Addio a Michele Dancelli

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Ieri si è spento all’età di 83 anni Michele Dancelli, 53 vittorie da professionista in 12 stagioni nelle quali ha militato nelle più iconiche squadre degli anni ’60-’70.


Il palmarès del corridore bresciano, di Castanedolo, si riassume in 11 tappe vinte al Giro d’Italia, una freccia vallone (1966) e soprattutto la Milano-Sanremo nel 1970, una vittoria che mancava all’Italia dal 1953 quando vinse Loretto Petrucci. Dancelli vinse con un attacco solitario di 70km dopo aver lasciato i compagni di fuga Franco Bitossi, Roger De Vlaeminck, Walter Godefroot, Aldo Moser, Rik Van Looy e Italo Zilioli. Curiosamente l’attacco fu casuale: Dancelli attaccò per vincere una medaglia d’oro messa in palio da un tabaccaio per un traguardo volante a Loano. Nell’attacco guadagnò un po’ di vantaggio sui compagni di fuga e quindi decise di proseguire e vinse.

Vittoria che arrivò con la mitica maglia Molteni, un anno prima che arrivasse in squadra Eddy Merckx, corridore che lasciava ben poco spazio agli altri in termini di successi. Dancelli lasciò la Molteni per accasarsi alla SCIC, altra formazione mitica, dove corse con Balmamion, Boifava, Paolini e due fratelli della famiglia di cronoman svedesi Pettersson, Gosta e Tomas.

Sempre nel ’70 mancò il podio del Giro d’Italia, arrivando 4° dietro il compagno di squadra van den Bossche e i due assi pigliatutto dell’epoca: Gimondi e Merckx. Può anche vantare un bronzo al mondiale di Imola nel ’68 (vinto dal compagno di squadra Adorni) cosi come l’anno successivo al mondiale di Zolder, vinto da Ottenbros.

Con Dancelli se ne va uno dei pochi corridori rimasti in vita ad aver conosciuto il ciclismo “di una volta”: manovale all’età di 12 anni, muratore a 14, venne notato da Giorgio Albani della Molteni, che allo scadere dei 23 anni lo prese in squadra dopo ottimi risultati nei dilettanti.

Commenti

  1. Il mio mito che tra parentesi ho anche conosciuto di persona, personaggio molto umile ma con un carattere forte.. da ciclista vero del tempo che fu.
  2. La Sanremo che vinse nel 1970 ed il pazzesco mondiale di Imola del 1968 (dove vinse il bronzo, con cinque azzurri nei primi sei) sono tra i ricordi più vivi delle prime gare di ciclismo che vidi all'epoca, facendomi innamorare di questo sport.
    R.i.p.
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