Ciao Roberto, ti scrivo per cercare di capire meglio un paio di cosine.
Premesso che mi ritengo un amatore piuttosto scarso, con un fisico (183 cm x poco meno di 80kg, 78 nei periodi in cui son "tirato") che non va certo molto d'accordo con le salite ed un passato da sciatore agonista (per più di 20 anni) che ha quindi modellato il mio fisico nell'ottica della "sparata secca" di max 1 minuto e mezzo, da circa 4 anni mi dedico quasi esclusivamente al ciclismo con percorrenze annue attorno ai 6000 km (uscite nel week end e al max un paio in settimana nel periodo primavera-estate).
Quest'estate ho partecipato alla Maratona delle Dolomiti (percorso medio chiuso in 5.43.54) e proprio durante questa manifestazione si son verificate un paio di situazioni che fatico a comprendere.
Giornata molto calda, io bevo molto già di mio, quel giorno sono stato molto attento a bere ed alimentarmi regolarmente ...
Nel tratto in piano dopo Arabba in direzione Falzarego, piccole avvisaglie di crampi che sono spariti immediatamente spingendo un rapporto più duro ...
Sul Falzarego altre avvisagie di crampi, anche qui spariti salendo con un rapporto più duro (39x23-25) riuscendo a spingerlo senza problemi ...
Ultimo tratto verso Corvara, ancora inizi di crampi, spariti ancora spingendo più duro (53x19-21) ...
Arrivato al traguardo ancora abbastanza in spinta, assolutamente non del tutto scarico.
Alla luce di questo vorrei capire il perchè di questi lievi crampi, nel senso che le mie gambe hanno cmq avuto l'energia per spingere e i crampi han fatto capolino solo quando ho voluto andare più agile ...
E' da imputare al gran caldo o si può evidenziare qualche altra mia carenza, magari in fase di preparazione?
Spero di essere riuscito a farti capire il senso della mia curiosità ...
Ciao e grazie.
la causa di un crampo è circoscrivibile a 2 situazioni, ben distinte:
1) non abitudine alle intensità che nel breve o lungo termine comportano l'impossibilità di riutilizzare/smaltire l'acido lattico prodotto e quindi una riduzione/interruzione forzata della prestazione (una sintomatologia acuta)
2) una perdita di elettroliti, non necessariamente subentra uno stato di dolore acuto ma può insorgere gradualmente e/o cronicizzarsi, specie in situazioni di elevata temperatura esterna e/o umidità.
Dalla descrizione fornita propenderei per il secondo scenario, in tal senso va approfondito l'aspetto che descrivi: "io bevo molto già di mio".
Un messaggio che passa, specie negli ultimi anni (c'è stato interessante documentario sulla BBC "the truth about sport products") e che è mediato da interessi economici è che...si debba bere spesso e frequentemente (E indistintamente) per non avere eccessive perdite di elettroliti. Questo è parzialmente vero ma va sempre commisurato alla quantità di attività svolta, all'ambiente in cui ci si esercita e alle soggettive e differenti risposte a tali condizioni, cioè termoregolazione/sudorazione.
Un problema che può verificarsi infatti è quello dell'iperidratazione, frutto dell'errore che se una piccola quantità è benefica, un di più (in questo caso di acqua/liquidi) non può che fare bene.
Nel timore di incorrere in problematiche di disidratazione si può cadere nel pericolo opposto: un eccesso di ingestione di liquidi comporta 2 eventi principali, il primo, trascurabile, è un incremento dello stimolo di urinare anche durante l'attività, il secondo, più importante è la diluizione del sodio plasmatico che può indurre ad uno stato di iponatremia (<130mmoli per litro). Sfortunatamente i sintomi di questo stato sono del tutto simili a quello di uno stato di disidratazione.
Noakes & co hanno nel recente passato (2007) svolto ricerche in questo campo e il loro suggerimento, che mi sento di condividere è 1) non eccedere forzatamente con l'idratazione, anche durante l'attività 2) affidarsi alla propria sensazione di sete durante l'attività 3) curare l'idratazione POST esercizio, non eccedere in quella PRE esercizio 4) ognuno di noi ha una risposta e termoregolazione diversa, livelli di sudorazione diversa, espelle elettroliti in quantità e quantità differenti (es atleti con aloni di "sali" sulle maglie, altri no) ed in base ad essa vanno impostate proprie strategie di integrazione di elettroliti monitorando 5) eventuali carenze di elettroliti tramite esami ematici, non per tentativi. Una volta raggiunti questi punti si potranno limitare/contrastare problemi di ipo/iper idratazione e con essi raggiungere un ottimale livello di integrazione elettroliti.