Klæbo potrebbe fare un provino per la Uno-X

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Johannes Høsflot Klæbo, il fenomeno norvegese dello sci di fondo, vincitore tra l’altro di undici medaglie d’oro olimpiche, quindici medaglie d’oro iridate, cinque coppe del mondo generali e sette coppe del mondo di specialità, è stato invitato dal Team Manager della Uno-X Mobility, l’ex-campione del mondo Thor Hushovd, a fare un provino per la squadra norvegese.


“L’anno scorso ho detto a Klaebo che una volta terminate le Olimpiadi avrebbe dovuto prendere in considerazione l’idea di provare alcune sessioni con il team Uno-X“, ha spiegato Hushovd in una conversazione con Velo. Ho corso con lui ed è ovvio che ha un talento naturale per il ciclismo. È messo benissimo sulla bici, ha un ottimo controllo e si adatta rapidamente. Con il motore che ha potrebbe avere successo in quasi tutti gli sport di resistenza“. Hushovd ha aggiunto: “Ho sempre detto che Klaebo ha una capacità fisica straordinaria, qualcosa di veramente unico”.

La risposta di Klæbo era già stata positiva: “Dopo le Olimpiadi inizierò a pensare a cosa farò dopo, quindi forse unirmi al team Uno-X potrebbe essere il prossimo obiettivo“.

Va detto che il fenomeno del fondo (6 medaglie d’oro solo a Milano-Cortina 2026) già dalla scorsa stagione si era unito alla Uno-X in allenamento, e persino nelle ricognizioni di alcune classiche di primavera e per alcune tappe del Tour de France, quindi non è sicuramente un neofita totale della bici.

Si apre quindi la solita diatriba se un atleta, sicuramente dotato di un “motore” eccezionale, possa essere competitivo a 29 anni nel ciclismo professionistico senza esperienze di gara precedenti. La mancanza di tecnica, di esperienza, etc.. possono essere compensate dalle sole, pur fuori dal comune, doti atletiche?

In tempi recenti la stessa diatriba si era accesa per un altro norvegese: il triatleta Kristian Blummenfeldt, che però aveva puntato subito molto in alto nelle proprie ambizioni (il Tour), pur essendo di 2 anni più anziano di Klæbo, ma venendo da uno sport in cui la bicicletta è comunque centrale.

Altri esempi di riconversioni recenti non hanno proprio dato risultati eclatanti, basti pensare a Jason Osborne, olimpico di canottaggio, che dopo 3 anni scarsi di professionismo nel ciclismo si è ritirato senza aver centrato grandi risultati (ha però vinto 2 campionati del mondo di eSport, ovvero di ciclismo sui rulli); idem per Anton Palzer, talento dello ski-alp, che ha mollato il ciclismo dopo 4 anni alla RedBull, pure lui senza risultati degni di nota.

Viene sempre dallo sci di fondo un altro norvegese, Jorgen Nordhagen, ora in forza alla Visma-LAB, ma si tratta in questo caso di un 21enne che ha già accantonato lo sci di fondo da un paio d’anni per dedicarsi al ciclismo.

 

 

Commenti

  1. mikimetal91:

    quando si parla di "tecnica dell'andare in bicicletta" mi viene sempre un sorriso, come se la bici non fosse lo sport più basico del mondo.
    Se ha le gambe per stare con i prof, non avrà problemi a stare in gruppo. i problemi li hai quando hai il cuore a 200bpm, ci vedi doppio e non riconosceresti tua madre, ma se hai le gambe per restare fresco e lucido in gruppo, non hai problemi
    mah mi sembra una idea molto discutibile, tra stare in bicicletta e stare in gruppo e scendere come i pro passa il mondo
  2. mikimetal91:

    quando si parla di "tecnica dell'andare in bicicletta" mi viene sempre un sorriso, come se la bici non fosse lo sport più basico del mondo.
    Se ha le gambe per stare con i prof, non avrà problemi a stare in gruppo. i problemi li hai quando hai il cuore a 200bpm, ci vedi doppio e non riconosceresti tua madre, ma se hai le gambe per restare fresco e lucido in gruppo, non hai problemi
    e chi avrebbe parlato di "tecnica dell'andare in bicicletta" ?
    per il resto vedo che ti ha già risposto @andry96
  3. AXA:

    Non si improvvisa niente, soprattutto a livello WT ma oggettivamente la bicicletta rimane uno sport tecnicamente "povero", con il motore che si ritrova può compensare anche qualche scelta sbagliata.
    Non mi sembra un novizio della bicicletta ed alcune tattiche probabilmente sono traslabili dal fondo al ciclismo (posizionamento, quando partire, chi seguire, ...). L'incognita maggiore forse è capire con quante energie fisiche e mentali esce un atleta del genere dalla stagione invernale per poter performare ancora.
    Guarda, non mi vogli paragonare minimamente ad un professionista, ma neanche vicino chilometri. Ma la gestione del ritmo del respiro, coadiuvato alla capacità di "stare nello spazio", ti restituisce energie che non potevi nemmeno credere di avere. Da sfinirti in pochi minuti, a gestire con la "pipa in bocca" sforzi decisamente più lunghi.
    Chi ha provato sport di combattimento potrà capire al volo questa similitudine. La tensione fisica dovuta alla difficoltà di stare nello spazio e respirare, è una "corrente parassita" incredibile
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