Forza o agilità?

Roberto Massa

t.me/massarob
11 Marzo 2008
7.294
2.343
Visita sito
Bici
n+1
Cioè stai dicendo che quando hanno inventato le SFR, nell'équipe che ha contribuito a sviluppare il metodo, non c'era nessuno con competenze di fisica di base capace di fare quattro conti e calcolare la coppia che avrebbero prodotto a 40 RPM ? (roba che si sa calcolare da secoli).

Non lo sapevano perchè non aveva il misuratore di potenza ?
Come dire che senza un cronometro non si è capaci di dire quanto tempo impiega un'auto che viaggia a 100 km/h a percorrere 50 km.

No perchè il quel caso mi sento di rivalutare sempre più in negativo certi preparatori atletici dei professionisti...

Calcolare / prevedere la Forza (Coppia) e la Potenza che si sviluppa a 40 RPM è banale, così come è banale (e lo era anche negli anni '80, ma anche nel 1800...) raffrontarla con ciò che si sviluppa a 60 RPM o 80 RPM.

Penso e sono convinto che conoscessero i valori MEDI, presupponendo appunto che servissero e fossero utili valori elevati di forza. Il tutto mitigato dall'intensità, cito "non oltre il medio".
Parafrasando: "applico più forza perchè il più è sempre meglio..."

Il problema di fondo e più volte l'ho sottolineato è che il puro calcolo algebrico Forza/velocità non è sufficiente: l'applicazione e gli angoli* di picco di applicazione della forza non sono costanti e per questo tipo di analisi non è sufficiente nè una (semplice) formula nè un grafico che rappresenti F/V proveniente da un mis di potenza

*in funzione dell'angolo so, per esempio, che muscolatura è attivata, la fisica non è sufficiente

probabilmente quello che voleva dire è che senza misuratori di potenza i preparatori non sapevano esattamente quanti fossero i watt espressi dall'atleta, e neanche la coppia espressa. potevano calcolare di quanto aumenta la coppia variando rpm, ma non il suo valore assoluto

Il valore assoluto MEDIO quasi sicuramente era noto perchè banalmente calcolabile.
Come (nei 180+180°) si raggiunge (non solo il "quanto assoluto" FISICO) no, appunto perchè non è sufficiente il calcolo F/V ma serve un'analisi (e strumentazione: mis di forza) che permetta un elevato campionamento.
Esempio pratico: la relazione tra forza media (calcolata fisicamente come media di forza e velocità sui 180+180°) e picco di forza (misurabile SOLO con mis di forza) è spesso e per convenzione riportato come in rapporto di 1:2.
Ciò non è però vero e verificato per ogni relazione F/V : in un'azione a bassa cadenza il rapporto si riduce e/perchè gli archi di spinta cambiano rispetto a cadenze superiori. Questo non può essere desunto dalla semplice F/V
 
Ultima modifica:

Roberto Massa

t.me/massarob
11 Marzo 2008
7.294
2.343
Visita sito
Bici
n+1
Io però avevo letto che l'idea del metodo avesse come presupposto il fare lavorare il muscolo in condizione di scarsa irrorazione sanguigna,per poi sfruttare l'adattamento anche a cadenze diverse da quelle forzate dall allenamento

Una variante ciclismo della metodologia Kaatsu?
Questo può essere vero o considerato come ripiego dimostrativo spesso accompagnato dal fatto che ciò possa comportare anche un utilizzo diversificato di fibre muscolari (> uso tipo II).
Ma questo sembra anzi controproducente ed in contrasto con il presupposto di "resistenza" che si vuole ottenere, cito Coggan (*SE= Strenght Endurance= SFR; LT= fondo lento)
In contrast to the failure of SE training to result in a significant overload in a neuromuscular sense, it is less clear whether such training enhances demand on the metabolic “machinery” of type II muscles fibers. Even if does, however, there seems to be no reason to believe that this form of training would be superior to training at a normal cadence, since the latter 1) already results in significant recruitment of type II motor units, at least if the intensity is high enough (i.e., ≥ functional threshold power, 2) better fulfills the specificity principle, and 3) minimizes the risk of injury. If, however, it is deemed advantageous to attempt to specifically overload these motor units, then other forms of training such as microintervals, LT intervals performed following pre-depletion/pre-fatigue of type I motor units, etc., seem likely to be at least as effective as SE training, while also being more specific to the actual demands of racing and less risky from an overuse injury perspective.
 

MrSpock

Velocista
18 Settembre 2008
5.590
1.363
Visita sito
Bici
NCC-1701
Il problema di fondo e più volte l'ho sottolineato è che il puro calcolo algebrico Forza/velocità non è sufficiente

D'accordissimo, non sufficiente, ma strettamente necessario per non prendere cantonate quando si fanno consideriazioni come quella che citi del "più forza perchè il più è sempre meglio".

l'applicazione e gli angoli* di picco di applicazione della forza non sono costanti e per questo tipo di analisi non è sufficiente nè una (semplice) formula nè un grafico che rappresenti F/V proveniente da un mis di potenza

Certo ma questo è il futuro dell'allenamento dei prossimi anni non il presente. Oggi i misuratori di potenza sul mercato e comunemente usati non fanno analisi vettoriale, quindi tranne qualche sperimentatore avanzato che lavora proiettato al futuro, le informazioni che si usano oggi per l'allenamento sono la Coppia (Forza) utile tangenziale e la cadenza (e quindi la potenza). Ovvero non molto di più delle informazioni che si potevano desumere negli anni '80 con qualche conto accurato. Conti peraltro che non escludevano il fatto di poter fare anche qualche test sperimentale non necessariamente sulla bici : gli estensimetri li hanno inventati negli anni '30 e penso che chi allenava Moser non aveva grossi problemi economici a procurarsi strumentazione idonea.

Massimo
 

Roberto Massa

t.me/massarob
11 Marzo 2008
7.294
2.343
Visita sito
Bici
n+1
Indubbiamente però al di là della "storia" nell'applicazione o meno delle strumentazioni* (la possibilità di analisi coppia torcente lo permette da anni l' SRM modello Science) i presupposti iniziali, e poi rivisti, delle SFR erano:
- applicazione di una forza "aerobica" superiore come mezzo mediatore tra un carico a cadenza "naturale/auto scelta" ed un lavoro con sovraccarico scarsamente aerobico.
Il presupposto sicuramente non era sbagliato però come da decenni sono note e si possono calcolare relazioni F/V, dall'altra parte è stato forse impreciso (e si continua) considerare la forza applicata come una componente costante. Non ci vuole nessuna strumentazione particolare per rendersene conto e per poter verificare (es EMG) come e quanto sono coinvolti i muscoli nella pedalata
- presupposto della riduzione del flusso ematico (es similmente alla metodologia Kaatsu?) con alterazione pressioni intramuscolari e maggior PERCEZIONE di fatica. Concettualmente è l'unico aspetto a cui non si può obbiettare nulla se non che...non mi serve percepire più fatica, posso specificatamente raggiungere una fatica superiore (sia reale che percepita) applicando adeguatamente intensità superiori che comportano adattamenti specifici più mirati (indipendentemente dalla cadenza).
- shift uso fibre da tipo I (lente) a II (veloci o medio veloci): all'aumentare dell'intensità aumenta il reclutamento delle seconde (da valore FTP a salire) con un adattamento che però è legato all'intensità effettivamente raggiunta e mantenuta. Anche ipotizzando (come riporta Coggan, non c'è dimostrazione) effettivamente di raggiungere lo stesso tipo di reclutamento a minori intensità di carico riducendo semplicemente rpm viene però a mancare la specificità di questo adattamento. Come riportato da Takaishi (2002) infatti questo miglioramento avviene in senso proporzionale con la riduzione di cadenza e non viceversa: la specifictà c'è ma in ambiti tanto più prossimali al valore di rpm in cui si raggiungono questi (ipotetici) presupposti. Non so quanta specificità ci sia nel poter poi mantenere 45, mettiamo anche 50 rpm, sempre considerando che una riduzione di cadenza comporta una riduzione del flusso ematico e di conseguenza una riduzione dei meccanismi aerobici.

* ps aggiungo anche che dal mio punto di vista c'è stato e c'è tuttora un "flusso ridotto" tra ricerca e applicazione nel senso che se fisiologi e ricercatori studiano e individuano X, nell'applicazione reale, vuoi per negligenza, pigrizia (di chi è preposto a compiere questo passaggio: allenatori, preparatori, coach) o scarsa confidenza si sperimenta un decimo di X. Senza sperimentazione poi non c'è applicazione pratica. E' più semplice rimanere nel proprio orticello sicuro, rodato e ripetuto che sperimentare, ciò non è da stigmatizzare ma da tenere in considerazione
 
Ultima modifica:

phenomena

Apprendista Cronoman
16 Novembre 2008
3.143
300
varese
Visita sito
Cioè stai dicendo che quando hanno inventato le SFR, nell'équipe che ha contribuito a sviluppare il metodo, non c'era nessuno con competenze di fisica di base capace di fare quattro conti e calcolare la coppia che avrebbero prodotto a 40 RPM ? (roba che si sa calcolare da secoli).

Non lo sapevano perchè non aveva il misuratore di potenza ?
Come dire che senza un cronometro non si è capaci di dire quanto tempo impiega un'auto che viaggia a 100 km/h a percorrere 50 km.

No perchè il quel caso mi sento di rivalutare sempre più in negativo certi preparatori atletici dei professionisti...

Calcolare / prevedere la Forza (Coppia) e la Potenza che si sviluppa a 40 RPM è banale, così come è banale (e lo era anche negli anni '80, ma anche nel 1800...) raffrontarla con ciò che si sviluppa a 60 RPM o 80 RPM.

Non è che con il misuratore di potenza meccanica sia scoperta una nuova branca della fisica, semplicemente si ha la possibilità di misurare in tempo reale e registrare.

Massimo
Cioè stai dicendo che quando hanno inventato le SFR, nell'équipe che ha contribuito a sviluppare il metodo, non c'era nessuno con competenze di fisica di base capace di fare quattro conti e calcolare la coppia che avrebbero prodotto a 40 RPM ? (roba che si sa calcolare da secoli).sicuramente erano in grado di farlo,ma l'obbiettivo non era certo quello di lavorare su certe potenze.per questi obbiettivi c'erano lavori piu' intensi.il lavoro di potenziamento era anche compreso di sfr,ma oltre a queste si lavorava(e si lavora)anche con il medio,il veloce e la soglia(quella fatta in pianura era ed e' tutt'ora un incubo anche x molti prof... Io però avevo letto che l'idea del metodo avesse come presupposto il fare lavorare il muscolo in condizione di scarsa irrorazione sanguigna,per poi sfruttare l'adattamento anche a cadenze diverse da quelle forzate dall allenamento.infatti l'obbiettivo era proprio questo.il nome sfr:salite di forza resistente,la traduzione piu' appropriata sarebbe resistenza all'uso della forza,quindi di tutte le componenti negative che ne seguono.eseguita in salita x esaltare ovviamente gli effetti.ps:scusate se non riesco a citare i vostri post originali con il nome,non ne sono capace...
 

phenomena

Apprendista Cronoman
16 Novembre 2008
3.143
300
varese
Visita sito
Cioè stai dicendo che quando hanno inventato le SFR, nell'équipe che ha contribuito a sviluppare il metodo, non c'era nessuno con competenze di fisica di base capace di fare quattro conti e calcolare la coppia che avrebbero prodotto a 40 RPM ? (roba che si sa calcolare da secoli).

Non lo sapevano perchè non aveva il misuratore di potenza ?
Come dire che senza un cronometro non si è capaci di dire quanto tempo impiega un'auto che viaggia a 100 km/h a percorrere 50 km.

No perchè il quel caso mi sento di rivalutare sempre più in negativo certi preparatori atletici dei professionisti...

Calcolare / prevedere la Forza (Coppia) e la Potenza che si sviluppa a 40 RPM è banale, così come è banale (e lo era anche negli anni '80, ma anche nel 1800...) raffrontarla con ciò che si sviluppa a 60 RPM o 80 RPM.

Non è che con il misuratore di potenza meccanica sia scoperta una nuova branca della fisica, semplicemente si ha la possibilità di misurare in tempo reale e registrare.

Massimo

Ma allora senza stare a dannarsi l'anima, se uno volesse allenarsi per migliorare la prorpia prestazione (se ne sbatte della forza o dell'agilità), prende a riferimento, ad esempio una salita dove vuole battersi, le rpm con le quali sale, la potenza di cui necessiterebbe per poterlo fare e fà delle ripetute cercando di stressare al punto giusto l'organismo, aumentando magari, la potenza utile, frazionando il tutto con opportuni recuperi ad intervallo.

Quindi il concetto di riportare nel allenamento, le fasi di gara e ripartirle in allenamenti specifici, è la soluzione vincente, per quanto banale sia,
allora il punto chiave, per il training, è capire non tanto come allenarsi :mrgreen:, ma quanto?


Addosso con gli insulti :cassius:
?o-osenza tanti esperimenti il succo dell'allenamento penso sia questo.il problema x chi non ha le competenze necessarie,e' come distribuire queste fasi a medio e lungo termine
 

Roberto Massa

t.me/massarob
11 Marzo 2008
7.294
2.343
Visita sito
Bici
n+1
Ribadisco che è una considerazione estrema ma corretta: proprio per questo (ed altri motivi) conoscere e saper analizzare le esigenze di gara nelle sue varie componenti e poi riportarle in allenamento è utile nonchè necessario. Ma per fare ciò con dati utili e ripetibili servono riferimenti oggettivi come solo un misuratore di potenza (e nell'immediato futuro anche di forza istantanea non mediata) permette e permetterà.
Permette di lavorare su un intput specifico sapendo la sua relazione sotto l'aspetto fisiologico di risposta output.
FC ha in sè dei limiti, delle variabili e delle latenze che declassano questo riferimento a secondario (per alcuni anche superfluo) rispetto a forza, coppie torcenti o più genericamente e già attuabile potenza.
Dal punto di vista metodologico e applicativo poter sfruttare riferimenti di questo tipo amplia e specifica la tipologia di intervento (es conoscere relazioni intensità/glicogenolisi )
 

Roberto Massa

t.me/massarob
11 Marzo 2008
7.294
2.343
Visita sito
Bici
n+1
Imprimere un po' di forza positiva anche con la gamba che sale, dopo il punto morto inferiore, è una cosa tutt'altro che facile da imparare a fare davvero; richiede molta dedizione, tenacia e la voglia di raggiungere traguardi prestativi sempre maggiori.

Per quanto mi riguarda, credo sia già un ottima cosa riuscire ad annullare o almeno ridurre al minimo, la componente negativa di quella gamba.
Nel tentativo di raggiungere questo risultato, io mentre pedalo mi immagino di stare correndo a ginocchia alte...

la priorità però rimane sempre al picco di forza raggiunto per singola pedalata, ridurre il punto morto ha un costo sull'efficienza (Korff, 2007)
L'equilibrio è nel trovare il bilanciamento tra i 2 fattori

esiste qualcuno che fa registrare un grafico in cui la gamba in ritorno non solo non si oppone ma imprime una forza utile al movimento, e se si è tanto più importante quanto più è bassa la cadenza?

Ti ri-rispondo graficamente
cattura1w.jpg


Azione di un solo arto inferiore sui 360° di singola pedalata (asse Y)
Asse X Potenza (W)

Linea nera continua netto risultante effettivamente applicato
Linea bianco-nera effettiva applicazione forza muscolare
Linea rossa (E NON PUO' ESSERE ESCLUSA) è la componente gravitazionale (cioè il peso del sistema arto inferiore+piede+scarpa)= si bilancia nelle due fasi di spinta e trazione in senso negativo e positivo ma ovviamente nella fase negativa non si può annullare. Può però essere ridotta SE c'è un azione coordinata della catena posteriore dei muscoli della coscia, però, questo comporta una perdite di efficienza più o meno marcata.

Da notare come la componente gravitazionale influisca anche in maniera corposa nella fase positiva (senza azione muscolare ad una cadenza media viene erogato un picco che può raggiungere anche i 100-120W).
 

Braccio

Scalatore
27 Ottobre 2008
6.811
1.074
mondo
Visita sito
Bici
bici
Se fosse servito (ma non serviva allo scopo) potevano calcolare anche il valore assoluto, esattamente come lo si calcola oggi, esattamente come si poteva calcolare nel 1800.

Foglio Excel in firma per un esempio di come si fa.

Per inciso, partendo dal presupposto che qualche competente non solo di fisiologia nel gruppo ci fosse, io sono d'accordo piuttosto con le motivazioni che cita Marcuzzo di allenarsi con bassa irrorazione sanguigna dei muscoli. Questo a prescindere dal fatto che la tecnica si sia rivelata corretta o sbagliata, ma almeno era una tesi da sperimentare, non certo invece quello di capire sperimentalmente quanta coppia ci vuole a spingere a 40 RPM.

Massimo

Una curiosità, cito questo, semplicemente perchè mi rivolgo a te.
Ma se tu alleni la forza resistente, come la alleni quindi?
Mi interesserebbe molto conosciere la tua strategia, sempre non sia coperta da copyright :mrgreen:.

Ribadisco che per me, vista la possibilità attuale di modulare a piacere con certezza la potenza espressa, in mancanza di conoscienza tecniche adeguate, non si sbaglia a riportare in allenamento, le condizioni di gara, come poi è tutto da vedere, le possibilità ci sono e sono tante, un esempio è sicuramente l'allenamento sui quadranti.

Ma sono anche convinto che non si possa fare da dicembre ad ottobre, che si debba passare necessariamente per strade alternative, per "costruire" di stagione in stagione, delle basi più solide, sulle quali poi specializzarsi, anche perchè tirare alla morte tutta la stagione, porta solo da una parte.

Anche nell'ipotesi in cui la "scelta" (maggiore o minore velocità di ripetizione) fosse arbitraria in una certa situazione, questo non significa che lo sia in generale visto che una seduta di allenamento deve essere interpretata anche come risposta all'applicazione di un certo stimolo. E volendo applicare uno stimolo ottimale, bisognerà tenere in conto che esso dovrà dipendere dallo stato dell'atleta a cui viene applicato, dagli adattamenti ricercati (tipicamente in riferimento ai propri punti deboli) e dagli impegni concomitanti (es. gare).
Ad esempio è riportato che in atleti di endurance nel periodo di competizione si tende a perdere ipertrofia muscolare e resistenza alla forza. Che tipologie, modalità, frequenze e quantità di esercizi utilizzare qualora sia di interesse recuperare la caratteristica parzialmente perduta, magari in modo da interferire il meno possibile con le altre tipologie di esercizio utilizzate?

Giusto, gli insulti: :angrymod::evil::vox::espulso.:twisted:
:mrgreen:

Quindi, visto che nel mio caso ho la certezza di avere una carenza di forza, mi interessa molto questo aspetto.
Io eccedo spesso in agilità, ma questa agilità è sterile, perchè supportata da una scarsa forza.

L'idea che mi sono fatto io, leggendo qui e là, è che la soluzione migliore possa essere quella di un allenamento con ripetute brevi, da 3' a max 5' a 60rpm, intorno alla FTP, da associare a scatti con il rapportone da fermo di pochi secondi. Così facendo mi dovrei garantire un reclutamento di tutte le fibre muscolari utili.
Ha senso o l'ho sparata grossissima? Io ci provo...a capire :dentone:

Dai fatevi sotto :cassius::-x
 

MrSpock

Velocista
18 Settembre 2008
5.590
1.363
Visita sito
Bici
NCC-1701
Una curiosità, cito questo, semplicemente perchè mi rivolgo a te.
Ma se tu alleni la forza resistente, come la alleni quindi?
Mi interesserebbe molto conosciere la tua strategia, sempre non sia coperta da copyright :mrgreen:.

Direi di no, anche perchè in passato ho pure postato più volte i grafici di alcuni allenamenti.
La "Resistenza alla Forza" la faccio con ripetute in Z4 x 6'...8' con cadenze intorno alle 50-55 RPM e in Z5 x 3'...5' con cadenze intorno alle 60-65 RPM.

Ribadisco che per me, vista la possibilità attuale di modulare a piacere con certezza la potenza espressa, in mancanza di conoscienza tecniche adeguate, non si sbaglia a riportare in allenamento, le condizioni di gara, come poi è tutto da vedere, le possibilità ci sono e sono tante, un esempio è sicuramente l'allenamento sui quadranti.

Appunto... in gara quando pedali a 40 RPM ?
(Esclusi Mortirolo, Zoncolan o Scanuppia :mrgreen:).

Adeguarsi alla richiesta gara non è una invenzione del 21-esimo secolo... che poi uno lo faccia oggi con il Power Meter, ieri con il cardio o ancora prima a sensazione, il metodo di base è sempre quello.

La filosofia che deve stare dietro anche ad un allenamento pìu pianificato è comunque sempre rivolta alla richiesta gara; per intenderci, se ti alleni per far cronometro in pianura non farai lo stesso allenamento che per fare cronoscalate, per fare GF, gare in linea o Randonnée.

Massimo
 

Braccio

Scalatore
27 Ottobre 2008
6.811
1.074
mondo
Visita sito
Bici
bici
Direi di no, anche perchè in passato ho pure postato più volte i grafici di alcuni allenamenti.
La "Resistenza alla Forza" la faccio con ripetute in Z4 x 6'...8' con cadenze intorno alle 50-55 RPM e in Z5 x 3'...5' con cadenze intorno alle 60-65 RPM.

Scherzavo naturalmente, ricordo che nell'altra discussione hai postato alcuni allenamenti.
Bene, mi confora vedere che le mie idee non sono poi così confuse :mrgreen:.

Appunto... in gara quando pedali a 40 RPM ?
(Esclusi Mortirolo, Zoncolan o Scanuppia :mrgreen:).

Si infatti, io le Sfr a 40rpm, non le ho mai fatte.

Adeguarsi alla richiesta gara non è una invenzione del 21-esimo secolo... che poi uno lo faccia oggi con il Power Meter, ieri con il cardio o ancora prima a sensazione, il metodo di base è sempre quello.

Naturalmente, però concorderai che con un misuratore di potenza è tutto molto più semplice, perchè sai esattamente le zone in cui devi lavorare, limitando al massimo le fluttuazioni e le varianti, che la sola FC e le sensazioni hanno/danno.
Poi è certo che si possa fare anche senza, ma così diciamo, viene meglio.

Grazie o-o
 

phenomena

Apprendista Cronoman
16 Novembre 2008
3.143
300
varese
Visita sito
Direi di no, anche perchè in passato ho pure postato più volte i grafici di alcuni allenamenti.
La "Resistenza alla Forza" la faccio con ripetute in Z4 x 6'...8' con cadenze intorno alle 50-55 RPM e in Z5 x 3'...5' con cadenze intorno alle 60-65 RPM.



Appunto... in gara quando pedali a 40 RPM ?
(Esclusi Mortirolo, Zoncolan o Scanuppia :mrgreen:).

Adeguarsi alla richiesta gara non è una invenzione del 21-esimo secolo... che poi uno lo faccia oggi con il Power Meter, ieri con il cardio o ancora prima a sensazione, il metodo di base è sempre quello.

La filosofia che deve stare dietro anche ad un allenamento pìu pianificato è comunque sempre rivolta alla richiesta gara; per intenderci, se ti alleni per far cronometro in pianura non farai lo stesso allenamento che per fare cronoscalate, per fare GF, gare in linea o Randonnée.

Massimo
anch'io non ho mai usato simili cadenze,ci sono andato vicino pero' sulla salitaccia della southgardaroad l'anno scorso:circa 7 min non oltre le 50 rpm,di cui 3 min attorno alle 45.le pendenze erano da mortirolo:wacko: ovviamente,i rapporti no....io le sfr a 40 rpm ho iniziato a farle nei primi anni 90.i primi anni di mediofondo le facevo col 39/53,poi ho sentito l'esigenza di agilizzare un pochino e sono passato alla compact.con il rapporto minimo 34/23 facevo tutte le mediofondo(non salite come il mortirolo),in qualche frangente mi stava un po stretto,ma non mi sono mai spaccato le gambe.col passaggio alle granfondo ho dovuto aggiungere il 25,che mi dava la tranquillita' di superare agevolmente qualsiasi salita.dalla fine dello scorso anno ho abbandonato le sfr a 40 rpm e mi sono portato a 55/60,unendole a tratti a 80/90 fatte al vo2max.durante questa stagione e' successo che in parecchie gf mi sono trovato incapace di fare salite sotto le 70 rpm,le mie gambe non spingevano piu'.nelle corse con salite oltre il 15% dove l'anno scorso me la cavavo col 25,quest'anno ho dovuto mettere il 27,anche x questo motivo ho incominciato a evitare gare tipo il medio della giordana.e' risultato evidente un netto calo sulla resistenza a pedalare a lungo a basse cadenze,quindi sull'uso della forza ,comunque mulinare a 70-75 rpm su salite dure e' pur sempre molto dispendioso e non e' detto che si facciano piu' watt.quest'inverno non dico che tornero' alle origini,ma sicuramente vedro' di correggere il tiro
 
  • Mi piace
Reactions: unimog

mardok80

Ammiraglia
22 Gennaio 2009
16.289
265
Cervia
Visita sito
Bici
7 BICI
anch'io non ho mai usato simili cadenze,ci sono andato vicino pero' sulla salitaccia della southgardaroad l'anno scorso:circa 7 min non oltre le 50 rpm,di cui 3 min attorno alle 45.le pendenze erano da mortirolo:wacko: ovviamente,i rapporti no....io le sfr a 40 rpm ho iniziato a farle nei primi anni 90.i primi anni di mediofondo le facevo col 39/53,poi ho sentito l'esigenza di agilizzare un pochino e sono passato alla compact.con il rapporto minimo 34/23 facevo tutte le mediofondo(non salite come il mortirolo),in qualche frangente mi stava un po stretto,ma non mi sono mai spaccato le gambe.col passaggio alle granfondo ho dovuto aggiungere il 25,che mi dava la tranquillita' di superare agevolmente qualsiasi salita.dalla fine dello scorso anno ho abbandonato le sfr a 40 rpm e mi sono portato a 55/60,unendole a tratti a 80/90 fatte al vo2max.durante questa stagione e' successo che in parecchie gf mi sono trovato incapace di fare salite sotto le 70 rpm,le mie gambe non spingevano piu'.nelle corse con salite oltre il 15% dove l'anno scorso me la cavavo col 25,quest'anno ho dovuto mettere il 27,anche x questo motivo ho incominciato a evitare gare tipo il medio della giordana.e' risultato evidente un netto calo sulla resistenza a pedalare a lungo a basse cadenze,quindi sull'uso della forza ,comunque mulinare a 70-75 rpm su salite dure e' pur sempre molto dispendioso e non e' detto che si facciano piu' watt.quest'inverno non dico che tornero' alle origini,ma sicuramente vedro' di correggere il tiro

Io sono migliorato aumentando il rapporto davanti.

Pero' io spesso vado su a 60rpm,diciamo che non sono uno che guarda sempre le rpm tengo d'occio piu i watt.
 

Il fondista

Apprendista Cronoman
4 Dicembre 2007
2.704
111
Lugo (Ra) oppure Canove di Roana (Vi)
Visita sito
Bici
Carraro Edge 991
Per esperienze personale e oramai di qualche anno d'esperienza, ritengo che ognuno di noi ha una propria cadenza con cui riesce a ottimizzare la propria prestazione sia in pianura che in salita.

Ritengo fondamentale non tanto il lavoro muscolare ma quello sul "motore" (Vo2max in primis).

Posso dire che quest'anno, grazie anche all'aver finalmente obiettivi chiari e una metodologia chiara d'allenamento, ho ridotto la differenza di cadenza tra quella utilizzata in pianura ed in salita.
 
22 Marzo 2007
4.413
3.139
Visita sito
Bici
human-powered
L'idea che mi sono fatto io, leggendo qui e là, è che la soluzione migliore possa essere quella di un allenamento con ripetute brevi, da 3' a max 5' a 60rpm, intorno alla FTP, da associare a scatti con il rapportone da fermo di pochi secondi. Così facendo mi dovrei garantire un reclutamento di tutte le fibre muscolari utili.
Ha senso o l'ho sparata grossissima? Io ci provo...a capire :dentone:
A mio parere può essere sensato, eventualmente con altre varianti da valutare in relazione a richieste particolari, e senza cercare di voler per forza fissare dei valori di cadenza validi per tutti. Rimane da valutare la collocazione migliore in relazione agli esercizi utilizzati in un certo periodo, ma qui siamo nel campo dell'impostazione generale della periodizzazione. Se è vero che la forza non è di per sè un fattore limitante, penso si tratterà comunque di esercizi addizionali di cui ricercare la migliore compatibilità (in termini di accoppiamento e collocazione all'interno della singola sessione) con quelli "dominanti", caratteristici del particolare stadio della preparazione.
 

gnegno70

Apprendista Passista
20 Giugno 2009
979
36
rimini
Visita sito
Bici
la migliore x me
Ognuno sta sostenedo le propie opinioni e i propi dogmi,anche dopo aver letto post di gente che vi ha studiato e vi studia sopra x mestiere.Vedi Roberto Massa.

Secondo me non c'è più sordo di chi non vuole sentire e non c'è più ceco di chi non vuole vedere.

Lo studio,la competenza,la ricerca sono fondamentali x progredire.

Scusate......
 

Il fondista

Apprendista Cronoman
4 Dicembre 2007
2.704
111
Lugo (Ra) oppure Canove di Roana (Vi)
Visita sito
Bici
Carraro Edge 991
Ti spiace dare dei numeri così è molto più chiaro... ;-)

Tipo pianura (circa) X
Salita (circa) Y
Falsopiano (circa) Z

Ovviamente parlo di normalità, non di lavori specifici...

Se ti è utile...

pianura 90
salita 75/80

Comunque non capisco l'intervento ;nonzo% ognuno ha le proprie, bisogna solo testarsi come ha detto Roberto in precedenza.