logica più che corretta, invece di aver "fame" per lucrare su un guadagno netto derivante da un ricarico maggiore...forse avrebbero avuto bisogno di "fame" di vendere. Quello che fa la Cina.
Provate a contattare un produttore cinese e vedete in quanto tempo e con quanto dettaglio vi risponde.
Penso diano fastidio a 2 categorie:
- chi ha delocalizzato pesantemente tutta la produzione per poi far arrivare i telai in Italia e farli verniciare da -pochi- operai (i tempi di attesa sono qui...e danno quel tocco di "
elite"), e poi poter applicare un bell'adesivo "made in Italy"
- chi spudoratamente e spesso senza un nome "storico" (questo aspetto è l'unico a cui certi marchi sono appesi per il mignolo poichè fa molta "fiducia", fidelizzazione e marketing, cosa che una ditta cinese non avrà mai) ributta sul mercato telai acquistabili sul mercato cinese a 8x il prezzo reale d'acquisto (10x se se ne prendono grandi stock)
Se si dichiara (dichiarava? forse è cambiato o in via di modifica) che il valore reale del prodotto è (era?) per produzione >60% in Italia...per legge possono (potevano?) applicare Made in Italy.
Quanti talai/bici sono realmente "made in Italy"? Probabilmente meno della metà di quelli che "espongono" questo luogo di fabbricazione perchè è solo una dichiarazione.
Il vero Made in Italy non si tutela andando a comprare il prodotto con il "bollino" quando il 90% del processo di produzione è altrove.
Le scelte di delocalizzazione nel settore ciclismo non le ha imposte l'acquirente (che spesso ne è ignaro) ma un semplice e furbo passaggio di mercato, con questi passaggi specifici per il nostro settore (oltre agli altri già citati sulla produzione in altri paesi)= il carbonio costa meno (anche per know-how) farlo produrre là, ha costi di smaltimento e impatto ambientale elevati per gli standard occidentali (= doppio vantaggio produrre in far east) ma soprattutto è relativamente più facile da produzione in elevate quantità (una volta che si hanno gli stampi e non si hanno problemi in tal senso nella produzione).
Il passaggio "marketing" che ha spinto negli ultimi 2 lustri al passaggio al carbonio non è una sola e mera scelta/volontà di dare un prodotto migliore all'utente finale...ma di dare un prodotto che ha dato e dà margini di profitto nettamente superiori a qualsiasi altro materiale, specie se prodotto con quelle premesse (favorevoli per chi guadagna..e magari cacciando a casa qualche operaio europeo....).
Se c'è da biasimare qualcuno sotto l'aspetto morale (in economia??) penso sia chiaro che la posizione del produttore cinese o di quello occidentale che, 2 piccioni con una fava, delocalizza e magari (ne approfitta anche per) licenziare incrementando il proprio utile...siano su due piani ~leggermente~ diversi.