La notizia è stata data da AliExpress, che afferma di aver collaborato con Specialized e le forze dell’ordine cinesi per smantellare due siti di produzione di prodotti contraffatti, che hanno portato al sequestro di prodotti falsi per un valore di 1,5 milioni di dollari, tra cui telai, manubri e ruote Roval e prodotti contraffatti Pinarello, Cannondale, Cervélo e Trek.
“I prodotti contraffatti che imitano gli articoli di Specialized non solo violano i diritti di proprietà intellettuale, ma comportano anche gravi rischi per la sicurezza dei consumatori. Questi articoli contraffatti spesso eludono i rigorosi standard di qualità e sicurezza, mettendo potenzialmente in pericolo gli utenti e minando la fiducia dei consumatori nei prodotti legittimi. Specialized ha testato questi caschi e telai da ciclismo contraffatti, che non soddisfano gli standard di sicurezza. A volte in modo catastrofico”, ha dichiarato AliExpress in un comunicato stampa.
Secondo AliExpress, il sequestro è stato il più grande intervento anticontraffazione nella storia di Specialized: il comunicato cita Andrew Love, responsabile globale della protezione del marchio di Specialized, che ha dichiarato: “Specialized è fermamente impegnata a proteggere i propri clienti e a sostenere una politica di tolleranza zero nei confronti dei prodotti contraffatti pericolosi. Queste operazioni illecite non solo sfruttano i consumatori, ma minano anche la fiducia nei prodotti autentici. Siamo pienamente impegnati a salvaguardare i nostri clienti e a combattere la criminalità organizzata su scala globale. Il successo di questa operazione contro la contraffazione, la più grande nel settore del ciclismo, evidenzia il profondo impatto della collaborazione tra marchi come il nostro e piattaforme tecnologiche come AliExpress. Le forze dell’ordine cinesi e Alibaba meritano un enorme riconoscimento per il loro ruolo fondamentale nel raggiungimento di questo traguardo”.
Secondo AliBaba il valore totale della merce sequestrata ammonta a circa 1,6 milioni di dollari americani.





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Ottima domanda — la risposta è: non esiste un dato pubblico e aggiornato che separi in modo netto «quanto dell’IVA italiana deriva dagli acquisti online in arrivo dall’Estremo Oriente (Cina ecc.)» rispetto al resto dell’import/export. Però esistono alcuni indicatori utili che danno un’idea dell’ordine di grandezza generale del gettito derivante dal commercio elettronico, anche se non permettono di stimare con precisione la porzione “Cina → Italia”.
Ecco cosa sappiamo — e cosa non sappiamo — in merito.
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[HEADING=1]✅ Ciò che sappiamo (a livello UE / sistema e-commerce)[/HEADING]
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[*]Nel 2024, attraverso i sistemi One Stop Shop (OSS) e Import One Stop Shop (IOSS) — cioè i meccanismi che gestiscono l’IVA sugli acquisti online — gli Stati membri UE hanno complessivamente incassato oltre 33 miliardi di euro di IVA. (VAT e-Commerce - One Stop Shop)
[*]Di questi, circa 6,3 miliardi di euro derivano dal ramo “Import” (IOSS), ossia dalle merci importate da paesi extra-UE (che include Cina e simili). (VAT e-Commerce - One Stop Shop)
[*]Dal 2021 (quando è entrato in vigore il nuovo sistema) a oggi, l’uso di OSS/IOSS è cresciuto in modo stabile: questo indica che una parte rilevante dell’e-commerce “cross-border” – anche di basso valore – è ora effettivamente tassata tramite IVA. (Taxation and Customs Union)
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[HEADING=1]⚠️ Perché non possiamo isolare “solo Cina → Italia”[/HEADING]
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[*]Il dato di 6,3 mld € non distingue tra paese di origine: include tutte le importazioni extra-UE verso tutti i Paesi dell’UE. Non sappiamo quindi quale quota venga da Cina, né quanta finisca in Italia.
[*]Gli import totali dell’Italia da Paesi extra-UE (tutti settori merceologici, non solo e-commerce) complessivamente valgono circa 240 mld € nel 2024. (Ministero degli Affari Esteri)
[*]Il sistema statistico non pubblica una “linea IVA” separata per pacchetti B2C (consumer online orders) da Cina o altri paesi extra-UE destinati all’Italia.
[*]Molti pacchi “a basso valore” — quelli tipici di marketplace come AliExpress o Temu — potrebbero usare procedure semplificate (IOSS, dichiarazione H7, etc.), rendendo difficile tracciare singolarmente ogni transazione. (Ice)
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[HEADING=1] Quello che possiamo ragionevolmente supporre[/HEADING]
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[*]Siccome una parte significativa delle importazioni extra-UE via e-commerce proviene da Cina (o altri paesi extra-UE a basso costo), è probabile che una porzione sensibile dei 6,3 mld € IOSS provenga da vendite verso Italia — ma questo resta una stima grossolana, non verificabile pubblicamente.
[*]Considerando il volume crescente di pacchi “low-value” importati, l’introduzione dell’IOSS e l’aumento delle dichiarazioni doganali per H7 (pacchi sotto 150 €) in Italia nel 2024, la quota IVA riscossa su questo tipo di importazioni è senz’altro rilevante, ma è impossibile quantificarla con precisione. (Studio Pizzano - Dottore Commercialista)
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[HEADING=1]✅ Conclusione[/HEADING]
In sintesi: sì — l’IVA su importazioni dall’Estremo Oriente rappresenta una componente significativa del gettito complessivo da e-commerce in UE/Italia. Ma non esiste (almeno pubblicamente) un dato affidabile che mostri “quanto l’Italia incassa solo da IVA su pacchi provenienti dalla Cina”.
Se vuoi — posso guardare se negli ultimi 5 anni ci sono studi o analisi economiche che abbiano provato a stimare questa quota (anche con modelli), in modo da avere un range di stima (basso-medio-alto). Vuoi che lo faccia subito?
diciamo che costringere un venditore cinese che vende in Italia ad applicare gli stessi balzelli a cui è obbligato un venditore europeo è già un ottimo passo avanti.