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Caos sicurezza al trittico lombardo

Ancora la sicurezza in prima pagina. La Tre Valli Varesine vinta ieri da Jarno Widar non ha fatto registrare solo la prima vittoria da pro del talento belga, ma sta facendo molto parlare in rete per via dell’incidente occorso a due corridori della Pinarello-Q36.5 : Marcel Camprubí  e Thomas Gloag, investiti in corsa da una moto della polizia stradale.

Il corridore Marcel Camprubí ha condiviso sui social la foto della sua bicicletta distrutta a seguito di un impatto con una moto della polizia che transitava contromano rispetto i senso della gara durante la Tre Valli Varesine. L’incidente ha coinvolto anche il compagno di squadra Tom Gloag e ha suscitato la ferma condanna da parte del gruppo e del capitano Tom Pidcock: “…volevo smettere di gareggiare. Ero furioso. I miei compagni stavano pedalando davanti a me e li ho visti cadere sull’asfalto”.

Per fortuna i due corridori se la sono cavata relativamente senza conseguenze, a parte dei punti di sutura ad un ginocchio per il britannico.

Ma a questo grave episodio se ne aggiunge un altro, sempre per fortuna senza conseguenze, ma potenzialmente pericoloso, occorso alla Coppa Bernocchi il giorno prima, altra prova del trittico lombardo, quando un furgone di un corriere è entrato sul percorso di gara a Lonate Ceppino, inserendosi proprio alle spalle dei tre fuggitivi di giornata. Successivamente il furgone è stato bloccato e non si sono verificati incidenti con i corridori, ma il pericolo è evidente, e come ha sottolineato lo spagnolo Camprubí, tutto questo è avvenuto come niente fosse poco dopo la morte di Finlay Tarling, proprio a causa di un veicolo entrato sul percorso di gara.

 

Vale la pena di ricordare le (facilmente) profetiche parole di Matthew Brennan (Visma-LAB) dello scorso 24 settembre: “È stato molto triste quello che è successo a Finlay. Stavamo seguendo il suo funerale e ho detto a un amico: è così triste aver perso una persona così speciale e vedere che allo stesso tempo è cambiato nulla. Lo trovo davvero vergognoso. Invece di sentire qualcuno all’interno di queste organizzazioni dire: ‘Ok, una cosa del genere non deve mai più accadere’, si ha la sensazione che il mondo sia andato avanti come se nulla fosse cambiato; ci sono ancora gare in cui si vedono auto sul percorso”.

 

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Pubblicato da
Piergiorgio Sbrissa

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