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L’UCI taglia il settore frodi tecnologiche

La pandemia dovuta al coronavirus ha colpito duramente il mondo del ciclismo professionistico dal punto di vista economico, e l’UCI (Unione ciclistica internazionale) non fa eccezione, pertanto ora cercano di tagliare le spese non più indispensabili. È così che un programma lanciato in pompa magna, quello contro le frodi tecnologiche, è stato ridimensionato, con il licenziamento di Jean-Christophe Péraud (2° al Tour de France 2014) da manager del programma a partire dal 30 luglio prossimo.

Lo stesso Péraud fa il bilancio del suo lavoro sulle pagine de l’Équipe: “A titolo personale penso che la missione sia riuscita, perché sono cosciente che non ci siano frodi al più alto livello di competizioni. No, perché l’UCI non è riuscita a garantire al grande pubblico che queste frodi non esistano. Non c’è niente di più difficile del provare che qualcosa non esista, e pertanto c’è sempre un dubbio per il grande pubblico“.

Opinione condivisa dalla federazione francese, anche lei convinta che non vi sia utilizzo di motori elettrici al più alto livello professionistico, ma anche che il dubbio che invece lo siano continui a danneggiare l’immagine e la credibilità del ciclismo.

Eppure l’UCI aveva anche siglato un accordo di collaborazione importante con la francese CEA Tech (Commissariato per l’energia atomica ed energie alternative) con il quale era allo studio una strumentazione per controllare tutte le bici assieme prima e dopo la corsa, oltre che in qualunque altro momento durante la stessa, per rilevare la presenza di motori elettrici tramite il rilevamento di segnali magnetici. Progetto sfumato per la mancanza di fondi, visto anche l’altissimo costo di questo strumento.

Anzi, l’UCI in questo momento è ancora alla prese con la difficile ricerca di uno sponsor principale per i prossimi campionati del mondo su strada (meglio va nella Mtb con Mercedes e su pista con Tissot).

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Pubblicato da
Piergiorgio Sbrissa

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