Non ho capito questa cosa..... io avevo letto che ognuno di noi ha un certo quantitativo di fibre lente e veloci, c' è chi ne ha più lente e chi ne ha più veloci..... con l' allenamento un velocista può tentare di tenere di più in salita ma non sarà mai uno scalatore e viceversa.....è giusto ?
Se è giusto allora ho fatto bene a mollare le salite, nonostante tutti mi dicessero che avevo un fisico da scalatore non c' era niente da fare..... soltanto nel periodo dei 53-55 kg riuscivo appena a difendermi un po' di più.....
Ma allora serve ricercare questo rapporto peso-potenza o conviene specializzarsi su quello per cui siamo più portati ?
@Massa: in alcuni tuoi post avevo letto che consigliavi di fare molta salita, lo consiglieresti anche a un passista-velocista ? Se si perchè ?
L'allenamento può in parte modificare le caratteristiche genetiche/talento di un atleta, ma non stravolgerlo.
Un cronoman può diventare un buon scalatore o viceversa perchè ci sono delle affinità nel "profilo di potenza" tra queste due specialità. AD ALTI LIVELLI, es professionismo-under23, un velocista non diventerà mai uno dei migliori 30 scalatori, non solo per rapporto peso potenza ma anche, in primis, per caratteristiche neuromuscolari.
Le caratteristiche antropometriche (altezza, "corporatura",...) non sempre sono necessario corollario del genotipo....esistono velocisti brevilinei così come scalatori longilinei (e ovviamente molto leggeri in proporzione alla loro altezza, mi viene in mente Gesink).
La ricerca del miglior peso/potenza al limite in cui non si perde potenza è il punto chiave per arrivare alla miglior prestazione in salita.
Fino ad ora, senza voler generalizzare, però si assisteva ad una metodologia drastica e senza troppe implicazioni "scientifiche" per raggiungere questo risultato= ferree linee guide sull'alimentazione (e non solo con diete...questo lo dice anche la cronaca) per portare gli atleti al minimo peso "sostenibile"..in pratica far stringere la cinghia e pedalare....anche questo è documentato.
Tornando in tema, un merito dei misuratori di potenza è quello di poter quantificare oggettivamente e lavorare sull'incremento della componente potenza e....magari evitare la ricerca ossessiva di pericolose e drastiche perdite di peso.
Se si vuole migliorare in salita, serve lavorare su W e Kg in maniera sinergica. Se si è passisti, la componente kg è in parte trascurabile, ma si deve lavorare su potenza, tecnica, esplosività (lavori massimali, neuromuscolari) e aerodinamica, e quindi flessibilità, ecc ecc...le componenti sono sempre molteplici.
Un passista velocista deve allenarsi in salita per "salvarsi" e far valere le sue maggiori peculiarità in arrivi di gruppo. A livello amatoriale non è impossibile che un atleta sia anche "veloce" e riesca a migliorare le caratteristiche "opposte" pur mantenendo invariate quelle originarie (es un "veloce" con notevoli capacità di scatto in pianura che migliori notevolmente in salita).
E' da rilevare però che il processo non è biunivoco e bidirezionale= un passista-veloce può diventare uno scalatore; è molto più difficile che uno scalatore diventi passista-e soprattutto velocista, perchè il processo è vincolato a caratteristiche genetiche meno allenabili e quindi modificabili.
Per rispondere alla tua domanda, se un passista veloce si stacca in una mediofondo perchè non regge la potenza da mantenere su salite comprese tra 10-20', ovviamente deve cercare di migliorare in salita per cercare di far valere le sua caratteristiche in arrivi di gruppo o gruppo ristretto, ovviamente allenandosi in modo di non perdere le precedenti caratteristiche. Questo è possibile.
Però più ci si muove verso ambiti di maggior durata (salite superiori a 20-30') più questo miglioramento andrà ad intaccare il "profilo" atleta precedente, con possibilità di avere percentualmente un buon miglioramento nel settore target su cui era più carente (es salita) ma un drastico peggioramento dei suoi punti forti, più che altro per motivi di ottimizzazione di tempo e risorse (presupponendo sempre che sia un amatore con lavoro e/o famiglia e che quindi non abbia a disposizione tempo illimitato).
Alla fine, proprio come per il rapporto W e Kg è un gioco di equilibri, si deve sempre valutare, singolo per singolo, le priorità su cui lavorare e le possibilità di "rischio e guadagno" connesse.