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Peter Sagan si lamenta dei giovani nel gruppo

Per chi non lo ricordasse, correva l’anno 2013, ed un giovane (allora 23enne) Peter Sagan stava portando un’aria di novità nel ciclismo di allora, con un modo di fare meno teso e più scanzonato rispetto gli anni precedenti, seppur tra varie critiche.

Critiche che erano arrivate da alcuni senatori del gruppo, tra cui Fabian Cancellara, il quale si lamentò all’epoca della “mancanza di rispetto” dei giovani in gruppo. Anche su questo ci furono discussioni e critiche, anche se la maggior parte era contenta della “ventata di novità” che personaggi come Sagan stavano portando nell’ingessato mondo del ciclismo di allora. Contenti che certe consuetudini, come quelle di avere in gruppo degli “sceriffi” che lo comandavano secondo regole non scritte, fossero messe da parte.

Ora Peter Sagan di anni ne ha 32 anni, ed in un intervista al Het Nieuswblad, il corridore slovacco si lamenta…dei giovani d’oggi.

Se parli troppo sulla stampa ottieni solo pettegolezzi e polemiche. Questo non aiuta nessuno. Da giovane corridore devi imparare a trattare con i media. Fabian Cancellara diceva tante cose su di me, molto provocatorie, soprattutto per le Classiche. Questo mi faceva sempre ridere, perché voleva solo dire che si innervosiva molto a causa mia. Quando i giornalisti sono venuti da me riportandomi le sue dichiarazioni ho ha sempre risposto: Fabian è il mio idolo. Non posso dire niente di male su di lui. Allora erano i corridori più anziani a parlare molto, ora invece lo fa anche la generazione più giovane. Ed io penso: ok, sei forte, un ‘campione’, quello che vuoi, ma sei più giovane. Alla generazione più giovane manca il rispetto. Lo vedi, lo senti. In passato avevi le leggi non scritte nella corsa. Ora dimenticalo. C’è un’anarchia totale in gruppo“.

Una delle cose che Sagan evidenzia come esempio sono le classiche soste fisiologiche:

L’ho notato per la prima volta quando da leader in una corsa a tappe mi sono fermato a fare pipì. Hanno continuato ad attaccare, mentre quello era un momento di riposo nel gruppo. La pausa pipì semplicemente non esiste più. L’ho rivisto nel giro dell’Haut Var. C’era un tempo prefissato per fermarti a fare pipì tutti insieme. Ora tutti fanno pipì dalle loro biciclette. Mi chiedo: è normale? Capisco se sei in testa nel finale, diciamo, del Giro delle Fiandre o della Parigi-Roubaix. Ma in un momento morto nella gara? Non perdi nulla fermandoti per un po’. E non si preoccupano nemmeno di andare a bordo strada. Niente nomi, ma si limitano a pisciare in mezzo al gruppo. Tutti fanno pipì su tutti. Disgustoso. E se dici qualcosa a riguardo sei presumibilmente arrogante perché non puoi decidere cosa dovrebbe fare qualcun altro.”

Insomma, ironia della sorte (ed inevitabilmente) ad una certa età il buon Peter ha scoperto che la ruota gira per tutti.

 

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Pubblicato da
Piergiorgio Sbrissa
Tags: sagan

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