L’appello del MPCC contro la medicalizzazione del ciclismo

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Il Movimento per un ciclismo credibile (MPCC)  ha chiesto all’UCI delle misure per contrastare la medicalizzazione del ciclismo professionistico. Sono passati ben 11 anni da quando per la prima volta degli stessi attori interni al ciclismo professionistico hanno chiesto che fosse bandito il tramadolo. Ora siamo ad un nuovo capitolo che riguarda nuove sostanze e metodi.


L’appello si orienta a contrastare quelle che l’MPCC chiama “zone grigie” del ciclismo: “Ciò che è chiaro è che finché permarranno delle zone d’ombra la credibilità del ciclismo continuerà a risentirne e la salute dei corridori sarà a rischio”. In particolare si pone contro la crescente medicalizzazione del settore, che riguarda sostanze e trattamenti medici non ancora banditi dalla WADA, ma che pongono seri dubbi etici e sulle conseguenze sulla salute degli atleti, che non sono persone malate da trattare con gli appositi farmaci.

Sin dal 2017 l’MPCC si è speso perché vengano banditi i chetoni, prodotti che a loro avviso rientrano in questa zona grigia, ottenendo due anni dopo una “raccomandazione di non uso” da parte dell’UCI, ma non un divieto formale, tanto che l’MPCC lamenta che alcune squadre hanno addirittura contratti di sponsorizzazione da parte di aziende che li commercializzano. Sponsorizzazioni che i membri del MPCC si impegnano a rifiutare per questi prodotti.

In realtà non c’è ancora un’opinione condivisa su questi prodotti, con alcuni studi che non evidenziano effetti negativi, ed effetti marginalmente positivi, lasciando il dubbio che siano integratori più inutili che altro.

Altro punto sollevato dal MPCC è l’eterno ritorno delle borracce per i finali di gara. Ovvero borracce contenenti sostanze o mix di sostanze per dare agli atleti il boost finale prima del traguardo. In particolare puntano il dito sul tapentadolo (in combinazione con caffeina e Sudafed) che altro non è che un cugino strettissimo del già bandito tramadolo contro cui l’MPCC ha lottato per un decennio. Un oppiaceo-analgesico piuttosto potente che, come il tramadolo, ha come effetti collaterali tremori, giramenti di testa, etc…gli stessi del tramadolo che era stato accusato di essere causa di cadute. L’UCI per ora ha messo il tapentadolo nella lista delle sostanze sotto indagine, con la stessa trafila utilizzata a sua volta per il tramadolo. Fino al prossimo analgesico.

In generale quindi l’MPCC chiede un ciclismo totalmente scevro dall’utilizzo di medicinali, anche non proibiti formalmente dalla WADA come sostanze dopanti, sia per proteggere la salute degli atleti, che sono, o dovrebbero essere, soggetti sani e quindi non medicalizzati, sia per tutelare l’immagine dello sport, che diventerebbe negativa agli occhi del pubblico.

Nel corso della sua esistenza l’MPCC ha avuto un’altalena continua di adesioni e abbandoni da parte delle squadre WT, passando da una quasi totale adesione iniziale ai soli 7 (su 18) Team membri della stagione 2025 (4 su 15 in campo femminile). Contro i 16 membri su 17 delle squadre Pro-Conti e 14 su 178 delle Continental.

 

Commenti

  1. Ser pecora:

    Difficile. Alcune sostanze sono proibite solo oltre certi dosaggi ad esempio (salbutamolo es.).
    eh ok ma meglio così mi sembra una continua ricerca al farmaco alternativo.. preferirei una lista complicata al far west del questaltramolo
  2. andry96:

    eh ok ma meglio così mi sembra una continua ricerca al farmaco alternativo.. preferirei una lista complicata al far west del questaltramolo
    Sarebbe una complicazione al contrario. O si decide che qualunque analgesico è proibito (non molto sensato) o per poterli prescrivere con le TUE andrebbero comunque indagati i dosaggi/effetti.
    Nella lista WADA infatti le sostanze sono divise per proibite "sempre", in competizione, o solo in certi sport.
  3. frenzyfrenzy:

    Non sapevo che il Corriere della Sera pubblica bufale.
    Pubblica regolarmente puttanate incredibili che generano ogni volta una shitstorm sui social da parte di chi è del settore...
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