Come si pedala? Durante la pedalata il picco di forza è applicato (con una variabilità soggettiva legata agli aspetti sopra elencati) con la pedivella parallela al terreno o appena oltre tale punto (identificabile con l’andamento della coppia torcente/max componente vettoriale utile di spinta, es. mediante analisi pedalata Wattbike) poiché in questo punto intervengono le azioni concentriche di gamba (anatomicamente: gemelli e soleo, con un supporto di controllo del piede più che una vera azione propulsiva), e del grande gluteo. Il quadricipite entra in funzione con una contrazione successiva al superamento di questo punto. In tutta l’azione della pedalata vi sono componenti di co-contrazione più o meno marcate a seconda dell’efficienza dell’atleta (http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/18539044).
Nella fase di ritorno il muscolo tibiale anteriore svolge un ruolo di sollevamento del piede e conseguente riduzione dell’inerzia dell’arto nella fase non propulsiva. In tal senso un’altezza sella troppo marcata può creare un problema nel mantenimento di una cadenza superiore a quanto siamo abituati perché l’azione della caviglia viene limitata con un eccesso di estensione dell’articolazione tibio-tarsica. Non è un caso che appunto nelle specialità in pista gli atleti prediligano invece altezze sella inferiori rispetto ad altre specialità (es. cronometro). Questa tendenza è ora presente e spesso visibile in alcuni atleti anche nell’attività su strada rispetto ad una tendenza opposta negli anni precedenti.
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Dott. Massa Roberto
operatore sportivo, allenatore, preparatore atletico, coach
Laureato in Scienze Motorie – Sport & personal trainer
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Email: http://scr.im/massarob



Quindi, semplificando per i comuni ciclisti amatori con potenze vam piuttosto comuni, è poco utile ostinarsi a cercare cadenze elevate, oltre le 105 al min, a fine allenamento, per defaticamento. L’effetto defaticante non c’è in noi – con le nostre gambe – come invece nei prof o atleti evoluti che farebbero girare le gambe a quella velocità ma con una potenza significativamente maggiore. Cioè meglio defaticarsi a meno pedalate al minuto che non forzare un’agilità piuttosto ‘a vuoto’? Giusto?
– la cadenza autoscelta è tendenzialmente il gesto più economico, vedi sezione cadenza precedente articolo: http://www.bdc-mag.com/intensita-e-metabolismo/
– un lavoro su alta cadenza ha minimo impatto sulle capacità di potenza nella componente velocità, in parte influisce sulla capacità di coordinazione di contrazione/decontrazione
– un lavoro di incremento cadenza con obiettivo di miglioramento della prestazione necessita un contemporaneo incremento intensità. Il solo “far mulinare” le gambe, a basse potene/intensità, non è sufficiente nel massimizzare il reclutamento di fibre ed unità motorie.
correggo errore ultimo paragrafo, grazie Nembo
Quindi avevo capito bene. Notavo un certo affaticamento muscolare quando mi defaticavo a 105-117 pedalate nel day after. Abbassando la cadenza nel defticamento ad 85-90 mi é sembrato meglio.
Comunque… grande Roberto.
Sempre molto interessante