Nessuna delle soglie ta te citate è valida rispetto ad un allenamento basato sulla potenza.
Chiaramente sbagliato.
La potenza sostenibile per un'ora è una delle potenze critiche valutabili in un'atleta, ma i livelli si stabiliscono su quella sui 20', o sul test 8+8, i miei livelli sono calcolati su quest'ultima.
*Tu* li stabilisci sui 20' o sull'8+8. Io se devo scegliere una sola potenza critica, preferisco quella ai 60', che è quella più usata in letteratura.
Poi la tua affermazione che qualunque valore va bene per allenarsi è appunto un'affermazione qualunquistica, basata su cosa?
Ebbè! Non hai capito il senso per niente. Provo a chiarire.
La fisiologia del corpo umano è molto complessa. Ci sono vari meccanismi di produzione energetica (anaerobico alattacido e lattacido, aerobico; in più il glicogeno necessario può venire da carboidrati o lipidi, ecc.): questi cambiano con l'intensità e la durata dello sforzo. Ora da decenni si sa che una delle intensità "critiche" di sforzo corrisponde a cambiamenti fisiologici marcati, e si tratta di questa fantomatica "soglia lattacida", da molti chiamata semplicemente "soglia anaerobica" o "soglia". A un'intensità inferiore, l'acido lattico, prodotto con il meccanismo anaerobico lattacido, nel sangue viene smaltito e il suo livello rimane "basso" - questa intensità riesci a tenerla per diverse decine di minuti, fino all'ora per atleti espressamente allenati (mezza maratona). A un'intensità superiore, l'organismo non riesce a smaltirlo e l'acido lattico si accumula e in pochissimi minuti devi ridurre lo sforzo. In diversi soggetti questo valore è diverso, per esempio i mezzofondisti veloci hanno una resistenza all'acido lattico molto alta. Ma convenzionalmente si prende 4 mmol/L. Quest'intensità di sforzo è chiamata "soglia lattacida". Altre soglie fisiologiche sono state definite, ma questa è la più famosa.
Ora misurare l'acido lattico nel sangue non è proponibile durante l'allenamento. Ecco che sono state sviluppate altre tecniche, fra cui due molto interessanti:
1) test Conconi, che dà un determinato valore di potenza (e frequenza cardiaca) di "soglia", che in molti soggetti corrisponde, o leggermente sovrastima, la soglia lattacida.
2) altro test, il cui nome non ricordo: fai due-tre test, ad esempio 5, 10 e 20 minuti, tutti da riposato (in giorni diversi). Fai un grafico Lavoro (potenza x tempo) (ordinate) - Tempo (ascisse). La pendenza della retta di regressione corrisponde abbastanza bene a una potenza di soglia, mentre l'intercetta sull'asse Y è la capacità anaerobica.
L'allenamento con la potenza può benissimo basarsi sulle soglie soprascritte, ed ho il sospetto che gran parte dei professionisti europei usino il test Conconi, ecc., pur allenandosi con la potenza.
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Altri autori hanno preso un approccio più pragmatico. Soglie ce ne sono tante, e comunque nessuno si allena con una clinica mobile al seguito. Inoltre tutti i valori fisiologici variano in modo continuo con l'intensità, non è che aumentando la potenza dell'1 %, magicamente sei oltre una qualche "soglia" e nel tuo organismo cambia tutto.
Per ogni atleta c'è una curva potenza - tempo, che altro non è che la tua "potenza critica" (per quella di Ivan Basso vai sul sito del Centro Mapei). Questi autori dicono: quello che conta è la performance. Definiamo una serie di potenze critiche, ad esempio PC1 (potenza media che riesci a tenere in un minuto), PC5, PC20, PC60, e basiamo l'allenamento su queste. Ad esempio la potenza sui 5-8 minuti correla molto bene con il massimo consumo di ossigeno, mentre quella sui 20-60 con la famigerata "soglia lattacida".
Il singolo valore di potenza critica più usato credo che sia quello sui 60 minuti - che per i granfondisti è il valore più importante in assoluto.
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Ora, qualsiasi valore di potenza critica o "potenza di soglia" tu usi per impostare l'allenamento, va bene. Dal punto di vista dell'effetto allenante, che tu usi il 95 % della PC20 o di Conconi o il 100 % della PC60, è la stessa. Chiamare questo approccio "qualunquista" mi sembra stupido.