- 25 Novembre 2007
- 2.639
- 237
- Bici
- S3, R3, P3C, SLC-SL TdF, Cinelli Willi'n, Cinelli Experience
Perciò, senza considerare i battiti, su cadenze meno elevate lavoro sù potenze più "aerobiche" e all'aumentare di cadenza, aumentando la potenza espressa, aumento pure l'intensità.
Quindi il tutto sta nel capire dove si è carenti e lavorarci?
Ieri ho fatto 4 salite da 2km al 8% medio lavorando sulla cadenza ed ho visto che l'ultima salita riuscivo a tirar giù in alcuni punti di 2 denti rispetto la precedente; l'ultima è stata quella con il miglior tempo.
Calcolato in tutte le salite 280 w. circa.
Forse mi stò facendo molte paranoie...![]()
Il tentativo è sempre quello di migliorare la performance, se no uno che si allena a fare? ed evidentemente se non hai un criterio valido non ti puoi allenare in modo corretto.
A me sembra che il discorso della cadenza, sia in salita che in pianura, possa essere visto in questo modo.
Ognuno ha una cadenza funzionale che è accoppiata alla potenza funzionale, quindi esisterebbe una coppia forza/potenza funzionale, che sarebbe la massima coppia di potenza aerobica.
Quindi se uno ha un valore di 84rpm come valore di coppia dove l'intervento della forza e della potenza stanno in equilibrio raggiungendo il massimo rendimento possibile, significa che se lavori al di sotto di quella frequenza ci sarà un maggior intervento della forza, mentre al contrario si parlerà di un lavoro di potenza.
Resta il fatto che diminuendo la frequenza e la potenza alla fine potrebbe essere esercitata una forza che non corrisponde alla forza anaerobica, per cui gli adattamenti si otterrebero meglio esercitando la forza sulla potenza critica, quindi per il tempo in cui riesci realmente a sostenere lo sforzo. Inoltre se si esercita la forza a potenze inferiori i miglioramenti saranno ottenuti su quelle potenze e non anche sulle superiori.
Credo di non essere lontano dalla realtà.

