SRAM con il nuovo Red eTap AXS non ha solo presentato un nuovo gruppo con un pignone in più, come da tradizione, ma ha cambiato sostanzialmente l’approccio alla trasmissione. Viene a cadere ad esempio un punto fermo dalla notte dei tempi: l’11. SRAM invece ha praticamente progettato tutto il gruppo partendo dal 10, un pignone a cui molti avranno difficoltà ad abituarsi mentalmente. L’utilizzo del 10 impone infatti la riprogettazione del corpetto della ruota libera, e poi il ripensare tutti i rapporti.

La questione rapporti non è questione di poca cosa. Agli albori di questo sito le discussioni riguardo l’introduzione della guarnitura compact furono feroci, con le solite prese di posizione assolutiste di chi “col 39x29 vado ovunque, altrimenti sto a casa” e “se non hai gambe usa la tripla“, etc… Sappiamo tutti com’è andata a finire. Una calcolatrice in questi casi sarebbe l’unico argomento di discussione, ma nella realtà è solo l’abitudine che la fa da padrona.

Nello specifico SRAM propone delle equivalenze:

53×39, 11-25/28 —> 50×37, 10-26 per i professionisti e semi-pro
52×36, 11-28—>48×35, 10-28 per amatori di buona gamba
50×34, 11-32—>46×33, 10-33 per il resto del mondo

Quello che è evidente è che con i rapporti proposti da SRAM si hanno rapporti più corti e più lunghi agli estremi della cassetta: un 50x10 è più lungo di un 53x11 ed un 37x26 è più corto di un 39x25. Allo stesso tempo con una cassetta 10x26 si hanno 7 rapporti con salti di un 1 dente rispetto una cassetta 11x25, per cui i rapporti con un solo dente di salto sono 6.

L’intenzione di SRAM sembra abbastanza chiara: SRAM da sempre è il promotore del monocorona, e con questi rapporti l’utilizzo del deragliatore anteriore si farà più raro, si utilizzerà di più il cambio posteriore con la corona grande. Il salto di denti tra corone grande e piccola coi rapporti “classici” è di 16 denti, mentre di 13 denti per le combinazioni SRAM. Uno step decisivo verso il monocorona anche su strada. Sembra quasi più che il gruppo AXS sia un monocorona con l’opzione doppia, in definitiva.

La cosa si nota anche nell’adozione della tecnologia Orbit, che di fatto è una frizione sul cambio per renderlo meno sensibile all’utilizzo su strade dissestate, quindi una ulteriore strizzatina d’occhio al gravel (come già Shimano con l’Ultegra RX).

E la catena “Flat-top”. Campagnolo per i suoi gruppi 12V ha puntato su una nuova finitura della catena per renderla resistente all’usura pur assottigliandola. SRAM invece ha tenuto la parte superiore delle maglie piatta, in modo da averle più sottili, ma non con meno materiale. Infatti pesano come le precedenti 11V.

Le cose dubbie sono il dover utilizzare il corpetto proprietario, più che altro una noia per chi ha più ruote, e le corone monoblocco con pure il misuratore di potenza. Qui le motivazioni di SRAM sono però di una maggiore durata garantita. Sarà, ma in generale sembra una costrizione in più.

Ad aprile uscirà il Force AXS quindi SRAM attaccherà con forza anche nel segmento medio-alto, dove fino ad oggi l’Ultegra, DI2 e no, ha regnato incontrastato.

Commercialmente lo sbarco dell’AXS è stato realizzato in un modo che non si vedeva da tempo. I gruppi sono già disponibili nei negozi e di primo montaggio sulle bici dei maggiori produttori. Questo è molto importante, soprattutto per la gran parte dei consumatori, che cosi’ potranno cambiare bici senza doversi preoccupare di aggiornare le ruote, ma si prenderanno il pacchetto già pronto.

Il fatto che tutti i produttori abbiano sottolineato di averlo disponibile sulle proprie bici, e che le bici montate con l’AXS siano indubbiamente i top di gamma, dà l’idea che questo prodotto sia percepito veramente come premium e come tale venga promosso. Cosa che purtroppo non è avvenuta per Campagnolo.

Quindi di fatto SRAM lascia ora la palla nel campo di Shimano.

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