non è semplicemente una differenza meccanica, per altro al momento evidenziabile SOLO con strumentazione indoor (es Wattbike) nella coppia torcente espressa ma, con analisi EMG, un differente reclutamento muscolare (fisiologia)= nell'ipotesi di una stessa cadenza e stessa potenza, le componenti (andamento coppie torcenti, momenti, inerzia, angoli di spinta) per raggiungere queste 2 "parti" possono essere/sono il risultato di un'azione e contrazione muscolare più o meno differente. Ciò che alcuni atleti hanno fatto (es più eclatante Wiggins) è stato il trasferire la propria abilità di esprimere una massima perfomance aerobica (in pista l'inseguimento è la prova in cui prevale l'atleta con max Vo2max, a parità di tutte le altre componenti/variabili) ad una determinata cadenza...cercando di trasferire questo su salite e distanze superiori (=allenamenti SPECIFICI senza però snaturare le proprie abilità di partenza, e non è facile). Ribadisco il concetto/suggerimento di osservare atleti che sono abili sia a cronometro che in misura similare anche in salita, tendenzialmente sono quelli che adottano una cadenza similare tra le 2 prestazioni, e non è certo una casualità o elemento non ricercato...
Tendenzialmente questo processo è possibile se l'atleta parte dalla situazione più "sfavorevole" (es saper esprimere x watt in pianura rispetto che in salita, a parità di lasso temporale, ot/ motivo per cui pista e cronometro dovrebbero essere maggiormente incentivate come elemento formativo) andando poi ad agire sulla componente più importante per la prestazione in salita (W/Kg), cosa fatta da Wiggins, mai affrontata e probabilmente mai ci tenterà da parte di un Cancellara o di un Martin, per citare atleti all'apice della SPECIALITA' cronometro.
Perchè questo processo non è affrontato? 1) perchè richiede tempo e sacrifici (p.s. e OT leggetevi il libro di Wiggins, l'ultima biografia, per avere un idea della pressione psicologica per perdere peso, non è anomalo che ora voglia evitare tutto ciò) 2) perchè si rischia di snaturare le proprie, spesso innate, capacità 3) perchè spesso non ne vale la pena, specie in atleti che sono all'apice della carriera (o poco oltre).