Categorie: Storie

René Pottier, il primo, triste, scalatore del Tour de France

René Pottier è ricordato per tre motivi: aver scalato la prima vera montagna in un Tour de France, il Ballon d’Alsace, nell’edizione del 1905;  aver vinto il Tour de France 1906; e per la sua triste fine. Ricordiamole.

Nacque non lontano da Parigi, a Moret-sur-Loing, nel 1879, non nel solito stereotipo di provenienza modesta, anzi, la famiglia era piuttosto benestante, sia per il mestiere di mugnaio del padre, sia grazie a degli investimenti nelle società che costruirono i canali di Suez e Panama, tanto che sia lui che suo fratello (corridore anche lui, arriverà 3° ad una Milano-Sanremo) e sua sorella, possedevano tutti una bicicletta sin da piccoli.

casa natale

Iniziato alle gare con successo sin da giovane, Pottier prestò poi servizio militare (la leva era di 3 anni all’epoca) in un plotone di ciclisti (nello stesso reggimento ed anni di Marcel Proust, che però, essendo come noto grave asmatico, non lo deve aver mai incrociato). Inizia poi la sua carriera da dilettante, vincendo corse importanti come la Bordeaux-Paris e la Paris-Caen, e stabilendo il record dell’ora francese al velodromo Buffalo di Parigi (e stabilendo la seconda distanza dietro il record assoluto dell’americano Willie Hamilton, per soli 70mt). Stabilisce però (nel 1904) il record del km da fermo, con il tempo di 1’8″2 (quello attuale di Jeffrey Hoogland è 55″443). A fine anno passa professionista.

Petit-Breton (a sx) e Pottier (a dx) alla partenza della Paris-Roubaix 1905

Il 1905 si apre molto bene, con il 2° posto alla Paris-Roubaix, dietro Trousselier, ed il 2° posto alla Bordeaux-Paris dietro Acoutierer. Quindi il primo Tour de France in carriera, che corse per la Peugeot, la squadra più forte dell’epoca. E Tour che presentava la prima vera salita della sua storia, il Ballon d’Alsace (oltre che l’abolizione delle tappe notturne e della classifica a tempo in favore dei punti). In una tappa funestata dallo spargimento di chiodi, una pratica frequente dei “tifosi” dell’epoca, il tridente della Peugeot-Wolber: Aucouturier, Trouselier e Pottier, accompagnati da Cornet, fecero il ritmo lungo i 12km di salita al Ballon, per poi però staccarsi uno dopo l’altro da Pottier, che transiterà per primo allo scollinamento, dopo aver percorso la salita a 18-20kmh di media, come riportato nientemeno che da Henri Desgrange (che seguiva in auto): “40′ che non dimenticheremo mai“.

Questo scollinamento fece di Pottier il primo “re della montagna” del Tour. Ancora oggi in cima al Ballon d’Alsace c’è una stele in sua memoria (eretta già nel 1911).

Pottier però si fece riprendere in discesa e non finí la tappa ed il Tour, ritiratosi per una tendinite.

Dopo un inverno di successi su pista si ripresentò nel 1906 alla Roubaix, ma facendo 3° (vittoria di Cornet). Poi il Tour de France.

Un Tour che Pottier dominò in un modo che avrebbe avuto poche ripetizioni simili nella storia: in testa alla classifica generale dal secondo giorno, vinse 5 delle 13 tappe. Nelle altre tappe non uscì mai dalla top 10. 15, 26, 48 minuti, questi sono alcuni dei distacchi che ha accumulato sui secondi classificati durante le sue vittorie, anche se ininfluenti, visto che la classifica era a punti. La seconda tappa (400km tra Douai e Nancy) la vinse però per solo 1’30” su Lucien Petit-Breton, dopo aver perso 58′ per un guasto meccanico ed un inseguimento solitario di 200km. La tappa successiva presentava ancora il Ballon d’Alsace, dove passò ancora in testa, ma dopo la discesa dovette farsi 200km di pianura e vinse con 47’52” di distacco sul secondo.

Alla 5^tappa, Grenoble-Nice, 345km, a metà corsa in testa con largo vantaggio, si permise il lusso di un pranzo al  Bistrot si scolò una bottiglia di vino. Quando arrivarono gli inseguitori si rimise in marcia e vinse con 26′ di vantaggio. Anche se questa è più una leggenda, senza riscontri di cronaca.

Alla fine trionfò a Parigi, e con lui la Peugeot, che vinse 11 tappe su 13,  oltre a centrare i primi 4 posti in classifica generale con Pottier 1°, Passerieu 2°, Trousselier 3° e Petit-Breton 4°.

14 gli arrivati sui 44 partiti a inizio Tour.

Per concludere la stagione vinse il Bol d’Or, gara di 24 h su pista, coprendo 925km.

Pottier (a dx) all’arrivo a Parigi

Pottier è il miglior ciclista al mondo nel 1906, avendo fatto prova di resistenza, confermandosi il miglior scalatore (2 volte passato in testa sull’unica vera salita affrontata in una gara ciclistica) ed essendo anche veloce negli sprint, che in realtà erano la sua dote migliore. Il Tour de France gli fece incassare il premio di 5000 franchi (che il convertitore dell’ufficio statistico francese segna come 2 milioni 300k eu nel 2024), senza contare tutti i bonus dei vari sponsor. Sposato da due anni con Marie Herbert, è in attesa della prima figlia. Insomma, Pottier è un uomo realizzato. O dovrebbe, ma invece cosi non è.

Al Bol d’Or 1906

 

La mattina del 25 gennaio 1907, Pottier fa colazione, legge l’Auto che parla della Paris-Roubaix che verrà, ed esce di casa, dal 7 di rue Hoche a Levallois-Perret, per vedere se il lago del Bois de Boulogne è ghiacciato. Dice alla moglie che la sera la porterà al cinema. Poi si dirige, correndo, a casa di Arthur Barthélémy, massaggiatore della Peugeot, per prendere le chiavi del magazzino delle bici sito in rue Chaptal, a Parigi, 4km da casa sua. Spiega che vuole “metterle un po’ a posto”. Sono le 10-10.30 del mattino.

la casa di Levallois-Perret

Verso le 14-14.30, Barthélemy, non vedendolo tornare con le chiavi, si diresse al magazzino, che trovò chiuso dall’interno. Inquietatosi, passò da un’abitazione vicina per poi scalare il muro posteriore. Da li scorse Pottier, che purtroppo si era suicidato impiccandosi con una corda al gancio dove di solito appendeva la propria bicicletta.

Pottier non lasciò lettere, non disse mai niente a nessuno prima, nessuno disse che aveva dato segni che facessero prevedere il gesto. Tante le ipotesi: la moglie infedele, una notizia misteriosa che lo sconvolse, la depressione nascosta. Rimane il mistero del perché il campione del momento abbia deciso di togliersi la vita cosi.

Henri Desgrange dette cosi la notizia: “Senza motivo apparente, senza l’ombra di una ragione, quando le difficoltà della vita sembravano per lui vinte con la sola forza dei muscoli e della sua indomabile volontà, René Pottier si è dato ieri la morte. E forse, per la prima volta in tutta la vita di quest’uomo, che fu un coraggioso, bisogna pensare che abbia avuto quella che i moralisti chiamano una mancanza di coraggio“.

 

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Pubblicato da
Piergiorgio Sbrissa

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