Vigilia di cronometro movimentata al Tour de France Femmes avec Zwift. La giuria di gara ha annunciato che presterà “particolare attenzione” all’abbigliamento delle atlete in vista della prova contro il tempo di oggi, dopo che diverse squadre del WorldTour femminile hanno sollevato dubbi su una pratica tanto discreta quanto efficace: l’utilizzo di reggiseni sportivi imbottiti di dimensioni maggiorate, veri e propri “carenature per il petto” indossate sotto i body per migliorare il flusso dell’aria attorno al corpo. Il banco di prova arriva subito: la cronometro individuale della quarta tappa si snoda per 21 km tra Gevrey-Chambertin e Digione, con una salita di 1,8 km nella prima parte del percorso.
A far esplodere il caso è stato il quotidiano olandese Wielerflits, che domenica ha raccolto le preoccupazioni di diversi team femminili di alto livello. Non si tratterebbe di una novità assoluta: secondo la testata, il trucco sarebbe già stato osservato in passato nel ciclismo femminile, comprese le Olimpiadi di Parigi 2024.
Il punto non è di poco conto dal punto di vista prestativo. Alcuni studi citati nel dibattito suggeriscono che carenature di questo tipo, se ben dimensionate, possano regalare un guadagno di tempo prossimo a un secondo per ogni chilometro percorso, un margine enorme in una disciplina dove le cronometro si decidono spesso per manciate di secondi.
Il regolamento UCI, articolo 1.3.032, è chiaro sulla carta: è vietato l’uso di qualsiasi accessorio che “modifichi la morfologia” della ciclista. Non è la prima volta che il tema finisce sotto i riflettori: in passato erano già emersi casi di borracce o radio nascoste nella parte anteriore della maglia per ottenere effetti aerodinamici simili.
Dopo la terza tappa, l’organizzazione della corsa, ASO, ha diffuso una nota ufficiale per annunciare un giro di vite. Le cicliste dovranno presentarsi ai controlli pre-gara — su bici e abbigliamento — non oltre dieci minuti prima del proprio orario di partenza nella cronometro della quarta tappa. Il comunicato specifica che l’attenzione sarà rivolta al rispetto dell’articolo 1.3.032, compresi gli “elementi non essenziali” e qualsiasi capo o accessorio — caschi, occhiali, scarpe, dispositivi di comunicazione in gara compresi — che possa alterare la morfologia dell’atleta.
Per elemento “non essenziale”, il regolamento UCI intende qualsiasi componente privo di una funzione esclusivamente legata all’abbigliamento o alla protezione, o comunque non strettamente necessario al funzionamento del capo o dell’accessorio stesso.
Le sanzioni previste per chi indossa equipaggiamento non conforme sono nette: squalifica e multa compresa tra 50 e 200 franchi svizzeri.
Resta un nodo tutt’altro che semplice da sciogliere: come verificheranno, in concreto, i commissari di gara? Alcune fonti indicano che le ispezioni verranno condotte in forma privata da commissarie donne, ma i criteri con cui valutare l’eventuale non conformità restano tutt’altro che definiti.
A sintetizzare la difficoltà è Koen de Kort, responsabile tecnico e dell’innovazione della Lidl-Trek, intervistato da The Athletic: “Il problema è come faremo a controllarlo? Questo è il nodo principale. Si può anche dire che non è consentito, ma come si stabilisce di quanta imbottitura ha bisogno una donna? Si entra in una zona grigia per quanto riguarda i controlli ammessi.”
Resta da vedere se il nuovo protocollo di controlli riuscirà davvero a fare chiarezza su una zona grigia del regolamento che, a quanto pare, il gruppo conosceva bene da tempo.


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