Sono alla mia terza 9 colli. Due anni fa, come prima esperienza, ho fatto il corto e devo dire che mi sono divertito molto, fermandomi ai ristori, prendendo confidenza col percorso e gustandomi l'atmosfera di Cesenatico. L'anno scorso ho fatto la lunga ed accanto alle sensazioni già conosciute mi si è aperto un mondo nuovo che mi ha proiettato in una dimensione ciclistica fino ad allora sconosciuta: una dimensione fatta di sofferenza, di sfida ai miei limiti fisici e mentali, fatta di voglia di abbandonare per il freddo sulle prime rampe al 10% del Pugliano con la pioggia battente ed il vento che sferzava la faccia. La paura di non farcela. Ma una dimensione ciclistica fatta anche della condivisione della sofferenza mentre sulle ultime rampe del Gorolo, con le gambe in croce, il cuore in gola e la salita, crudele, che sembra guardarti in faccia, trovi la forza di incoraggiare ed essere incoraggiato dai tuoi occasionali compagni di viaggio. Una dimensione che ti sorprende ad emozionarti di felicità come un bambino quando tagli stremato il traguardo. Stremato sì, ma già ansioso di ripetere la 9 colli l'anno successivo.