Da BS di gennaio 2011 ( p. 77 ):
[...] - Aldo, come va con Riccò?
- Benissimo. Molto meglio di come mi aspettavo. Anzi, se lo avessi conosciuto prima come lo conosco adesso, ci avrei pensato meno.
Che cosa l'ha spinta a tendergli una mano?
- Credo che sia uno degli atleti più forti in salita in assoluto e mi incuriosiva la sua personalità. Avevo l'impressione che Riccardo avesse sbagliato tanto per colpe non sue. O almeno non soltanto sue. Ho pensato che fosse una sorta di mission impossible e in questo momento credo di essere un esperto in materia.
[...]
- Quando guarda Riccò negli occhi che cosa vede?
- Ci vedo un ragazzo molto giovane che ha sbagliato tanto e che cerca di ritrovare l'indirizzo smarrito. Ma ci vedo anche un uomo innamorato della sua famiglia e del ciclismo. Due argomenti che mi commuovono sempre: la famiglia, il ciclismo... La sintesi della mia vita.
[...]
- Cosa l'ha colpita di Riccò?
- Riccardo è scaltro, capisce le cose al volo. È il corridore più furbo che abbia mai incontrato. Questo è un vantaggio per lui, ma anche un limite... Da noi si dice che furbi fanno poca strada e nel ciclismo di strada bisogna mangiarne tanta.
- Teme che possa fargliela sotto il naso?
- Lui è molto furbo, ma io sono vecchio e navigato. Se ci sarà da battagliare partiremo almeno alla pari. Gli ho detto chiaramente che sono abituato ad avere un rapporto profondo con gli atleti, un rapporto che vada oltre la professionalità. Di lui voglio e devo sapere tutto. Ho capito con gli anni che non basta lavorare con i numeri e le ripetute in salita. I risultati si ottengono se arrivi al cuore dell'uomo. Se capisci fino in fondo con chi hai a ceh fare.
- E le sembra che le cose stiano funzionando?
- La risposta secca è sì. Ma siamo soltanto ai primi chilometri di una gara lunga. Intanto voglio che il rapporto con me e con il centro Mapei sia esclusivo. Ho fatto una lista delle persone che devono sparire dal suo orizzonte. Volete un esempio? Bernucci, quello che ha l'intera famiglia, nonno compreso, coinvolta in storie di doping, faceva parte del suo "giro". Bene: Bernucci, mi spiace, ma deve sparire dai radar. E così tanti altri. Gli ho fatto i nomi e anche i cognomi. Io chiedo un rapporto impegnativo, senza mezze misure. E fino ad ora ho avuto da Riccardo tutte le risposte che volevo.
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Lungi da me il desiderio di giustificare una persona malata ( tutt'al più si può provare a capirla ), ma ho la netta impressione che la scomparsa di Aldo Sassi sia stata, per Riccò, l'ennesimo brutto colpo della sua storia recente...