Senza fissarsi troppo sul concetto di "valori ottimali" (potrebbero essere conseguenza di particolari necessità di personalizzazione e specificità), l'indicazione pare valida (nell'ambito di una adeguata periodizzazione). I numeri in questione sembrerebbero inoltre un buon riferimento (se il volume a disposizione è sufficiente), almeno per il fitness aerobico, come risulta da questo studio sperimentale che confronta protocolli differenti (80-10-10 e 65-25-10) su soggetti (runner) allenati e periodo medio-lungo:
[url]http://www.uem.es/myfiles/pageposts/La%20importancia%20de%20entrenar%20fuerte-suave.pdf[/URL]
In particolare gli autori scrivono che "
Large volumes of [...] threshold training in already well-trained athletes may be inadequate to stimulate further cardiorespiratory adaptation but may contribute to fatigue, potentially via down-regulation of the sympathetic nervous system"
Atleti con potenzialità meno sviluppate dovrebbero beneficiare maggiormente di esercizi a intensità intermedie rispetto ad atleti più evoluti (quindi non c'è una distribuzione ottimale per tutti, e soprattutto valida in tutti i momenti della "carriera" sportiva). Sarà necessario capire quanto il soggetto assomigli effettivamente ad un atleta
elite, almeno dal punto di vista di quanto elevato è il livello di fitness raggiunto in un certo ambito ed in relazione al proprio livello massimale presunto, nonchè dell'effettivo impegno dedicato dal soggetto alla sua preparazione atletica (le definizioni di "atleta elite" su vari dizionari di medicina dello sport hanno in comune frasi del tipo "
high risk for injuries, given the amount of training"). Per il momento sorvoliamo sull'effettivo potenziale atletico del soggetto...

Interpretazione personale, si intende.
Le sessioni a intensità più bassa servono anche a far sì che il fisico sia adeguatamente ricettivo per uno stimolo più "sostanziale"... però a volte è difficile andare davvero piano (o forse è più facile essere precisi con i programmi di allenamento altrui)