il concetto può essere intuitivo ma non di semplice applicazione, ciò che proponi per esempio è valido a condizione che 1) l'esecuzione avvenga su tratti veramente costanti e regolari ed in assenza di variabili, cioè teoricamente possibile ma non sempre fattibile nella pratica reale, soprattutto di una salita 2) considerando che al ridursi della durata temporale degli intervalli aumenta la difficoltà nel gestire il raggiungimento/mantenimento di un riferimento "velocistico massimale" nelle successive ripetizioni e questo è un forte limite perché non necessariamente, anzi quasi mai, per raggiungere uno stato di "esaurimento rispetto a limite" si deve lavorare su intervalli di lunga durata (es. ambito puramente aerobico, anche questo soggettivo perché soggiace a valore AWC e tipologia curva CP) 3) è più arduo, viste le limitazioni di ambito gestionale 1 e 2 non raggiungere il vero "incrocio" di flessione tra carico prodotto e percezione di esaurimento...perché aumenta il numero di variabili da tenere in considerazione rispetto ad il solo valore di potenza obiettivo. Il primo punto può essere aggirato applicando il carico su bici stazionaria, ben valutando la ripetibilità del/i dato/i -velocità- raggiunti (es. stessa pressione/attrito tra pneumatico e rullo frenante o elementi di attrito su cui agisce la resistenza) ma questa logistica influenza in maniera soggettivamente più o meno sensibile il precedente punto 3 (sempre
per intervento superiore/nervoso sulla nostra capacità di mantenere un determinato carico).