Giro d'Italia 2020

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... così come latita la cultura sportiva che vede, (tappe alpine a parte) a volte persino una avversione dalla gente che vede il passaggio della carovana come una rogna per i propri impegni.
La strada è comunque lunghissima e in salita.
soprattutto questo è il punto: in Francia il passaggio del Tour, per la gente, è una festa, mentre per la stragrande maggioranza dei nostri concittadini il Giro è una scocciatura.
 
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soprattutto questo è il punto: in Francia il passaggio del Tour, per la gente, è una festa, mentre per la stragrande maggioranza dei nostri concittadini il Giro è una scocciatura.
A luglio sarebbe una "scocciatura" ben diversa anche da noi, scuole chiuse, già molti in ferie.

Detto questo, per come la vedo io la differenza col TdF sta nella tradizione di sapersi vendere bene, cosa che in Francia hanno sempre fatto e saputo fare, in tutti i campi, soprattutto a livello internazionale. Il Giro si è incamminato su questa strada, ma non si raggiungono risultati dalla sera alla mattina.
 
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Airone del Chianti

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In realtà è stata una cosa più o meno contemporanea. E' appunto dagli anni 80 che si sono cominciati a differenziare via via sempre più gli obiettivi stagionali. Ovvio che in questo contesto, se fai il percorso per i tuoi beniamini, chi deve scegliere, sceglie altro, tanto più se questo altro è anche molto più glorioso e remunerativo.
Secondo me la specializzazione nasce dopo, con il periodo di Armstrong che la elevò a sistema.
Lo stesso Indurain correva entrambi, vincendoli. Smise di venire al Giro quando si accorse che doveva lottare contro Ferrari e non contro gli avversari.

E comunque negli anni '80 non c'era solo il problema dei percorsi con poca montagna (cosa che peraltro penalizzava anche il "nostro" bizzoso Visentini), ma anche alcune decisioni della giuria e dell'organizzazione che favorivano gli italiani: cancellazione dello Stelvio, chiusura di un occhio per scie, sanzioni in secondi agli avversari per ogni minima irregolarità ecc... E questi gesti antisportivi sono sempre stati applauditi a furor di popolo, a testimonianza della scarsa cultura sportiva italica. Già che ci siamo ci aggiungo anche il salto truccato di Evangelisti ai mondiali '87, la vergogna della 4X10 di sci di fondo a Lillehammer '94 e l'urlo di gioia popolare per la caduta di Menchov nella crono di Roma. Ma dove vogliamo andare?
 
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Secondo me la specializzazione nasce dopo, con il periodo di Armstrong che la elevò a sistema.
Lo stesso Indurain correva entrambi, vincendoli. Smise di venire al Giro quando si accorse che doveva lottare contro Ferrari e non contro gli avversari.

E comunque negli anni '80 non c'era solo il problema dei percorsi con poca montagna (cosa che peraltro penalizzava anche il "nostro" bizzoso Visentini), ma anche alcune decisioni della giuria e dell'organizzazione che favorivano gli italiani: cancellazione dello Stelvio, chiusura di un occhio per scie, sanzioni in secondi agli avversari per ogni minima irregolarità ecc... E questi gesti antisportivi sono sempre stati applauditi a furor di popolo, a testimonianza della scarsa cultura sportiva italica. Già che ci siamo ci aggiungo anche il salto truccato di Evangelisti e la vergogna della 4X10 di sci di fondo a Lillehammer. Ma dove vogliamo andare?
Molto prima di Armstrong. Lui ha elevato all'ennesima potenza il concetto, facendo praticamente una gara all'anno e poi sparendo, ma già negli anni 80 c'erano state le prime avvisaglie del fenomeno. Il primo fu mi pare Lemond (vado a memoria, comunque uno degli anni 80) che cominciò a selezionare in ottica Tour. Ovvio non come Armstrong.
p.s. Indurain non doveva combattere contro Ferrari....semmai contro Conconi....dal quale andava anche lui....e comunque gli allievi di Conconi erano anche al Tour.
p.p.s. quale è la vergogna della 4x10 di Lillehammer? Non mi ricordo. ;nonzo%
Le strade si riempiono anche al Giro anche se non ovunque. Non è quello il problema del Giro.
Non è il problema principale, ma insofferenza, anche verso il Giro c'è eccome.
 

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Molto prima di Armstrong. Lui ha elevato all'ennesima potenza il concetto, facendo praticamente una gara all'anno e poi sparendo, ma già negli anni 80 c'erano state le prime avvisaglie del fenomeno. Il primo fu mi pare Lemond (vado a memoria, comunque uno degli anni 80) che cominciò a selezionare in ottica Tour. Ovvio non come Armstrong.
Lemond selezionava, venendo al Giro per allenarsi per il Tour. Gli altri campioni smisero di venirci perché era diventata una corsa provinciale.

p.s. Indurain non doveva combattere contro Ferrari....semmai contro Conconi....dal quale andava anche lui....e comunque gli allievi di Conconi erano anche al Tour.
Con Ferrari ci fu il salto di qualità. E comunque la Gewiss del 1994 toccò vette fino ad allora mai conosciute se non in altri sport.
p.p.s. quale è la vergogna della 4x10 di Lillehammer? Non mi ricordo. ;nonzo%
La vergogna è che continua a essere vissuto dai tifosi italici come un grande successo del nostro sport.
 

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Secondo me la specializzazione nasce dopo, con il periodo di Armstrong che la elevò a sistema.
Lo stesso Indurain correva entrambi, vincendoli. Smise di venire al Giro quando si accorse che doveva lottare contro Ferrari e non contro gli avversari.

E comunque negli anni '80 non c'era solo il problema dei percorsi con poca montagna (cosa che peraltro penalizzava anche il "nostro" bizzoso Visentini), ma anche alcune decisioni della giuria e dell'organizzazione che favorivano gli italiani: cancellazione dello Stelvio, chiusura di un occhio per scie, sanzioni in secondi agli avversari per ogni minima irregolarità ecc... E questi gesti antisportivi sono sempre stati applauditi a furor di popolo, a testimonianza della scarsa cultura sportiva italica. Già che ci siamo ci aggiungo anche il salto truccato di Evangelisti ai mondiali '87, la vergogna della 4X10 di sci di fondo a Lillehammer '94 e l'urlo di gioia popolare per la caduta di Menchov nella crono di Roma. Ma dove vogliamo andare?

o.t.
- di cui persino lui era allo scuro (così se non sbaglio dichiara anche Donati)
- quando rivedo quelle immagini, e se non ricordo male, quella persona di una certa età esultare come ad un goal ai mondiali.....:cry :doh:

Indurain correva contro Ferrari, ma con l'appoggio di Conconi......

per me, si "dovrebbe" ripartire proprio da un discorso di cultura sportiva. ma non puoi inculcarla a chi ne è sprovvisto. puoi e si dovrebbe, secondo me, fare, un discorso sui più giovani
 

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forse per le frequentazioni conconiane dei nostri; ma non è che i norvegesi fossero dei candidi agnellini, anzi...


forse mi confondo con la staffetta alle Olimpiadi invernali di Torino io (ma ammetto l'enorme ignoranza negli sport invernali, e non solo......)
 

samuelgol

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Lemond selezionava, venendo al Giro per allenarsi per il Tour. Gli altri campioni smisero di venirci perché era diventata una corsa provinciale.
Appunto. Fu Lemond l'apripista, ricordavo bene. Fu lui a dare l"esempio" poi arrivato all'estremo di LA.
Con Ferrari ci fu il salto di qualità. E comunque la Gewiss del 1994 toccò vette fino ad allora mai conosciute se non in altri sport.
Ferrari arrivò dopo. Berzin e compagnia erano Conconiani anche loro. Come Indurain.
La vergogna è che continua a essere vissuto dai tifosi italici come un grande successo del nostro sport.
Qui non ti seguo più. I norvegesi, svedesi, europei dell'est e finlandesi facevano le stesse cose. Non puliti gli italiani, non più puliti gli altri. Quella vittoria per me rimane un grande successo del nostro sport.
Di quel periodo si pensa (chissà) che forse la Belmondo si salvasse (più o meno) un po'.
 

bradipus

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forse mi confondo con la staffetta alle Olimpiadi invernali di Torino io (ma ammetto l'enorme ignoranza negli sport invernali, e non solo......)
che i nostri fondisti degli anni '90 andassero da Conconi mi pare sia assodato (ricordo il clamoroso episodio della Di Centa rimpatriata in aereo e ricoverata a Ferrara...), di quella generazione probabilmente si salvava solo Stefania Belmondo.

della staffetta di Torino 2006 ricordo che mi stupì molto l'ultima frazione di Zorzi, che nonostante fosse uno sprinter riuscì a guadagnare terreno sui rivali. ma in quell'occasione la frazione decisiva fu quella di Piller Cottrer, comunque uno da oltre trenta podi in coppa del mondo.
 

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A luglio sarebbe una "scocciatura" ben diversa anche da noi, scuole chiuse, già molti in ferie.

Detto questo, per come la vedo io la differenza col TdF sta nella tradizione di sapersi vendere bene, cosa che in Francia hanno sempre fatto e saputo fare, in tutti i campi, soprattutto a livello internazionale. Il Giro si è incamminato su questa strada, ma non si raggiungono risultati dalla sera alla mattina.
Analisi logica e oggettiva o-o
 

Airone del Chianti

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Ferrari arrivò dopo. Berzin e compagnia erano Conconiani anche loro. Come Indurain.
Attenzione non facciamo confusione. Conconi era una cosa. Ferrari un'altra. Conconi faceva i test, misurava i valori. Ferrari dava le sostanze dopanti. Non è che arriva dopo, solo che faceva un'altra cosa.
Poi alla Gewiss lavorava anche Casoni, mentre alla Carrera c'era Grazzi. Erano loro due che seguivano direttamente gli atleti.
Poi tutti gli atleti (Gewiss, Carrera, fondisti, maratoneti, marciatori, tutti inclusi nell'elenco del famoso processo di Ferrara) andavano da Conconi solo per i test e per misurare le differenze dovute alle cure e agli allenamenti.
Quanto a Indurain e agli altri ciclisti Banesto andavano da Conconi solo per i test, ma non sono mai stati coinvolti in nessun scandalo doping non avendo frequentato né Ferrari né gli altri dottori dopatori.

Qui non ti seguo più. I norvegesi, svedesi, europei dell'est e finlandesi facevano le stesse cose. Non puliti gli italiani, non più puliti gli altri. Quella vittoria per me rimane un grande successo del nostro sport.
Di quel periodo si pensa (chissà) che forse la Belmondo si salvasse (più o meno) un po'.
Anche qui attenzione.
Nel 1994 l'utilizzo dell'EPO per aumentare i valori della parte corpuscolare era una prerogativa italiana per cui gli atleti italiani (ciclisti, fondisti, maratoneti) ebbero un vantaggio competitivo in quegli anni. Ovviamente ne "benefeciarono" anche i ciclisti stranieri presenti in quelle squadre (Berzin, Ugrumov, Rijs ecc...). Successivamente il morbo dell'epo si estese a tutti, anche gli altri impararono, soprattutto la Spagna (nel ciclismo) e la Finlandia (nel fondo) che fece doping di stato il cui bubbone emerse solo nel 2001. Mi fanno sorridere quelli che dicono "anche i norvegesi non erano agnellini". Fatto sta che adesso - che i valori nello sci di fondo sono stati ristabiliti - loro continuano a vincere e dominare, mentre gli italiani - eccezion fatto per Pellegrino che è un fuoriclasse - fanno le comparse.
 
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Non c'entrano nulla gli scandali doping. I big hanno cominciato ad abbandonare il Giro in concomitanza con la specializzazione e pianificazione estremizzata della stagione, per cui non più tutti facevano tutto, ma tutto era mirato a questo o quello. E dovendo mirare, si è cominciato a mirare al bersaglio grosso. Grosso sportivamente ed economicamente.
Ovviamente non solo questa è stata la causa.
Infatti, non è stata solo quella, c'entrano ANCHE gli scandali doping.
Tralasciamo il caso più recente (Valverde), che nella seconda metà degli anni 00 si doveva tenere alla larga dai nostri confini.
Ma prendi il caso di una Telekom: roster della madonna, 2001 e 2002 partecipa alla corsa rosa con atleti di seconda fascia o che magari sono lì solo per allenarsi. Negli anni successivi zero, anche se ha una marea di corridori e al Tour ne può schierare al massimo 9. Non credo che si preferisse buttare un Evans al Giro d'Austria piuttosto che schierarlo alla corsa rosa a livello di prestigio, ma se il rischio sono noie a livello sportivo e pure legale...
Non credo sia un caso se in quegli anni la partecipazione straniera è passata da Jalabert, Virenque, Heras, Zuelle, Escartin a Totschnig, Casar, Garate (che alcuni partecipavano unicamente perché militavano in squadre italiane che mai sarebbero state invitate al TdF).
Senza apparenti motivi il livello delle squadre straniere partecipanti al Giro nel primo lustro degli anni 2000 è precipitato. Ok, la specializzazione, ma come detto anche squadroni di 30 corridori che partecipavano ai Giri precedenti al TdF partivano sempre solo in 9. Poi la specializzazione non è nata con Armstrong: fior di campioni degli anni 80 selezionavano gli appuntamenti (Lemond?) e perfino Bugno rinunciò fra 1000 polemiche alla corsa rosa in nome del Tour, quando Armstrong doveva ancora debuttare tra i professionisti. Secondo me rinunciavano a chiedere inviti per correre in Italia perché non avevano estremo piacere di trovarsi nei guai.
 
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ian

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O significativamente o qualcosina. Le due parole sono antitetiche non complementari. Significativamente sta per "molto", qualcosina sta per "poco".
Per recuperare in parte, e premesso che un pareggio è utopistico e sicuramente non raggiungibile se non nel lunghissimo termine (100 anni di storia non si invertono in pochi anni) secondo me la via migliore è il percorso. Un percorso che sia equilibrato, ma al tempo stesso appassionante, nel senso sportivo del termine, dunque non scontato. In più una formula che incentivi economicamente e magari in termini cronometrici la combattività di ogni singola tappa (al di là dei traguardi intermedi così come sono ora che sono poco utili allo scopo).
Insomma, un riscatto che veda il suo punto di partenza dall'aspetto sportivo che possa attirare l'attenzione degli appassionati. E poi internazionalizzare il Giro, senza strepitare ogni volta appena si fanno tappe all'estero (altra manifestazione di provincialismo), rendendo anche le tappe estere non solo una passerella, ma anche importanti ciclisticamente. Di contro uno dei problemi è che la nostra economia è derelitta e dunque anche i compensi di tappa al CO, da parte delle amministrazioni locali latitano, così come latita la cultura sportiva che vede, (tappe alpine a parte) a volte persino una avversione dalla gente che vede il passaggio della carovana come una rogna per i propri impegni.
La strada è comunque lunghissima e in salita.
Qualcosina in termini assoluti è quello che si può pensare di muovere per eventi storici e consolidati (nel senso che non sono preventivabili ascese o discese repentine in eventi nati oltre 100 anni fa).
Qualcosina diventa significativamente rilevante se i 2 eventi su ordini di grandezza paragonabili (come parrebbe dai numeri snocciolati in precedenza).
Se siamo su due pianeti diversi lo stesso qualcosina diventa irrilevante.
Se tu mi insegui a distanza di 300 metri, ne guadagni 10 e la cosa diventa apprezzabile. Se hai 20 km di svantaggio non se ne accorge nessuno del tuo guadagno.
Dunque alla luce delle cifre fornite credo sia sperabile che un guadagno anche minimo possa risultare significativo. Se il confronto fosse fra Giro ed Olimpiade mi farei 4 grasse risate all'idea di pensare a una riduzione del gap fra i 2 eventi, mi sono spiegato?

Sulle strategie concordo, i percorsi sono fondamentali e la strada sembra quella giusta: il Giro si connota da anni per essere una gara da duri, completa e con chilometraggi significativi. In tal senso il Tour, sperimentando con scarso risultato tappe brevissime e proponendo percorsi assai sbilanciati (ad esempio con pochissima cronometro) si è un po' fatto del male, aprendo un minimo la strada ad un recupero.
D'altra parte credo che l'impresa che Froome iscriverà nella sua mente come la più grande l'ha compiuta sulle strade italiane.
La combattività penso sia direttamente collegata a questo aspetto, gli incentivi pensati per aumentarla sono sempre un po' andati a vuoto.

Le partenze dall'estero le vedo un pochino come investimento di internazionalizzazione (a volte sì, altre più o meno), molto certamente anche come fonte di soldini (che non guastano, anche per sostenere eventuali incentivi alla partecipazione di qualche big). La significatività nell'economia della corsa è anch'essa molto relativa, ma mi pare inevitabile (salvo casi rari accade lo stesso partendo in Italia).

Sul gradimento del ciclismo da parte delle persone non si può fare moltissimo: bisogna forse sperare che nasca qualche campione in grado di appassionare (massimo rispetto sportivo per i vari Nibali, Basso, Scarponi, Cunego e company, ma non possiamo dire che costoro abbiano varcato i piccoli confini del mondo a 2 ruote... a onor del vero nessuno ci è riuscito negli ultimi 10 anni, ad eccezione forse, in parte, di Sagan).


A tale proposito, considerando che sul pubblico nostrano il margine di azione è limitato, aggiungerei qualcosa per la promozione globale della corsa alcuni piccoli accorgimenti per chi non segue dalla strada:
- migliorare il sito (moltissimo è stato fatto da quando, non molto tempo fa, esisteva solo una sezione del sito della gazzetta)
- migliorare il racconto della corsa e del paese (magari aumentando il racconto extra ciclistico del ns Paese... e togliendo per sempre quel folklore ciclistico a margine della corsa che sa solo di vecchio e che non serve a raccontare né la gara né i luoghi da essa attraversati... non me ne vogliano tutti gli Sgarbozza, Zandegù, Pasqualin, Bartoletti... E anche un Beppe Conti va fortemente svegliato... perché quel tipo di trasmissione è noiosa per chiunque e allontana lo spettatore occasionale, anche se probabilmente viene concepita con intenti opposti)
- migliorare l'aggiornamento delle informazioni (non è possibile che sul sito del TdF le classifiche vengano rese disponibili dopo pochissimo, mentre spesso al Giro bisogna attendere ere geologiche)
 

ian

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In realtà è stata una cosa più o meno contemporanea. E' appunto dagli anni 80 che si sono cominciati a differenziare via via sempre più gli obiettivi stagionali. Ovvio che in questo contesto, se fai il percorso per i tuoi beniamini, chi deve scegliere, sceglie altro, tanto più se questo altro è anche molto più glorioso e remunerativo.
Non seguivo ancora il ciclismo, ma si racconta che negli anni 80 oltre ai percorsi ci fosse un fattore campo abbastanza penalizzante per chi andava ad affrontare i succitati beniamini. E dover subire gli omaggi di certi galantuomini, oltre a non incentivare la partecipazione di certuni, non era certo un fattore in grado di promuovere l'immagine della corsa nel mondo.
Come detto prima, secondo me quello è stato un decennio decisivo, gratuitamente gettato nel cesso perché squadre e sponsor italiani nel ciclismo erano ancora forti per poter portare in Italia dei campioni con regolarità.

Ecco, un'altra leva per la crescita della gara, prima dimenticata, è la presenza di squadre forti con sponsor italiano, ma anche qui, come per il gradimento del pubblico di massa, si può fare pochissimo.
 

bradipus

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...Mi fanno sorridere quelli che dicono "anche i norvegesi non erano agnellini". Fatto sta che adesso - che i valori nello sci di fondo sono stati ristabiliti - loro continuano a vincere e dominare, mentre gli italiani - eccezion fatto per Pellegrino che è un fuoriclasse - fanno le comparse.
ti farò sorridere, ma mi pare che non siano tanto belle da leggere queste cose: https://www.neveitalia.it/sport/sci...e-stato-conquistato-da-asmatici?refresh_ce-cp
al netto dell'uso delle camere ipobariche (da noi proibite).

poi, il fatto che 'i valori siano stati ristabiliti', mi pare che come praticanti Svezia e Finlandia non siano tanto distanti dai norvegesi, ma c'è invece un abisso in termini di risultati; qualche dubbio qualcuno ce l'ha, anche in Scandinavia (perlomeno quattro svedesi su dieci qualche pensiero se lo fanno, a leggere qui: https://www.oa sport.it/2016/10/sci...ita-minata-da-banali-errori-di-comunicazione/)
 

ian

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- quando rivedo quelle immagini, e se non ricordo male, quella persona di una certa età esultare come ad un goal ai mondiali.....:cry :doh:
Diciamo che in quel Giro l'antisportività fu una prerogativa dei tifosi di Di Luca (i fischi a Garzelli sul Blockhaus per me furono peggio di quell'esultanza). Purtroppo, senza voler risultare razzista, tocca osservare che quel Giro si decise al centro sud (nessuno si offenda, ma Roma non mi pare luogo di grande tradizione ciclistica) e aveva come protagonista un enfant du pays, forse l'unico big per davvero meridionale, perché un Nibali che nasce ciclisticamente in Toscana e vive in Svizzera non suscita reazioni del genere (probabilmente per contro non muove nemmeno quei numeri, perché a dispetto di tutto quel Giro atipico fu seguitissimo... i bagni di folla sono prevedibili sulle grandi salite dolomitiche e alpine, al centro sud non è un fatto scontato).
Insomma, credo che la stessa cronometro disputata a Trieste, Milano o Torino non avrebbe visto scene così esagerate. E certamente la stessa cronometro con un testa a testa Basso Menchov men che meno...

EDIT: peraltro se ricordo bene Di Luca commentò il fatto del Blockhaus minimizzando moltissimo e di fatto anziché dire anche sottovoce che era un atteggiamento cretino fischiare uno che fa la sua gara (cosa ovvia ed evidente) replicò con una specie di "va be' c'è tanta gente, dite qualcosa su questo..." - come se chissà per quale motivo la stampa fosse prevenuta rispetto a lui e ai suoi numerosissimi supporter
 
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