Intendo dire che non è il pedalatore italico medio ad essere recalcitrante alle innovazioni e sperimentazione.
È l'oggetto di cui ci occupiamo a prestarsi poco... Un po' come servire un piatto di tortellini con ragù di cucina molecolare contemporanea.
Nammerda.
Consentimi di dissentire.
La bicicletta non è un'opera d'arte, è un mezzo di trasporto e/o un'attrezzatura sportiva con dei contenuti tecnologici anche se piuttosto modesti.
Sono consapevole del fatto che in molti vorrebbero che così non fosse, ma nel seguito ritengo di poter dimostrare che invece così è.
Tutto ciò che è interessato dalla tecnologia, qualunque essa sia, è soggetto a sviluppi, anche ove questi non fossero specificatamente perseguiti, lo sviluppo va avanti sempre e comunque, anche per conto suo.
La modesta tecnologia che interessa la bicicletta fa si che gli sviluppi siano quasi sempre delle sfumature ed anche in questi casi la ritrosia che li accoglie è marcata, nei rari casi di step evolutivi più significativi molto spesso la ritrosia si trasforma in avversione.
La bicicletta non è affatto perfetta per la funzione che deve svolgere, anzi adotta soluzioni molto rudimentali ed ampiamente migliorabili, come ad esempio le trasmissioni, ma deve confrontarsi con il mercato, che alla fine è quello che determina le scelte dei costruttori, inutile stare ad investire in sviluppi forsennati se poi chi deve acquistare non li vuole.
Però che le attuali biciclette siano, nonostante tutto, migliori di quelle di 20 anni fa, le quali a loro volta erano migliori di quelle di 40 anni fa è dimostrato dal fatto che anche se ancora oggi è possibile andare da un artigiano a farsi fare un telaio in acciaio "bello come quelli di una volta", molto difficilmente questo telaio avrà cambio sull'obliquo, pedali con cinghietti, attacco manubrio a filetto e molte molte altre cose e sarà così anche per il più conservatore degli acquirenti.
Una soluzione perfetta è immutabile, se muta è perfettibile.
Il fatto che la bicicletta muti è quindi un dato di fatto e ciò la pone, volente o nolente, tra gli oggetti soggetti a sviluppo e quindi costantemente perfettibili.
Per cui, se la bicicletta non è perfezione, l'assunto su cui si basa il tuo ragionamento decade, da cui consegue che se gli sviluppi cui è soggetta spesso non siano i benvenuti, questo non può derivare dell'oggetto in sè, ma, per esclusione, dal suo acquirente.