Pagellone Tour de France 2026

Eccoci qua, dopo 21 giorni scorsi velocemente come sempre, sia perché il periodo del Tour de France vola sempre, sia perché si è trattato del più veloce Tour di sempre, con una media di 43,32kmh, ma non solo, in questa edizione abbiamo avuto anche la tappa più veloce di sempre, l’11^, la Vichy-Nevers, di 161km, vinta alla media di 50,91kmh da Søren Wærenskjold; ed anche la tappa di almeno 2000mt di dislivello più veloce di sempre, la 13^, Dole-Belfort di 205,5km e 2300mt vinta da Mauro Schimd a 49,99kmh di media. Ma il record più evidente è quello di Tadej Pogačar che si è portato a casa il 5° Tour della propria stellare carriera.

Ecco le pagelle, sparse e come sempre opinabili, di questa Grande Boucle.

Tadej Pogačar, voto 10. Difficile dare un voto diverso a chi entra nel club ristrettissimo dei cinque volte vincitori dopo aver dominato dalla prima all’ultima settimana, con 6 vittorie di tappe e tanto di numero solitario sul Tourmalet e record storico di ascensione sull’Alpe d’Huez. Il margine finale sul 2°, Remco Evenepoel, supera i sei minuti, ma il dato più impressionante è quanto gli sia sembrato tutto facile: una crisi, anche minima, quest’anno non si è proprio vista.  UAE Team Emirates-XRG, voto 9. Isaac del Toro, al debutto assoluto al Tour ha chiuso terzo e si è preso pure la maglia bianca, e pure con un’ultima settimana non al meglio per via del virus che ha colpito mezza squadra. Squadra che si permette il lusso di avere sia il più forte del mondo che il migliore giovane in circolazione al momento.

Remco Evenepoel / Red Bull-BORA-hansgrohe, voto 9. Il passaggio di maglia dalla Soudal Quick-Step ha portato il belga a chiudere secondo, il miglior piazzamento della carriera al Tour, confermandosi anche il cronoman di riferimento. Alle sue spalle una squadra costruita meglio di quanto poteva apparire all’inizio, con qualche nervosismo, forse inevitabile, con Lipowitz, finché questo non è stato messo al suo posto da Remco con la doppietta di tappe vinte a Plateau de Solaison e nella cronometro individuale. Peccato che poi il tedesco si sia eliminato con la caduta, perché, per quanto visto fino a quel momento, e considerando le sue doti di cagnaccio che non molla mai, avrebbe almeno insidiato il 4° posto, se non addirittura il 3° viste le condizioni non ottimali di Del Toro alla 3^settimana, ma siccome coi se e con i ma niente si fa, resta comunque la prestazione maiuscola di Evenepoel, chiaramente un gradino sotto Pogačar, ma che si spera abbia convinto anche il più cocciuto detrattore che è uomo da GT eccome.

Jonas Vingegaard / Visma-Lease a Bike, senza voto. Il danese arrivava al Tour da vincitore del Giro d’Italia e unico corridore accreditato di poter dare fastidio a Pogačar, e stava effettivamente tenendo un ritardo gestibile (4’30”) almeno per mantenere comodamente un 2° posto, quando una rotonda nella tappa di Plateau de Solaison gli è stata fatale, chiudendo il suo Tour con una frattura alla clavicola operata pochi giorni dopo. La squadra era partita benissimo con la vittoria nelle cronosquadre, ma dopo la caduta di Vingegaard non ha saputo reinventarsi con un piano B. Jorgenson mezzo malato nella seconda settimana poco ha potuto fare; Davide Piganzoli, voto 7, si conferma il migliore italiano in classifica generale (14°) ma dopo aver fatto già il Giro non aveva nelle gambe il tentare attacchi per vittorie di tappa. Ci ha provato Sepp Kuss alla penultima tappa, ma due errori consecutivi per scarsa lucidità gli sono stati fatali ed ha colto solo un 3° posto. Nel complesso un Tour amarissimo per la Visma, che di fatto è finito su una rotonda.

Paul Seixas voto 9. Diciannove anni, primo Grande Giro in carriera, primo under 20 a raggiungere la Top5 dal 1904, quarto posto finale a poco più di dieci minuti dal vincitore, ma a 2′ da Del Toro: il fenomeno annunciato in Francia da mesi ha risposto presente, con una continuità e maturità impressionante per l’età. Alla penultima tappa la sua squadra ha tentato un colpaccio per fargli attaccare il 3°posto della classifica generale che si è rivelato un boomerang. Il modo con cui ha gestito la crisi che ne è derivata è stato da campione però, oltretutto senza che nessuno gli abbia dato nemmeno mezza mano, anzi gli avversari hanno solo approfittato del suo ritmo. Difficile sapere se abbia margine, e quanto, per crescere ancora, ma per quello che si è visto gli basta poco per essere il campione che la Francia aspetta da 40 anni. Voto 6 1/2 alla Decathlon: discreto il lavoro di gregariato per Seixas, ma nei momenti difficili o importanti sono stati un po’ incerti (Prodhomme) o poco incisivi (Riccitello). Il voto sarebbe più basso se non avessero vinto una tappa con Olav Kooji (voto 8) che ha anche centrato due secondi e due terzi posti.

Lenny Martinez voto 8. Quinto posto in classifica generale a coronamento di una crescita costante, con la maglia a pois sfiorata più volte lungo il percorso prima di cederla a Carapaz nel finale. Non un corridore entusiasmante per comportamento in gara e stile di corsa, ma il potenziale da uomo-classifica ormai è fuori discussione, confermato dal 5° posto in classifica generale. Oltretutto in una squadra, la Bahrain-Victorious, voto 5, che si è vista poco e niente, con Tiberi, Caruso, Mohoric e persino Bauhaus impalpabili.

Lidl, voto 9 1/2, Trek, voto 6. Difficile dare un voto ad una squadra con due facce nette come la squadra americana: da un lato Mads Pedersen, Quinn Simmons, Mathias Vacek e Tom Skujins hanno fatto un Tour alla grande. Mads si conferma un corridore difficile da non amare per la generosità e le capacità: 1 vittoria di tappa (con doppietta con Simmons) ed un 3° posto e la maglia verde soprattutto. I suoi gregari sono delle locomotive instancabili, Simmons in particolare. L’altro lato della medaglia sono gli uomini da classifica che si portano a casa il 6° e 7° posto in generale con Skjelmose e Ayuso, con il danese a sorpresa davanti la spagnolo. Skjelmose si è reso protagonista di una cronometro di livello assoluto, tagliata per le sue caratteristiche ed in salita è stato praticamente sempre con Ayuso. Da questo ci si aspettava sicuramente di più, ma invece in alcune circostanze ha girato un po’ a vuoto, non convincendo e, anzi, sembrando anche un po’ involuto rispetto il passato. Chiaramente il talento c’è, ma deve trovare maggiore continuità. Gee-West e Verona hanno fatto un lavoro onesto. Nel complesso ci si poteva aspettare qualcosa di più da Ayuso, che in teoria puntava al podio, ma bene o male il loro livello è quello che racconta la classifica finale. E’ la squadra vincitrice anche della classifica a squadre.

Mathieu van der Poel/Alpecin-Premier Tech, voto 9. L’ultima tappa, con un numero epocale su Montmartre e la vittoria a Parigi, resta l’immagine più bella di un Tour assolutamente positivo per il fenomeno olandese, con 2 vittorie di tappa, anche se la squadra ha inseguito più che dettato legge negli sprint puri, con Jasper Philipsen, voto 6 1/2, sempre lì (due terzi ed un secondo posto), ma raramente il più veloce e sempre prono a far confusione. Ma comunque il bottino è più che positivo per i fratelli Roodhoft.

Biniam Girmay / NSN Cycling Team, voto 6. Terzo nella classifica a punti, protagonista in più occasioni, ma ancora a caccia di quella vittoria di tappa al Tour che gli manca dal 2024. Squadra rinnovata nel nome ma non ancora del tutto negli obiettivi centrati.

Richard Carapaz, voto 10 e lode. Maglia a pois conquistata con merito nel finale, due vittorie di tappa sulle tre dei tapponi alpini e 8° in CG. Un Tour da vero scalatore puro, di quelli che sanno ancora far divertire sulle rampe più dure, padellone, grinta e spettacolo con Riki non mancano mai, e in epoca Pogačar vale doppio.. EF Education-EasyPost, voto 8, se da Valgren e Healy ci si poteva aspettare di più, molto bene hanno fatto Sean Quinn e Alex Baudin, spesso in evidenza e con Baudin che se l’è giocata nella tappa vinta da MvdP. Ma d’altronde non è stato un Tour a gran favore di fughe.

Soudal Quick-Step, voto 6 1/2. La squadra belga era venuta per vincere tappe con Tim Merlier, voto 9, che ha risposto presente con 3 vittorie confermandosi sprinter eccezionale. Che però appena si sono affacciate le salite ha alzato bandiera bianca. Da li è iniziato il Tour di Ilan Van Wilder e Valentin Paret-Peintre, che hanno regalato spunti interessanti (3° classifica maglia a pois il francese) senza però il colpo che avrebbe reso il bilancio davvero positivo. Lo è comunque grazie a Merlier.

Netcompany Ineos, voto 4. Una squadra che fatica ancora a ritrovare la propria identità di un tempo. Sfortunati nella cronosquadre che avrebbe potuto e dovuto essere il loro obiettivo, poi si sono sciolti al sole. Vauquelin in tono minore si è visto in un paio di occasioni, ma senza mai essere incisivo. Godon, caduto, ha penato ad arrivare a Parigi. Tarling e Ganna penalizzati da una crono individuale dipinta per gli uomini di classifica niente hanno potuto, tranne che tentare qualche abbozzo di fuga nemmeno troppo riuscito. Bernal lodevole, ma lontano parente di quello dei tempi migliori, Arensman l’ombra del se migliore. Rimangono appesi alle crono di Ganna ed agli umori dei propri francesi, se non girano questi il bilancio è negativo.

XDS Astana, voto 6 1/2. Max Kanter protagonista con continuità negli sprint di gruppo. Tejada per un pelo non ha portato a casa la tappa che sarebbe valsa mezza stagione. Squadra minore che ha comunque saputo ritagliarsi i suoi spazi. In un Tour dominato da “grandi nomi” e basta non era cosa agevole.

Uno-X Mobility, voto 8. Torstein Træen ha regalato due giornate in maglia gialla dopo una fuga da ricordare, mentre Tobias Halland Johannessen ha confermato solidità in classifica generale e ha trovato il solito 2° posto, stavolta persino dietro MvdP. Wærenskjold ha messo la zampata vincente che rende tutto positivo. Piccola squadra, grande cuore, come ormai da tradizione consolidata.

Groupama-FDJ United, voto 4. Romain Grégoire doveva essere il cacciatore di tappe, ma aveva la miccia bagnata. Mentre Guillaume Martin non ha più il livello per puntare ad una Top10. Squadra in netta difficoltà quest’anno.

Movistar, voto 5. Cian Uijtdebroeks ha inanellato il 3° ritiro consecutivo ad un GT. Dalla 6^tappa quindi la squadra spagnola si è dovuta convertire a cacciatrice di tappe con Romo, Garcia Pierna e Castrillo. Garcia Pierna ha però trovato Pedersen e Simmons sulla sua strada. Hessman e Cepeda gregari senza capitano hanno solo portato le maglie a Parigi. Una squadra che fatica ormai da qualche stagione a tornare protagonista ai piani alti delle corse a tappe.

Cofidis, voto 5. Invito da wildcard onorato con dignità da Milan Fretin, che negli sprint si fa sempre vedere, senza però l’exploit. Il resto della squadra deludente, in particolare Aranburu.

Team Jayco AlUla, voto 7. Una squadra che non aveva un volto preciso e dove sono sembrati ognuno un po’ per se. Per loro fortuna hanno Mauro Schmid, corridore polivalente se ce n’è uno (dopo Pogi si intende) che è andato a fare 2° dietro Carapaz e 2° dietro a Philipsen, ma è riuscito a metterla dopo una fuga in volata su Tejada. Per loro sfortuna l’anno prossimo lo svizzero se ne va. Cosi come Ben O’Connor che va a tirare Seixas.

Pinarello Q36.5, voto 6. Tom Pidcock ha confermato di poter stare tra i primi dieci della generale, un piazzamento di prestigio per una wildcard che si presentava con ambizioni per la caccia di tappe. Allo stesso tempo per il britannico si tratta di un 9° posto a mezz’ora da Pogačar e con anche il bonus di 5′ guadagnati per gentile concessione degli altri uomini di classifica andando in fuga alla 13^tappa,  e con solo due terzi posti di tappa. Quindi buono sulla carta, ma nemmeno eclatante in realtà.

Tudor, voto 5. Se non fosse per l’ottimo Voisard che ha terminato 11° in CG il bottino della squadra svizzera sarebbe ben magro. Storer, Hirschi e Alaphilippe ci si è appena accorti che fossero in gara Per il francese una prestazione che ha anche il retrogusto di ultimo ballo prima del ritiro. De Klejin ritiratosi alla 6^tappa era arrivato totalmente non in condizione. Deludenti.

TotalEnergies, voto 6 1/2. Jordan Jegat centra il secondo 10° posto in CG consecutivo al Tour. Un corridore che meriterebbe un posto in ben altra squadra, ed infatti se ne andrà. Turgis ci prova sempre, ma gli anni passano e col livello che c’è ora le possibilità di tappa non aumentano di sicuro. Tolti questi due non c’è di che essere ottimisti per il futuro.

CajaRural, voto 5. Le aspettative per la squadra spagnola non potevano essere alte, e Gaviria sembrava anche sul pezzo. Poi la caduta con frattura della clavicola non ha certo aiutato. Balderstone si vede che è un bel corridore, ma nel complesso non c’erano spazi per poter fare di più.

Lotto-Intermarché, voto 6. Sempre appesi agli umori variabili di De Lie, questa volta ritirato alla 3^tappa, e sfortunati con un’annata no di van Eetvelt, si sono dovuti convertire a giocarsi la carta della quantità, mandando in fuga a iosa Veistroffer, Slock e Craps, che almeno la maglia l’hanno fatta vedere per bene. Non male Aartz, che si è piazzato nei 10 varie volte agli sprint.

Team PicNic, voto 2. Un 5° posto di Bittner allo sprint e finita li. Almeno 8 squadre continental (quelle che gli stanno davanti nella classifica UCI) avrebbero potuto fare uguale se non meglio. Unibet Rockets in testa.

 

 

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Pubblicato da
Piergiorgio Sbrissa

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