Ormai siamo per tutti lo sport dei drogati, la feccia di questa società. Sei un ciclista? Sei un dopato. Correre in bicicletta, è sempre stata la mia passione, da quando sono un ragazzino ho dedicato la mia vita alla realizzazione di un sogno, correre il Giro d'Italia. Avevo 15 anni quando il sabato sera me ne tornavo a casa fregandomene degli sberleffi dei miei coetanei che, rincasando alle 9 di sera mi consideravano un mezzo rincoglionito. Avevo 16 anni quando nel branco ero l'unico che si rifiutava di prendere una sigaretta in bocca perchè non era quella che mi faceva diventare grande, avevo 18 anni quando allo sballo del vino facile e abbondante preferivo un bicchiere di spuma al cedro. Avevo 21 anni quando il mio sogno si è avverato e 35 quando mi sono reso conto che era meglio cambiar mestiere. Non è passato giorno che non abbia pensato alla mia professione che poi era anche la mia passione.
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http://www.davidecassani.it/in-evidenza/dopingriflessioni-di-un-corridore
La dedizione totale verso una passione mi pare sia fondamentale se si vuole che diventi professione. Non vi trovo nulla di straordinario e, soprattutto, tale amore e passione non giustifica di certo il non rispetto delle regole.
Un omicida non puo' appellarsi, per difendersi, al fatto che vi e' chi ha ucciso piu' o meno di quanto lui abbia fatto.
Il ciclismo e' uno sport che ben si presta al doping e nel quale l'utilizzo di sostanze esogene per migliorare la propria prestazione corre parallelo all'evoluzione dello sport stesso. Personalmente credo che NESSUNO dei professionisti corra in modo pulito: basta avere un minimo di conoscenza della fisiologia umana e possedere basi medico scientifiche per rendersene conto.
Il fatto che in altri sport la situazione sia identica o peggiore e che, a causa di enormi interessi economici e politici non si intervenga, non minimizza la cosa.
Trasformarsi dialetticamente in vittime e' un esercizio che non mi piace per nulla.
