Pogačar implacabile a Le Lioran

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Tadej Pogačar non uomo da lasciare le cose a metà, e come da previsione di molti, oggi ha cancellato il ricordo della sconfitta sul traguardo di Le Lioran nel 2024 subita contro Jonas Vingegaard allo sprint partendo per la solita cavalcata solitaria alla penultima salita di giornata. Il risultato non è solo la vittoria, ma anche l’allungo in classifica generale, e pure una piccola debacle proprio di Vingegaard che ha perso tempo sugli altri uomini di classifica.


Sotto la pressione dell’UAE Team Emirates e di Pogacar chi voleva entrare in fuga hanno faticato a lungo per trovareil momento buono sul percorso collinare, fino a che un folto gruppo di 31 corridori audaci riuscisse a ricompattarsi e a creare un distacco, tra cui nove francesi in occasione della festa nazionale.

Troppo numerosi per essere coordinati questi fuggitivi si sono trasformati in inseguitori quando Javier Romo (Movistar) e Harold Tejada (XDS Astana) hanno lanciato il loro attacco dopo la cima della Côte de Pailherols (3 km al 7,2%), la prima salita classificata. Ripresi inesorabilmente dal gruppo sotto l’impulso della squadra degli emirati, che ha fatto ben capire che oggi non era giornata di sconti, è stato il coraggioso Richard Carapaz a lanciare un audace attacco sulle prime salite del Pas de Peyrol (7,8 km al 6%). L’ecuadoriano del team EF Education-Easy Post ha mantenuto un vantaggio costante fino al Col de Pertus quando Pogacar è scattato implacabile ed in poche pedalate lo ha raggiunto, superato e si è involato.

Gli uomini di classifica non hanno potuto che lanciarsi all’inseguimento tra le solite cautele di Florian Lipowitz ed una piccola crisi di Remco Evenepoel, che poi si è ripreso ed ha anche agguantato il 2° posto sul traguardo con un lungo sprint. Ottimi Ayuso e Seixas, completamente vuoto all’arrivo Vingegaard, che negli ultimi 400mt ha proprio mollato perdendo 10″ da Evenepoel. Peggio è andata a Isaac Del Toro, il ventiduenne messicano è precipitato al 7° posto in classifica generale perdendo la maglia bianca a favore di Ayuso.

Pogačar ora precede il suo più diretto rivale Vingegaard, di 3’36”. Evenepoel 3° a +4’06”, Ayuso 4° a +4’22”.

Commenti

  1. Ser pecora:

    Ci sono voci sempre più diffuse che lo vogliono al via della Vuelta quest'anno.
    A me pare impossibile, ma vedremo.
    In realtà senza andare dietro alle voci io darei credito alle dichiarazioni di Gianetti a fine tappa di ieri che a specifica domanda Rai (mi pare comunque era in italiano) )ha risposto che "nulla è deciso vediamo come finisce il Tour anche lo scorso anno c'era questa ipotesi ma siccome finì il Tour in non buone condizioni non partecipò e che riguardo a quest'anno valuteranno appunto a fine Tour". Mi sembra il tutto abbastanza plausibile. Anche valutando sulla base del campo dei partecipanti se possa bastare un Del Toro o un Almeyda per vincere (questo lo suppongo io).
  2. SoftMachine:

    Il tuo ragionamento parte da un punto condivisibile: un atleta già ai vertici difficilmente migliora il proprio motore puro del 10 per cento ogni anno. Però il ciclismo non è un banco prova dove misuri solo la cilindrata del motore. Le prestazioni dipendono da molte variabili: peso, aerodinamica, economia di pedalata, gestione dello sforzo, tattica, alimentazione, recupero e capacità di esprimere la potenza nel momento giusto.
    L’esempio della Corvette è intuitivo ma non credo sia perfettamente applicabile: un motore meccanico resta quello, mentre un organismo umano può modificarsi e ottimizzarsi molto anche senza cambiare il suo “cilindro”.
    Sul discorso M101: che esistano molecole sperimentali in grado di trasportare ossigeno è un fatto, ma da questo a dire che siano state usate da Pogačar o che spieghino le sue prestazioni c’è un passaggio che richiederebbe prove. Altrimenti si rischia di trasformare una possibilità teorica in una certezza.
    La domanda interessante secondo me non è “Pogacar è troppo forte quindi sicuramente c’è qualcosa”, ma “quanto è raro un atleta con questa combinazione di caratteristiche?”. La risposta è, estremamente raro. Però nella storia dello sport esistono anche fenomeni statistici fuori scala.
    Per questo credo sia legittimo interrogarsi su prestazioni fuori dall’ordinario, soprattutto nel ciclismo vista la sua storia, ma tra “è improbabile” e “è spiegato da una sostanza specifica” c’è una differenza enorme.
    faccio un altro esempio:
    Bolt nel 2009 (23 anni) decide finalmente di correre un 100 tutto intero e fa 9:58, fisico nato per correre, fenomeno assoluto, ok.

    Se nel 2010 avesse fatto 9,48, poi 9:38, poi 9:28 capisci che avrei sollevato gli stessi dubbi
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