Il caro vecchio doping

132

Il ciclismo è cambiato moltissimo negli ultimi 20 anni, ormai è una constatazione che viene fatta quasi quotidianamente, tra metodi di allenamento, materiali, alimentazione ed un profluvio di studi scientifici che aggiornano ormai periodicamente questi aspetti. Del doping invece si è persa un po’ traccia, nel senso che chi viene beccato lo è perché “era il solito corridore alla frutta”, che sparava l’ultima cartuccia o per entrare o restare nell’ipercompetitivo mondo del ciclismo pro attuale; per il resto l’opinione pubblica si divide fondamentalmente su chi pensa che tanto siano tutti dopati, come sempre, e che siano cambiati solo metodi e sostanze, secondo il vecchio adagio che tanto “l’antidoping insegue sempre il doping”, e chi invece è convinto che il ciclismo oggi si sia redento dopo un trentennio di lacrime e sangue e anche solo a sentir parlare di doping si innervosisce e attacca gli altri sport, perchè il ciclismo è supercontrollato, etc.etc..


In realtà una recente indagine del quotidiano spagnolo Marca sugli esiti dell’operazione Ilex da una chiave di lettura molto meno sofisticata di quello che potrebbe essere lo scenario oggi. I controlli antidoping potrebbero essere circonvenuti alla moda degli anni ’90, sfruttando un “buco” nella legislazione spagnola: le leggi sulla privacy in Spagna implicano che non sono consentiti controlli antidoping a casa degli atleti tra le 23:00 e le 06:00. Ci sono state occasioni in cui l’UCI è riuscita a ottenere un permesso speciale dalle autorità spagnole, ma ciò è avvenuto solo in casi estremi.

Le informazioni provenienti dalla Sezione salute pubblica e doping della Guardia Civil mostrano che i ciclisti in Spagna sanno di avere un’ampia finestra temporale per consentire ai loro corpi di eliminare eventuali sostanze illecite prima delle ore in cui sono consentiti i test nel paese. Inoltre a non poter effettuare controlli notturni, gli agenti antidoping non possono visitare gli atleti nei fine settimana.

Un esperto antidoping anonimo contattato da Marca ha rivelato che i ciclisti potrebbero utilizzare questo sistema per evitare di essere scoperti: “Hanno studi grazie ai quali sanno quanto tempo dura la sostanza nel loro corpo e ciò significa che, ad esempio, i medici possono ‘prescrivere’ una sostanza alle 23:01. così che, alle 6 del mattino, non ce n’è più traccia nel tuo corpo”.

Né più né meno di quello che un Lance Armstrong faceva 25 anni fa.

I rapporti risultati dall’operazione Ilex puntano il dito anche su un’altra area di preoccupazione per le autorità antidoping, ed è l’obbligo di inviare i campioni per le analisi al laboratorio competente entro 48 ore dal prelievo. Ciò crea problemi per i paesi con accesso limitato ai laboratori accreditati.

Sempre rimanendo in Spagna, ad esempio, i campioni di sangue prelevati come parte dei test fuori competizione possono essere prelevati solo fino a mezzogiorno di giovedì per consentire agli ufficiali di rispettare la finestra di 48 ore. La fonte di Marca ha commentato: “…da giovedì sera a domenica loro [i corridori] possono fare quello che vogliono perché quasi sicuramente nessuno li controllerà“.

Ancora peggio in Sud America, dove in tutto il continente esiste un solo laboratorio accreditato, situato a Rio de Janeiro, quindi:  “…è impossibile che un’analisi ben fatta arrivi entro il termine di 48 ore se viene inviata da altri paesi come Colombia, Argentina o Ecuador“.

Stessa cosa accade nel continente Africano, con un solo laboratorio accreditato WADA, in Sud Africa.

Il rapporto dell’operazione Ilex poi mette in luce che ci sono discrepanze nella lettura delle analisi tra i vari laboratori, e che la possibilità di corruzione in alcuni di questi è concreta (un’indagine a proposito è ancora in corso).

In Spagna poi c’è un ulteriore scappatoia legale, che interviene nel caso di positività data dal passaporto biologico. Questo grazie ad un precedente, quello del corridore della Burgos-BH Ibai Salas, il quale ha avuto l’onore di essere stato il primo squalificato per anomalie sul passaporto biologico in Spagna, nel 2018. Peccato che il tribunale amministrativo spagnolo (cugino dei mitici TAR italiani) abbia annullato la sospensione nel febbraio 2019 sulla base del fatto che il passaporto biologico da solo non può fornire la prova dell’uso del consumo di sostanze o metodi proibiti, in quanto “non è sufficiente [da sola] a provare un reato”.

Solo un successivo appello al TAS da parte della WADA ha portato alla squalifica di 4 anni di Salas, ma vien da se che la legislazione spagnola vigente rappresenta un ostacolo, oneroso da parte delle istituzioni mondiali, da circonvenire. Cosa che poi allunga considerevolmente i tempi dei procedimenti. Infatti l’UCI prima di comminare una squalifica deve attendere che tutta la trafila processuale sia terminata, lasciando nel limbo della sospensione i corridori, ed attirandosi (come noto) gli strali dei tifosi, che incredibilmente ne danno la colpa all’UCI stessa, la quale invece deve attendere per forza di cose che le operazioni di polizia siano terminate ed i fatti accertati, proprio come nel caso dell’Operazione Ilex, che ormai già compie 2 anni abbondanti, ma non è ancora chiusa.

Tutto questo ovviamente non è una prova contro il ciclismo indistintamente, ma mette in luce che ormai, dopo 40 anni di singhiozzi ed inciampi vari, una normativa comune a livello internazionale sulla materia sia necessaria.

Commenti

  1. bad:

    VDP e Remco su tutti..... e come detto prima non dico che lo facciano per il doping, ma sono famosi ed è più facile che si parli della loro residenza che quella di gregari di seconda fascia
    Remco vive a Calp (dove fanno un sacco di ritiri). Van der Poel non mi risulta viva in Spagna ma anche ove fosse 2 ciclisti o anche 10 dimostrano una voglia dei professionisti di trasferirsi lì per ragioni doping? Anche no visto che non è semplicemente vera questa tendenza.

    bad:

    Contador non corre da un po'...... magari come è cambiata preparazione e alimentazione è cambiato anche il doping (sempre se c'è)
    La legislazione era uguale anche ai suoi tempi. Eppure pur essendo spagnolo viveva altrove. Uno spagnolo che vivesse in Spagna non avrebbe nemmeno dato nell'occhio. Eppure viveva altrove.

    bad:

    ps: ribadisco, non è un'accusa, ma evidenziare delle lacune nelle giurisdizione aiuta ad andare verso un ciclismo pulito, sentenziare che sono solo "ca$$ate" non porta da nessuna parte;
    25/30 anni fa si ci avessero detto di quello che faceva LA molti (io compreso ovviamente) avremmo detto che è fantascienza.... invece era vero
    Gianetti si è iniettato qualche composto chimico impensabile... eppure l'ha fatto (e ci è quasi rimasto)
    Ribadisco: le evidenze dei loro comportamenti non avvalorano l'ipotesi che in Spagna ci sia doping facile. Non almeno grazie a una finestra temporale di no controlli di notte. E non sono per nulla persuaso (ma questa è una cosa mia) che in 7ore si riesca a celare chissà cosa fra assunzione produzione di effetti e smaltimento.
    Non sto dicendo che siano tutti magicamente puliti semplicemente perchè non lo penso. Solo che per combattere un fenomeno è meglio individuare bene il problema e non mi sembra esserlo questo della finestra notturna. Fra l'altro la ritengo anche abbastanza giusta: andar a rompere l'anima di notte ad atleti e relative famiglie non mi sembra una cosa molto umana.

    thornn:

    si vive in spagna per allenarsi in svizzera per pagare le tasse. mi da più fastidio la seconda che la prima a dirla tutta. visto che poi quando osno in italia usano le infrastrutture italiane che io pago e loro molto meno
    In Svizzera o a Montecarlo o ad Andorra ci vivono tutti non solo gli italiani. E fanno bene.
    Guardando solo gli italiani come residenti all'estero beneficiano in ipotesi della sanità italiana esattamente come qualsiasi residente all'estero in Italia per turismo cosa che vale anche per noi quando siamo all'estero. Ho forti dubbi che nella loro situazione si rivolgano peraltro alla sanità pubblica. Non mi viene in mente di cosa altro usufruiscano che paghi tu con le tue tasse più di quanto non faccia tu se vai all'estero o che appunto facciano tutti i turisti quando sono qui. Poichè loro di fatto all'estero ci vivono sul serio la sanità ce la hanno lì i figli vanno a scuola lì cosa si va cercando? Vogliamo chiudere le frontiere a tutti perchè in quanto residenti all'estero non devono percorrere le nostre strade sistemate (eufemismo) con i nostri soldi? O se stanno male non usufruire degli ospedali? O delle forze dell'ordine?
    La mia città vive sul turismo e ben venga pagar le tasse per accogliere gli stranieri che comunque riversano nella nostra economia fior di soldoni.
  2. Skardy:

    ove fosse 2 ciclisti o anche 10 dimostrano una voglia dei professionisti di trasferirsi lì per ragioni doping? Anche no visto che non è semplicemente vera questa tendenza.

    Tutta la EF ha base a Girona. Gli Yates, svariati Ineos e praticamente tutti gli australiani ci vivono. Tutti quelli che vivono ad Andorra sono assoggettati alle leggi spagnole.

    Detto questo non c'è nessun nesso per il semplice motivo che non tutti si dopano, in generale. Il punto è la non omogeneità delle legislazioni che complica il lavoro dell'antidoping e delle istituzioni. E questo lo dice l'inchiesta spagnola, non io.
  3. trecow:

    ma secondo te cambierebbe tanto se andassero a pastasciutta e petto di pollo? se noi amatori abbiamo i bcaa, le maltodestrine, integratori di ogni tipo (sempre restando nel campo della legalità),
    Nessuna delle cose che hai citato (bcaa, le maltodestrine, integratori) può fare la differenza fra vincere e perdere o alterare le prestazioni più di quanto non faccia una sana dieta, se sei un atleta geneticamente mediocre resti mediocre anche con gli integratori e la dieta migliore del mondo.

    Il doping invece può trasformare un atleta mediocre con buona risposta ai farmaci in un campione assoluto, perchè va a compensare i nostri limiti genetici.

    Dove starebbe il merito del campione così costruito?

    Per me starebbe solo nel fatto che ha deciso di rischiarsi la salute più di un altro per trasformare il suo corpo in qualcosa che la natura aveva pensato diversamente.

    Quale valore e quale interesse può avere uno sport così?

    Per me nulla

    Se per assurdo avessi due leghe di ciclismo, una per atleti legalmente dopati e una per atleti "naturali", quale attirerebbe spettatori e sponsor secondo te?
Articolo precedente

Antwan Tolhoek positivo ad uno steroide

Articolo successivo

Rigoberto Uràn si ritira

Gli ultimi articoli in Gare

Merlier forza 3

Tim Merlier (Soudal-QuickStep) ha realizzato oggi la sua tripletta a Chalon-sur-Saône, nella 12^tappa del Tour de…