“Ciclismo troppo pericoloso”. Louis Kitzki si ritira

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Qualcuno si ricorderà di Louis Kitzki, il giovane (21 anni) corridore che ha vinto la Zwift Academy 2023 a spese dell’ormai celebre Mattia Gaffuri (che finalmente pare correrà da pro nella Polti-VisitMalta nel frattempo).


Kitzki dopo aver vinto la competizione-reality ed aver strappato un contratto con la Alpecin-Deceuninck Development ha ora comunicato che si ritira dal ciclismo professionistico. La motivazione del giovane tedesco:

Probabilmente non il tipo di fine carriera che avevo immaginato…

Dopo aver partecipato alla mia ultima gara, il Giro Ciclistico Valle d’Aosta, e la conseguente morte di Samuele Privitera, ho deciso di porre fine alla mia carriera da ciclista professionista.

Dopo il Giro d’Austria dello scorso anno, in cui è morto un altro corridore, avevo già seri dubbi sulle corse ed ero sul punto di smettere. Ciononostante ho continuato e ho in gran parte represso l’accaduto. Purtroppo dopo il Giro d’Austria non sono mai più tornato ad essere il corridore di una volta. Ero sempre più preoccupato per la mia sicurezza e mi sentivo sempre più a disagio in gara, il che, a medio termine, significava che non sarei mai più riuscito a riprodurre in gara ciò per cui mi ero impegnato così duramente in allenamento. Verso la fine le gare erano purtroppo solo un fastidioso effetto collaterale che dovevi accettare se volevi guadagnare con il ciclismo. Avevo completamente perso il piacere di gareggiare e più una gara diventava caotica più crollavo mentalmente. Purtroppo senza la testa il corpo funziona solo male. Quello che è successo in Valle d’Aosta è stato in definitiva solo una conferma della mia decisione, e posso dire di aver fatto bene da quando ho smesso. Mi dispiace di non essere riuscito a soddisfare alcune aspettative come ciclista professionista e che la mia collaborazione con Alpecin stia per concludersi. Ciononostante sono certo che smettere sia stata la decisione giusta.

Tuttavia sono molto grato per l’opportunità che mi è stata data dal mio team Alpecin Deceuninck e Zwift. Ho potuto imparare dai migliori ciclisti del mondo e conoscere molte persone fantastiche nel team. Inoltre sono riuscito a migliorare significativamente la mia condizione fisica grazie al mio allenatore Philipp Walsleben, anche se non sono mai riuscito a dimostrarlo in gara. Ho percepito che questo team è molto consapevole della propria responsabilità nei confronti dei giovani atleti e non mi sono mai sentito sotto pressione in alcun modo. Ho sempre apprezzato molto l’allenamento e il processo di miglioramento e spero di trovare di nuovo il tempo per andare in bici occasionalmente in futuro.

Epilogo di carriera che fa riflettere sullo stato del ciclismo su strada odierno, che non solo è diventato pericolosissimo per ogni persona che inforca la bicicletta anche solo per farsi un giretto di piacere, per via del traffico sempre più consistente e relativo numero di distratti, incapaci e criminali loro malgrado; ma anche nelle gare, dove per motivi vari le cadute mortali e non, ma con conseguenze fisiche importanti stanno diventando sempre più frequenti.

Commenti

  1. Ser pecora:

    Si, ma qui si parla di un 21enne che aveva il sogno di fare il ciclista, non di fare un "lavoro" in senso lato.
    Anche tutti i vari pro del gravel sono tutti ex-stradisti riciclati, ma si sono riciclati dopo, appunto.
    ecco appunto hai detto la parola giusta "SOGNO" , non realtà, secondo me in diversi hanno un sogno ma poi quando ci sono dentro si rendono conto che è un incubo, devono far riflettere le dichiarazioni di Pogacar le utlime giornate del tour di quest'anno "non vedo l'ora che finisca per potermi divertire un pò nella mia vita" .

    il ciclismo poi non è pericoloso da ieri, sono ormai 10 anni anni che c'è un problema evidente di cadute in corsa e di morti sulle strade in allenamento, quindi bisognerebbe esserne ben a conoscenza
  2. lorenzom89:

    bisogna valutare le cose in proporzione

    i dati che ho trovato sul primo semestre 2025 dicono questo:

    [TABLE]
    [TR]
    [TH]Categoria[/TH]
    [TH]Morti (2025, primo semestre)[/TH]
    [TH]Popolazione di riferimento[/TH]
    [TH]Incidenza stimata[/TH]
    [/TR]
    [TR]
    [TD]Morti sul lavoro[/TD]
    [TD]502 (362 sul posto, 140 in itinere)[/TD]
    [TD]~23 milioni di lavoratori[/TD]
    [TD]~21,8 per milione[/TD]
    [/TR]
    [TR]
    [TD]Morti in bicicletta[/TD]
    [TD]132 ciclisti deceduti[/TD]
    [TD]~3 milioni di ciclisti abituali[/TD]
    [TD]~44 per milione[/TD]
    [/TR]
    [/TABLE]
    Circa il 30% dei morti sul lavoro avviene in itinere, tragitto casa -lavoro e quindi su strada, altro 5-10% sono lavoratori che lavorano in strada.
    Nella strada ci sono rischi. Personalmente, come ciclista, posso evitare di prenderli ma nella strada c'è una parte di utenti che considera un ciclista solo come un ostacolo da superare o schivare.
  3. pedalone della bassa:

    Magari potrebbe aprire un canale youtube sul bricolage casalingo ;pirlùn^
    Oppure fare la parte della vittima nei video splatter della moglie......

    dopo "Misery non deve morire" giriamo "Vinge non deve ritirarsi"
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