solo dagli appassionati o dai pensionati che sono, loro malgrado, chiusi tutto il giorno in casa e tengono la tv accesa giusto per vedere le riprese dei paesaggi dall'elicottero (su questo il tour è nettamente avanti al giro), ad esempio mia nonna mi diceva che spesso teneva la tv accesa sul giro o sul tour perchè le piaceva vedere le immagini delle montagne, dei paesi attraversati ecc.
se sommi la ridotta cultura sportiva che c'è in italia (in pratica esiste solo il calcio ed anche quello è spesso vissuto in un modo totalmente malato) alle "pecche" del ciclismo da un punto di vista mediatico, ottieni la situazione attuale.
per quanto riguarda la francia secondo me loro vivono ancora tanto di rendita dai tempi che furono, sono stati bravi a mantenere questo minimo di cultura a livello popolare quindi tutti quanti sanno almeno in cosa consiste il tour e cos'è il ciclismo, a livello professionistico e amatoriale. questo si traduce in una cultura sportiva più ampia e rispettosa, anche nei nostri confronti. infatti in francia nessuno mi ha mai superato in auto tenendo poca distanza, nessuno mi ha mai superato in curva, nessuno mi ha mai suonato il clacson anche se stavo un po' troppo in mezzo alla strada. cose che in italia succedono sempre ma è proprio un problema culturale in primis.
penso si possa tradurre tutto così: per il francese medio uno che pedala per passione è una persona da rispettare per l'impegno che ci mette, per l'italiano medio uno che pedala per passione è un coglione che rompe le scatole perchè rallenta il traffico.