12 casi di doping nel ciclismo 2020

12 casi di doping nel ciclismo 2020

24/11/2020
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24/11/2020

Come ogni anno il movimento per un ciclismo credibile (MPCC) ha stilato il proprio rapporto sui casi di doping nel ciclismo ed in rapporto agli altri sport. Nel 2020 sonno stati registrati 12 casi di doping nel ciclismo: 9 su strada, 1 in BMX, 1 Mtb ed uno su pista. Un totale in ribasso rispetto i 32 casi del 2019, che è stato un anno pessimo sotto questo profilo, ma i 12 casi sono nella media degli ultimi 5 anni. Tra i 12 casi di positività il MPCC ne indica 2 a livello WorldTour, ma va detto che uno dei due è Luis Villalobos, si della EF Education First nel 2020 quando è stato squalificato, ma il controllo a cui è risultato positivo risale al 25/04/2019, quando correva per il Team Aevolo, Continental. L’altro è Patrick Schelling della Israel-SUN, che è stato squalificato 4 mesi retroattivamente per “violazione antidoping non-intenzionale”, avendo scambiato due inalatori diversi.

Questo dato però sarebbe “condizionato”, secondo il MPCC, dalla pandemia. La Fondazione antidoping del ciclismo (CADF) ha rilevato un 90% di test fuori competizione in meno nei primi due mesi dopo l’inizio della pandemia nel 2020 (marzo-aprile) rispetto il 2019.

Anche la WADA ha concesso che il “contesto sanitario può avere creato dei buchi nei programmi di test degli atleti di certi paesi”.

La diminuzione dei casi di doping è generalizzata in tutti gli sport, con l’eccezione dell’atletica, che ha fatto registrare un centinaio di casi nel primo trimestre 2020, contro gli 81 del 2019.

L’Italia nel computo dei casi totali risale al 4° posto, dopo il 5° del 2019 ed il 3° del 2018.

Commenti

  1. Non mi piace l'approccio della CADF e della WADA, perché mettendo in relazione i pochi controlli fatti (causa covid) con il basso numero di positività riscontrati, é come se lasciassero intendere che i corridori si sono dopati o, peggio ancora, che vogliono farlo e se desistono é perché ci sono i controlli. In questo modo si crea una pericolosa anomalia comunicativa e diseducativa.
  2. Maiella:

    Non mi piace l'approccio della CADF e della WADA, perché mettendo in relazione i pochi controlli fatti (causa covid) con il basso numero di positività riscontrati, é come se lasciassero intendere che i corridori si sono dopati o, peggio ancora, che vogluino farlo e se desistono é perché ci sono i controlli. In questo modo si crea una pericolosa anomalia comunicativa e diseducativa.
    Infatti, lo sanno tutti che i professionisti , le squadre, i direttori sportivi sono integerrimi e che per fare 3500km in 3 settimane con dislivelli pazzeschi a medie da moto gli basta una bistecca e poco altro :))):
    Diciamo che la storia del ciclismo è piena di anomalie comunicative e diseducative ma la responsabiltà non è certamente degli enti che controllanoo-o