Un’inchiesta congiunta di NOS Sport e In De Waaier ha rivelato una diffusa “cultura della paura e dell’isolamento” all’interno del Team Picnic-PostNL, basata sulle testimonianze di 71 tra corridori ed ex membri dello staff. L’ex ciclista Martijn Tusveld ha raccontato di gravi ripercussioni psicologiche e di un clima di controllo esasperato imposto dal management, che hanno portato al suo imminente ritiro.
Martijn Tusveld racconta un episodio risalente al 2021, quando l’olandese, all’epoca ventiseienne e alla sua quarta stagione con la squadra, il direttore sportivo Rudi Kemna chiese cosa ne pensasse della tattica adottata al Giro d’Italia. Già durante la tappa Tusveld aveva espresso il proprio disappunto a uno dei responsabili del team: “Avremmo potuto agire diversamente“, affermò.
Al termine di quella stagione la dirigenza contestò a Tusveld di creare un “clima negativo” e lo escluse dalle principali corse nel suo calendario per il 2021. Molto prima della fine dell’anno venne informato che il suo contratto, in scadenza, non sarebbe tato rinnovato. Solo grazie alla risoluzione contrattuale dell’ultimo minuto da parte di due corridori a Tusveld viene concesso di restare per altre tre stagioni. Alla fine del 2024 però lasciò definitivamente lasciare la squadra.
Nell’inverno del 2025 Tusveld inviò un’email a Kemna, di cui NOS è venuta a conoscenza, in cui Tusveld scrisse di avere la sensazione che “sia cambiato tutto” dopo quell’incontro al Giro. Tusveld confida a Kemna che, in seguito a quel Giro, non è più la persona di un tempo e che, di conseguenza, non ha più osato fornire riscontri o condividere i propri sentimenti, sentendosi “impotente” e frenato nel suo percorso di crescita.
“Ho iniziato ad avere ansia“, racconta alla NOS. “Pensavo: starò zitto e dirò sempre di sì. Ed è quello che ho fatto per tutti gli anni successivi in questa squadra“. Nel 2021 ha dovuto affrontare sintomi depressivi, arrivando a scrivere: “Ho anche pensato di farmi del male“.
Le esperienze di Tusveld non sono però un caso isolato. Negli ultimi mesi NOS Sport e In De Waaier hanno condotto colloqui riservati con 71 persone che lavorano o hanno lavorato per il team, concentrandosi sui metodi di lavoro e sulla cultura aziendale. È emerso che molti hanno concluso il proprio rapporto di lavoro profondamente traumatizzati. Si parla di una “cultura della paura” e di un “ambiente lavorativo insicuro”.
Il team conta 120 dipendenti. Per molti di loro non è chiaro chi ricopra il ruolo di figura di riferimento per la riservatezza o se tale figura esista affatto.
Un altro ex corridore, che stava attraversando un momento di difficoltà psicologica chiese di poter consultare uno psicologo, ma Kemna rispose: “Non credo negli psicologi“. L’ex corridore replicò: “Allora è finita, vero? Il fatto che io abbia voluto smettere di correre è dovuto in parte a questo modo di operare“.
Altre testimonianze:
“Mi hanno dato l’impressione di essere una persona complicata“, racconta un altro ex corridore. “E questa sensazione me la sono portata dietro per molto tempo nel prosieguo della mia carriera. Ho dubitato di me stesso per lungo tempo. Spesso pensavo: bada a quello che dici, non essere complicato“.
Un altro: “Non c’era comprensione quando ero sull’orlo del burnout. Mi sentivo solo”.
Un ex membro dello staff: “Quando ho fatto domanda per l’impiego mi hanno chiesto come avrei gestito i corridori che avessero iniziato a montarsi la testa. Percepivo una scarsa fiducia nei confronti dei corridori. Col tempo mi sono sentito più che altro come un agente di polizia. Subito dopo aver lasciato l’incarico mi sono rivolto a un mental coach per capire perché lì mi sentissi a disagio e insicuro. Era un lavoro fantastico, ma in un ambiente tutt’altro che piacevole. Ora che ne parlo torno a provare un senso di malessere per la scelta che ho fatto di andare a lavorare per questa squadra“.
Un altro ex corridore: “C’è una forma di tirannia“.
Un altro ancora: “Non c’era quasi margine per fare cose personalizzate. Non c’era spazio per un approccio personale”.
Un ex team manager: “Trascurano l’elemento umano. Non siamo mica dei robot, no?”
Un altro membro dello staff racconta come dopo la vittoria al Giro di Tom Dumoulin nel 2017 le cose si siano “radicalizzate ancora di più”. “Ogni cosa doveva passare attraverso la direzione, che a sua volta inoltrava le richieste a un preparatore, un medico, un nutrizionista o un meccanico. Di conseguenza ai preparatori non fu più consentito di parlare tra loro né con i corridori. Il timore concreto era che, se si fosse instaurato un legame troppo stretto tra preparatore e atleta, sarebbero stati i corridori a dettare le regole”
“Fino al 2018 c’era ancora un certo equilibrio“, racconta una persona che seguiva da vicino l’ambito della performance, “Dopodiché ogni anno si è aggiunto un cinque per cento di follia in più”. “Cominciarono a diventare paranoici”.
Lo stesso membro dello staff prosegue: “Durante un ritiro una volta chiesi a un meccanico informazioni su una bicicletta. La mattina seguente la responsabile dell’area scientifica Narelle Neumann si avvicinò a me e disse: ‘Se quella bici sia pronta o meno non sono affari tuoi. Il tuo posto è davanti al computer!'”
Un direttore performance ricorda come dopo una riunione Iwan Spekebrink, il Team Manager, abbia commentato: “Una riunione pessima“. Ed alla sua domanda sul perché, lo stesso gli abbia risposto: “Sì, perché siete voi esperti a dover dire a Dumoulin cosa fare, non il contrario. Dovete diventare i campioni mondiali dell’allenamento e il corridore deve ricevere tutte le informazioni da voi. Al corridore non deve restare che pedalare“.
Per una squadra in cui sono solo i dati grezzi a dover comandare ne possiamo lasciare alcuni significativi qui, le vittorie stagionali:
2017: 19
2018: 12
2019: 9
2020: 16
2021: 8
2022: 10
2023: 10
2024: 22
2025: 4
2026: 3
Corridori noti che se ne sono andati anzitempo dalla PicNic , sciogliendo i contratti: Dumoulin, Matthews, Kittel, Storer, van Wilder, Hindley, Hirschi.
Il Tam PicNic ha pubblicato un lungo comunicato in risposta a questa inchiesta sul proprio sito: “Abbiamo preso atto delle pubblicazioni di NOS Sport e In de Waaier riguardanti il Team Picnic PostNL. Le testimonianze condivise da corridori e membri dello staff, attuali ed ex, ci colpiscono profondamente. Allo stesso tempo non ci riconosciamo nel quadro generale emerso da tali pubblicazioni. Il fatto che le esperienze possano variare non sminuisce la gravità di quanto emerso. Pertanto, avvieremo un’indagine indipendente per valutare come la cultura della nostra squadra venga vissuta concretamente e in che misura essa rispecchi i valori a cui aspiriamo“.
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