Non sono d'accordo solo su due punti:
le 35 rpm sono state proposte in maniera di mantenere la massima contrazione muscolare per ridurre al minimo il ritorno venoso e l'ossigenazione del muscolo, questo era il concetto basilare delle sfr e da qui non si può scappare, eseguito diversamente non si può parlare di sfr.
Per quanto riguarda l'efficacia rispetto ad altri esercizi penso che nessuno possa essere obiettivo con cognizione di causa a meno che uno non abbia provato per più stagioni un metodo e per più stagioni un altro metodo, senza purtroppo tener conto di tutte le variabili che possono accompagnare una stagione.
Quindi per concludere, ognuno trae dei risultati più o meno positivi dagli esercizi che fa,e con gli esercizi con cui si diverte di più o ha più voglia di eseguire sbagliato credo sia dare per assoluto che quello che si fa è la cosa migliore e chiamare le cose con un nome diverso.
Concordo sul fatto che una persona possa trarre maggiori vantaggi con degli esercizi da cui un'altra trarrebbe minori vantaggi, non sul fatto che le cose "vanno chiamate con il loro nome". L'idea che si erano fatti dell'apparato circolatorio i primi anatomisti è molto diversa da quella attuale, il che non significa che il concetto di base sia lo stesso: quello, appunto, di apparato circolatorio (idem dicasi per le sfr...).
Per quanto riguarda l'idea di Sassi, e cioè "ridurre al minimo il ritorno venoso e l'ossigenazione del muscolo", hai toccato proprio il punto fondamentale. È qui che, secondo il mio modestissimo parere, i conti non tornano. Sassi dice che, siccome il limite fondamentale dell'atleta è riconducibile a questa riduzione di ossigeno dovuto alle contrazioni muscolari, estremizzando questo meccanismo (come avviene appunto con le sfr, in cui tali contrazioni sono molto lunghe), si riuscirebbe ad avere dei miglioramenti a livello aerobico. In realtà il lavoro di sfr, secondo me, influisce sulla forza muscolare e sulla capacità di spingere dei rapporti più duri, non sul miglioramento delle capacità aerobiche o sulla capacità di lavorare con i muscoli in carenza di ossigeno. Le sfr sono un esercizio che si effettua in pieno regime aerobico (in genere, fondo medio), mentre sappiamo che i lavori in grado di aumentare il proprio VO2MAX, ovverossia la capacità di veicolare ossigeno ai propri muscoli, ovverossia le proprie capacità aerobiche, sono di tutt'altro tipo. È proprio questo che mi lascia perplesso
del ragionamento di Sassi. Sembrerebbe quasi dire che le sfr non sono un esercizio di rafforzamento muscolare, ma di miglioramento aerobico.
