Si sta forse arrivando ai titoli di coda dell’era (forse) più nera del ciclismo, gli anni ’90, con la condanna in appello di Michele Ferrari, il Dottor Mito, immancabile protagonista di un numero lunghissimo di casi di doping, quasi tutti finiti in prescrizione (processo di Bologna 1998) o con non luogo a procedere (inchiesta di Padova) nelle aule giudiziarie, almeno fino a ieri, quando il tribunale di Bolzano lo ha condannato a 18 mesi di reclusone, più 12 di sospensione dall’attività sanitaria.

Il caso specifico è quello di Daniel Taschler, biathleta altoatesino, figlio di Gottlieb, presidente della federazione internazionale, condannato ad un anno di reclusione e l’inibizione a vita dalle cariche sportive, per aver incontrato Ferrari ed essersi fatto prescrivere le solite pozioni in microdosi. Già inibito a vita dalla federciclismo e dalla USADA, l’antidoping statunitense, ora Ferrari deve far fronte all’ultimo grado di giudizio, la cassazione. Ovviamente anche i Taschler hanno fatto ricorso.

Altro protagonista delle inchieste di doping degli ultimi venti anni, Bernard Sainz, il Dottor Mabuse, è stato arrestato lunedì e messo in detenzione provvisoria dopo essere stato accusato dalla procura di Parigi per  “l’esercizio illegale della medicina ed incitamento all’utilizzo di prodotti e metodi dopanti proibiti“. La prima condanna risale al 2013 per un affare di doping equino, ovvero legato a squadre di corse di cavalli, poi condannato a due anni di reclusione nel 2014 per incitamento al doping ed esercizio illegale della medicina, ed infine condannato il settembre scorso a 9 mesi per un caso di doping in ambito amatoriale (per cui ora è in appello).

Sempre sulla breccia il luogo comune per cui “prendevano tutti le stesse cose” o “erano tutti dopati uguale”, la dimostrazione che metodi e protocolli non erano poi sempre gli stessi viene proprio da un raffronto tra Sainz e Ferrari: il profilo di Mabuse è completamente opposto a quello del Mito. Mentre Ferrari è sempre stato un meticoloso e preparatissimo medico, dedito alla ricerca, Sainz non è un medico, ma un “naturopata”, anzi, uno “specialista di medicina dolce”, come piace definirsi al 74enne francese. Mentre Ferrari è stato forse l’ideatore delle microdosi e delle pratiche delle trasfusioni (in questo simile all’altro protagonista di quegli anni, Eufemiano Fuentes, che però ogni tanto si confondeva con le sacche…), forniva persino il modello di frigorifero da acquistare per conservare al meglio le sacche di sangue. Sainz invece è noto perché dava come consigli ai suoi clienti cose come dormire nudi prima della cronometro, o recuperare dopo tappa dormendo nudi, ma con la sciarpa al collo, o facendo digiuno per 3 giorni durante le fasi di carico per “purificarsi” (…). A questo aggiungeva poi chiaramente EPO e Clenbuterol (una sua fissa ripresa dal doping ai cavalli), come provato da un’indagine di una trasmissione francese che lo ha filmato di nascosto mentre prescriveva queste sostanze ai suoi “pazienti”.

Insomma, non proprio “la stessa cosa”. Infatti mentre Sainz sarà perlopiù amato dai suoi conterranei, Ferrari arriverà a percepire sino ad un milione di dollari a stagione da Lance Armstrong per avere dei “piani di allenamento” (i più cari della storia, presumo), come provato nell’inchiesta dell’USADA.