Jonas Vingegaard è caduto ieri in allenamento durante uno stage in Spagna. La sua squadra, la Visma-LAB, ha precisato che non ha sostenuto infortuni gravi e sta bene, ma allo stesso tempo ha aggiunto che prega “i tifosi in bici” di lasciare i loro beniamini pro liberi di allenarsi “lasciandogli più spazio possibile”.
Questo invito fa presagire che una dei fattori della caduta di Vingegaard sia da imputare a qualche tifoso che lo seguiva in bici durante l’allenamento. Cosa che ormai pare essere sempre più frequente, visti i numerosi video che poi ne scaturiscono sui vari social.
Nello specifico, a quanto pare, un ciclista spagnolo, Pedro García Fernández, stava seguendo Vingegaard durante un suo allenamento a Malaga, in discesa. Il danese per toglierselo di ruota avrebbe aumentato la velocità finendo però per terra, e rialzandosi sanguinante al volto. Il tutto relazionato dallo stesso Fernandez su Strava.
“Si può essere professionali, ma si può anche essere umili. Jonas è caduto mentre cercava di lasciarmi indietro mentre scendevamo dalla fuenta la reina, e quando mi sono fermato per chiedergli come stava, si è arrabbiato con me perché lo avevo seguito.
Stava scendendo velocemente solo per lasciarmi indietro ed è finito a terra.
Non faccio questo per vivere; sono un dilettante come la maggior parte delle persone, quindi non capisco la sua rabbia da professionista al riguardo.”





quando praticavo molta mtb, le strade bianche erano le più insidiose, specie nelle discese, trovare tratti con strato di ghiaia più spesso o col breccino che cambia o contropendenze dure con breccino, o tratti con sabbia e fondo poco consistente . personalmente neella mia carriera offroad ho riscontrato diverse cadute su strade bianche apparentemente "facili" , principalmente per distrazione, sottovalutazione ecc specie in allenamento quando abbassi un po' la guardia , molto più raramente in gara invece. per contro su asfalto mi sento molto più sicuro. capisco che pedalare nell'asfalto brianzolo o nell'hinterland di milano o roma non si possa dire la stessa cosa, per il rischio traffico.
si parlava però di prof che migravano per trovare posti adeguati per allenarsi. ecco una volta migrati in contesti pedalabili con poco traffico e automobilisti mediamente rispettosi, non c'è piu motivo per scegliere di allenarsi in gravel. meglio l'asfalto a mio avviso, molto più sicuro.
Si parlava di essere innervositi ed il fatto che fosse giustificato esserlo.
Per i pro in stage in Spagna poi sono casi tutt'altro che limite e ben frequenti. Se ne sono lamentati un bel tot.