Stime o non stime, numero o non numeri, quello che conta è l'esistenza di persone che utilizzano doping. Ammesso che anzichè 240.000 siano qualche migliaio in meno è il principio che conta. Insomma Donati ha evidenziato non solo il fenomeno doping, ma ha anche voluto evidenziare che il doping è un fenomeno PREVALENTEMENTE amatoriale. Deduco da questo alcune considerazioni:
1. mentalità degli amatori orientata al risultato sportivo
2. il risultato sportivo dev'essere ottenuto costi quel che costi, mettendo a repentaglio la propria salute.
3. non contano i soldi ma il prestigio, deduco quindi un grande senso di frustrazione e di mancanza di valori.
4. la mancanza di valori sembra essere quindi un fenomeno diffuso. Il valore della lealtà sportiva non esiste più.
5. se il fenomeno è così diffuso, perchè il numero dei controlli è così basso e altrettanto le squalifiche?
6. a chi conviene questo stato di cose?
Forse credo sia il caso di fare una seria riflessione in merito alla opportunità di permettere di organizzare gare agonistiche a livello amatoriale. Lo sport amatoriale è di per se ricreazionale, ludico e non deve avere finalità di natura economica. Credo quindi che come diceva TORRI lo sport si debba fermare quì e interrompere le attività agonistiche è secondo me necessario per ripartire da capo.
La responsabilità infine, non può essere ribaltata sempre e solo sulle istituzioni, forse è il caso che tutti coloro che partecipano a questo sport incomincino a fare delle riflessioni personali e a ribadire con forza la volontà di cambiare i VALORI in gioco. Non esaltiamo le prestazioni, esaltiamo i valori di lealtà, passione, dedizione, amore verso la Bici e verso il mondo che c'è dietro.
Insomma, bisogna incominciare a cambiare atteggiamento mentale, noi per primi nei confronti del fenomeno doping. L'intolleranza dev'essere per prima personale e poi può estendersi alle istituzioni.