Continua la strage di ciclisti sulle strade: Francesco Mazzoleni, 18 anni, corridore bergamasco del Team Goodshop Yoyogurt, è stato investito in allenamento e ha perso la vita.
Scontratosi con un’auto (dinamica ancora da chiarire) sulla provinciale 175 all’altezza di Barzana Francesco è stato immediatamente soccorso, ma non c’è stato nulla da fare. Di seguito il comunicato via social della squadra:
È una domenica molto triste per noi.
Ci lascia troppo presto il nostro Francesco Mazzoleni..
Investito mentre si allenava sulle sue strade di casa, mentre faceva ciò che più amava.
Ci stringiamo tutti in un doloroso silenzio, attorno alla famiglia di Francesco.
Porteremo sempre con noi il tuo sorriso e la tua grinta che ti spingevano a inseguire il tuo sogno.
Sei e resterai sempre un nostro Orange.
Ciao, giovane Francesco.
Visualizza questo post su Instagram
Condoglianze alla famiglia




Lato qualità dell'aria in garage forse ho una qualità migliore rispetto alla media della pianura padana (ho la VMC oltre che a clima dedicato per l'estate).
Poi, "vedere i posti", in generale trovo più appagante vederli in compagnia delle persone "che amo" (ovvero la mia famiglia) e condividere con loro il momento.
Ma si...nessuno dice che uscire non sia bello, anzi...specie in piena primavera ed estate. Ma se il rischio (sempre più elevato) è quello di non tornare a casa sano dai propri cari...beh allora forse non ne vale davvero cosi tanto la pena
Il traffico lì è pieno di frontalieri e di persone che attraversano il confine ogni giorno. Non è una bolla etnica separata dal resto.
Basta farsi un giro sull'A9 tra Lainate e Como/Chiasso (e viceversa) per rendersi conto che le targhe svizzere non garantiscono automaticamente una guida irreprensibile: velocità sostenute e manovre aggressive ci sono anche lì.
Il punto, però, non è chi sia alla guida - svizzero, italiano residente o frontaliere - ma il contesto in cui ci si muove e le regole che si percepiscono come effettivamente applicate. In Italia, spesso, la sensazione è che ci sia un margine, una certa elasticità nelle conseguenze, mentre in Svizzera la percezione diffusa è opposta: se sbagli, paghi davvero. Questa differenza nella certezza dell'applicazione delle norme incide molto più della nazionalità o della "mentalità" in senso astratto.
E' certamente vero il fatto che le condizioni sono mediamente migliori rispetto a molte zone d'Italia almeno in termini di infrastrutture, che non significa sempre avere piste ciclabili/ciclopedonali a disposizione, ma soprattutto c'è un aspetto che penso abbia un certo peso, ossia l'applicazione delle regole. In Ticino (come nel resto della Svizzera) le sanzioni per infrazioni stradali sono severe e, soprattutto, vengono applicate con continuità. Come qualcuno ha già scritto in qualche messaggio, non vige l'obbligo di segnalare preventivamente ogni controllo di velocità con un cartello come avviene in Italia. Questo cambia il comportamento, perché il rispetto del limite non è legato al "so che c'è il velox", ma alla possibilità concreta di un controllo.
Poi possiamo discutere all'infinito sulla proporzionalità delle pene, sui metodi di controllo, su quanto sia giusto o meno un certo approccio repressivo. Però il punto è che le regole lì incidono davvero sui comportamenti.
Questo non significa che sia un paradiso, né che non esistano episodi di imprudenza, però sostenere che la differenza sia solo una questione di "mentalità" mi sembra riduttivo. Le persone si adattano al contesto normativo e al modo in cui quel contesto viene fatto rispettare, quindi non conviene comportarsi da incoscienti.