Piccolo budget grandi difficoltà

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A fronte di poche squadre World Tour con budget pressoché illimitati ci sono le altre squadre, quelle che devono fronteggiare costi sempre più elevati non solo per competere, ma proprio per rimanere nella massima divisione del ciclismo professionistico.


Un primo campanello d’allarme è stato suonato dalle squadre francesi, come vi avevamo riportato. Ora è il turno dei confinanti belgi, con la Intermarché-Wanty, che come riporta Het Laatse Nieuws, non è in pericolo immediato, ma al momento non vede un futuro roseo, come spiega il direttore della squadra, Aike Visbeek:

“Non possiamo andare avanti così all’infinito. Non che ci sia da temere per il futuro, abbiamo prospettive sportive che sono fondamentali nel contesto attuale, ma non possiamo permetterci di dormire e di non pensare a lungo termine. Non deve diventare una bomba a orologeria. A un certo punto dovremo fare questi passi necessari e crescere. Altrimenti rischiamo di fallire, a meno che il collegamento dal basso verso l’alto non sia perfetto e si ottenga sempre il massimo risultato con il minimo del personale. Un compito praticamente impossibile. È quindi tempo che arrivino nuovi finanziamenti. La posizione di secondo title sponsor è aperta… È strano, infatti, che questo vuoto sia così difficile da colmare. Con Biniam Girmay abbiamo una persona con una propria identità, che ha fatto notizia in America e si è distinta enormemente sul mercato internazionale. Ci auguriamo sinceramente che alla fine questo si realizzi”.

La Intermarché nella stagione 2024 ha fatto molto bene infatti, non con un tantissime vittorie, 13, ma di sicuro peso, in primis le 3 tappe al Tour de France vinte da Biniam Girmay, la star della squadra, anche maglia verde, il Samyn vinto con Rex, e le tappe ad Algarve e paesi baschi vinte con Thjssen e l’inossidabile Meintjes. Una squadra che sta anche investendo molto bene nei giovani: 16 su 29 corridori per la stagione 2025 hanno meno di 25 anni.

Tutto questo pero’ non basta a quanto pare per invogliare sponsor a supportare la formazione, che conta anche un corridore iconico come Girmay. Segno forse, che tolti i grossi budget di multinazionali e fondi sovrani la salute finanziaria delle “piccole” squadre forse dipende da un settore che come noto non gode di ottima salute.

 

Commenti

  1. Ser pecora:

    Anche qui la realtà è un po' diversa: le squadre con piccoli budget mirano ad avere corridori che gli portino punti nelle corse minori, visto che in quelle maggiori non c'è speranza. Tanto il numero di corridori è fisso per squadra quindi tanto vale almeno andare a punti. Questo però acutizza il problema nelle corse importanti, con i corridori migliori che si concentrano in 3-4 squadre (a volte a fare pure i portaborracce). Idem nelle devo.

    Quindi come dice martinogalantuomo e si evince dall'articolo ci sono squadre che restano nel WT (condizione per avere sponsor di peso), ma con visibilità limitata a livello di risultati, e si battono prevalentemente* nel resto del calendario per non retrocedere, in corse di interesse spesso nullo per tanti sponsor, se non locali (quindi con budget in proporzione).

    *e pure relativamente perché la UAE per es. quest'anno ha pure vinto una marea di 1.Pro, per un totale di 81 corse vinte in stagione (e 179 top3 e 350 top10).

    Cioè la UAE ha vinto quasi come Cofidis, Astana, Arkéa, Movistar, Intermarché, Bahrain e Ineos messe assieme.
    Restano veramente il Langkawi, Guanxi & c...
    io mi chiedo , ma le squadre , ricevono qualcosa sia dall UCI e sia dai grandi organizzatori di WT ? alla stregua della F1 per esempio
  2. bianco222:

    Secondo me uno dei problemi è che da qualche anno nel ciclismo sono entrate squadre con budget stratosferici in confronto alle altre. Se non ci fossero la UAE e la Visma a cannibalizzare tutte le corse importanti la Intermarche alla fine avrebbe molti meno problemi. Se penso a La Vie Claire che aveva Lemond e Hinoult nella stessa squadra non mi sembra un tema nuovo (anche se non saprei dire a livello economico quanto fosse grande la differenza con le altre squadre). Però effettivamente quando una squadra (o due o tre) è così palesemente più forte delle altre per le squadre più piccole diventa una vera e propria guerra di sopravvivenza. Soprattutto in uno sport che non ha altri ingressi se non la visibilità. Una squadra di calcio potrebbe anche perdere tutte le partite ma se ha lo stadio pieno tutte le domeniche (perché magari è di un piccolo centro che ha solo quello) alla fine in qualche modo sopravvive. Per il ciclismo non è così.
    Per curiosità sono andato a vedere le classifiche a squadre di Coppa del Mondo (quando c'era); purtroppo su wikipedia vengono riportate le prime cinque posizioni, per cui il confronto è per forza limitato tra prima e quinta.
    Nel 2024 (dati dal sito UCI) la prima squadra è stata la UAE con 37.407,6 punti, la quinta la Red Bull con 16.894,33. La quinta ha avuto il 45% dei punti della prima.
    Nel 1989 la prima fu la PDM-Concorde con 120 punti, la quinta la TVM-Yoko con 45, pari al 37,5% (differenza massima, a pari col 1999)
    Nel 1990 prima sempre la PDM a 92, quinta la belga Weinnmann a 52 (56%)
    1991, prima Panasonic a 107, quinta Lotto belga a 46 (43%)
    1992, prima Panasonic a 68, quinta PDM a 46 (68%, differenza minima)
    1993, prima GB-MG Maglificio a 75, quinta Lampre-Polti a 32 (43%)
    1994, prima ancora GB-MG a 89, quinta TVM-Bison a 41 (46%)
    1995, prima Mapei a 98, quinta Carrera a 41 (42%)
    1996, prima sempre Mapei a 101, quinta Roslotto a 52 (51%)
    1997, prima FdJ a 82, quinta Rabobank a 42 (51%)
    1998, prima Mapei a 76, quinta Lotto a 32 (42%)
    1999, prima Rabobank a 94, quinta Polti a 36 (38%)
    2000, prima Mapei-QS a 96, quinta Vini Caldirola a 44 (46%)
    (dati wikipdia)
    Fatte salve tutte le differenze e cautele del caso nel confrontare epoche e sistemi diversi, è curisoso rilevare come questo 'indice di sperequazione' nel 2024 sia risultato praticamente uguale a quello medio riscontrato nel corso degli anni Novanta.
  3. il problema del ciclismo è che le squadre prendono soldi solo dagli sponsor
    diritti televisivi, soldi dalle città tappa e tutto il resto, vanno in tasca ad altri
    e con i "giochini" sulle sponsorizzazioni sempre più difficili diventa un problema difficilmente risolvibile
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