Penso di avere un approccio piuttosto meticoloso quando si parla di cose misurabili (in caso contrario fatemi sapere che mi impegno di più

), ma mi sento di osservare quanto segue.
Nel rigore dell'analisi a cui aspiro deve rientrare necessariamente la consapevolezza di non poter prevedere lo stimolo perfetto: perché i riferimenti di ieri sono, oggi, un po' diversi (e non so esattamente quanto), perché ci sono aspetti non perfettamente misurabili, perché si possono ottenere cose molto simili in modo diverso, perché ci sono risposte non lineari, perché le misure sono soggette a errori. Conseguentemente la risposta a uno stesso schema ("spaccato al secondo e preciso al watt") dell'esercizio intenso a cui stai facendo riferimento coinvolgerà in modo e misura (un po') diversi i molti meccanismi di compensazione che attivi per completare il compito, modificando (un po') il pattern della risposta e il conseguente stimolo. Quindi potrei non sapere mai, a priori, quale delle due opzioni che proponi per oggi sia meglio o se cambia qualcosa.
Questo non significa che non vi sia differenza fra scelte diverse, bensì che la situazione di parziale e consapevole incertezza non è un problema insuperabile se sto continuando ad andare nella direzione che mi ero prefissato, mantenendo le cose sotto controllo. Non posso comunque andare dietro al singolo watt, ma posso muovermi in un ambito ragionevole (da valutare anche e soprattutto nel complesso di ciò che faccio), controllando che mi porti verso ciò che vorrei ottenere (non è ciò che fai, ma come rispondi a ciò che fai). Per farlo userò più informazioni (esterne e interne, oggettive e soggettive) da incrociare una in funzione dell'altra. Penso che la meticolosità risieda in questo, non nel ragionare sul singolo watt.
Scusa il pippone filosofico :)