Spero di rimanere in topic. Altrimenti Samuelgol sa cosa fare.
Credo che se in ogni gf fosse riservata la possibilità di riservare un numero chiuso di iscritti ai professionisti (ai quali riservare una categoria a parte, ovviamente), tra gli amatori verrebbe meno quello che secondo me è il principale stimolo all'aiuto chimico: volere a tutti i costi provare l'ebbrezza di passare il traguardo a braccia alzate; la (vana)gloria autoreferenziale di quei "corridori" che pensano che "vincere" una gf sia gesto degno di chissà quale celebrazione.
Forse per questo, le normative 2015 mi pare prevedessero l'eliminazione della classifica assoluta, lasciando solo quelle di categoria. Norma però puntualmente disattesa, tranne pochissime eccezioni. Questo perché anche i CO - che poi inseriscono nel regolamento penali per i positivi ai controlli di dubbia legittimità - sono i primi a voler celebrare come "fenomeni" coloro che vincono le loro manifestazioni.
Dopo due anni in questo mondo, mi pare di poter dire che il vero problema di noi amatori non è nemmeno il doping, ma proprio l'eccesso di enfasi, di retorica, di celebrazione di "prestazioni" che sono e rimarranno, in termini assoluti, comunque relative. Pensate che dove abito io recentemente si è tenuto il "Campionato del mondo (!) della montagna", una gara in linea di ben quindici km con tanto di premiazione finale in maglia iridata (mi auguro che per indossarle i vincitori si siano fatti lautamente pagare cash) certificata da plurime pubblicazioni su fb e da pubblicazioni di zona. Ecco, senza voler intendere che chi ha vinto quel Campionato del mondo si aiutava chimicamente, secondo me questo eccesso di enfasi sta al doping come l'uovo e la gallina.
E allora perché non provare la strada già intrapresa dal fondo e dal triathlon: gare open! Secondo me nel giro di qualche anno molte inutili riviste chiuderebbero, con l'indubbio vantaggio di non doverci sorbire le varie interviste dei mancati pantani di turno in cui ci raccontano di andare in bicicletta non più di qualche ora a settimana, perché loro, nella vita, lavorano.
Il resto dei discorsi son sciocchezze che si dicono senza averne diritto: la percentuale dei dopati, le ore di allenamento, i km all'anno, sono tutti aspetti che può sollevare solo chi si sente in diritto di fare i conti in tasca agli altri. Quello che conta se si vuole ottenere buoni risultati, nello sport come nel lavoro, sono metodo e merito. In altri termini professionalità: si facciano 500, 5.000 o 50.000 km l'anno. E non ho ancora conosciuto nella mia vita un ambito meno professionale del ciclismo amatoriale.
Ecco le ragioni dei nuovi casi di doping tra gli amatori.