A me non è mai successo che a parità di intensità espressa tenda ad abbassarsi, né con la bici né con la corsa. Non escludo che possa succedere, ma non si chiama deriva cardiaca.![]()
Ad ogni modo, assodato che i bpm non sono indice dell'intensità bensì il modo in cui il tuo fisico reagisce all'intensità, il problema non è cosa fa il cuore ad una certa intensità e dopo un certo tempo, bensì per quanto tempo si riesce a tenere una data intensità: se per esempio sono a 200Watt inizialmente a 150bpm e dopo 3 ore vado a 140bpm, cosa importa? Se io quei 200Watt li riesco a tenere per altre 3 ore importa il fatto che sono sceso a 140bpm? A dire il vero non importerebbe neanche se andassi in deriva cardiaca, se poi quei Watt riesco comunque a tenerli per altre 3 ore; solo che, generalmente, il fenomeno della deriva cardiaca è dovuto a scarso allenamento cardiovascolare, per cui sarà difficile per me tenere la stessa potenza ancora a lungo.
In altri termini, a mio avviso:
- i bpm debbono essere analizzati sempre in associazione con i Watt e con il tempo per il quale si riesce a sostenere i Watt; non hanno una valenza a sé stante
- se proprio vogliamo cercare di trovare una valenza a sé stante dei bpm, il problema è cercare di non averli alti, non di non averli bassi (ma anche qui in realtà non si tratta di una valenza a sé stante, bensì di una valenza che si evidenzia in correlazione con la potenza espressa, e mai in mancanza di questa correlazione)
Poi va bé, sul fatto che in deplezione di glicogeno, se non si è allenata la potenza lipidica, l'intensità tenda a calare (e di conseguenza la FC) credevo che non ci fosse alcun dubbio..lo davo per assodato.
Se invece il discorso è relativo ai mezzi allenanti della potenza lipidica, concordo sul fatto che sia molto importante il fondo medio, e non solo il fondo lento/lungo, in quanto "potenza lipidica" non significa "consumare grassi", bensì "andare forte consumando grassi". In altri termini, se alleni solo il fondo lungo, quasi paradossalmente ti alleni a bruciare grassi andando a lungo ma sempre più piano, mentre l'obiettivo di un ciclista dovrebbe essere quello di allenarsi ad andare a lungo ma sempre più forte...
Sono d'accordo su tutto

La FC è un parametro, tra le altre cose molto grezzo, che misura l'entità del carico interno e non l'intervento dei sistemi energetici per cui la misurazione più precisa al momento è la rilevazione del lattato. Se vogliamo essere precisi la misura del carico interno sarebbe più corretta attraverso l'HRV (heart rate variability) che misura il tempo che intercorre tra un battito ed il successivo, la FC è una misura media, dei battiti in un minuto ma si è verificato che la variabilità nella sequenza di battiti è correlata al grado di attivazione tra il sistema orto e parasimpatico e fornisce un indice molto preciso dello stato di affaticamento. Sono ovviamente d'accordo sul fatto che non bisognerebbe allenarsi seguendo la FC, soprattutto oggi che con qualche centinaio di euro si può avere un powermeter. Il problema, come dici tu, è che quando la FC tende a scendere il segnale è che non riuscirò a mantenere l'intensità iniziale e quindi ho qualche problema per arrivare a fine corsa. Magari su una corsa ciclistica "secca" questo può essere un danno minore, perché si accende la luce della riserva ma magari mi resta un'ora di gara ed energie che posso gestire strategicamente, però il dato è stato studiato nel triathlon dove questo fenomeno si verifica abbastanza spesso a livello amatoriale, nella fase finale della frazione ciclistica e al malcapitato resta da fare una maratona. Per il resto non posso che essere d'accordo che alla base c'è un grosso errore nella preparazione in cui si è lavorato troppo poco sulla potenza lipidica
