Francesco Mazzoleni investito ed ucciso in allenamento

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Continua la strage di ciclisti sulle strade: Francesco Mazzoleni, 18 anni, corridore bergamasco del Team Goodshop Yoyogurt, è stato investito in allenamento e ha perso la vita.


Scontratosi con un’auto (dinamica ancora da chiarire) sulla provinciale 175 all’altezza di Barzana Francesco è stato immediatamente soccorso, ma non c’è stato nulla da fare. Di seguito il comunicato via social della squadra:

È una domenica molto triste per noi.
Ci lascia troppo presto il nostro Francesco Mazzoleni..
Investito mentre si allenava sulle sue strade di casa, mentre faceva ciò che più amava.
Ci stringiamo tutti in un doloroso silenzio, attorno alla famiglia di Francesco.

Porteremo sempre con noi il tuo sorriso e la tua grinta che ti spingevano a inseguire il tuo sogno.
Sei e resterai sempre un nostro Orange.

Ciao, giovane Francesco.

 

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Condoglianze alla famiglia

Commenti

  1. TheLordofBike:

    ....magari mi sbaglio ma dubito che in tanti abbiano una postazione con Wahoo bike Pro, pedana turborocks realplate react, 3 ventilatori smart, tv 60" collegata al mac...climatizzatore dedicato al garage per l'estate.

    ...è diverso? Si, in parte. Meno di quanto si possa pensare pensare però. Soprattutto in inverno, non mi manca per nulla uscire in esterna.

    E' anche vero che di vita e di salute ne hai solo una da giocarti.

    E lo dico da ex atleta prima (che in bici faceva 32k km all'anno) e da amatore poi (che i suoi 12k km all'anno li faceva).
    Si ma questo lo concepisco x chi è obbligato ad allenarsi, per chi lo fa di lavoro. Io in bici ci vado per tenermi in forma, stare all'aria aperta e godermi i posti. Davanti ad uno schermo già ci passo la maggiorparte della giornata. o-o
  2. motogpdesmo16:

    Davvero pensi che in Ticino guidino solo svizzeri "di passaporto" e non anche italiani con targa italiana o italiana/svizzera?
    Il traffico lì è pieno di frontalieri e di persone che attraversano il confine ogni giorno. Non è una bolla etnica separata dal resto.
    Basta farsi un giro sull'A9 tra Lainate e Como/Chiasso (e viceversa) per rendersi conto che le targhe svizzere non garantiscono automaticamente una guida irreprensibile: velocità sostenute e manovre aggressive ci sono anche lì.
    Il punto, però, non è chi sia alla guida - svizzero, italiano residente o frontaliere - ma il contesto in cui ci si muove e le regole che si percepiscono come effettivamente applicate. In Italia, spesso, la sensazione è che ci sia un margine, una certa elasticità nelle conseguenze, mentre in Svizzera la percezione diffusa è opposta: se sbagli, paghi davvero. Questa differenza nella certezza dell'applicazione delle norme incide molto più della nazionalità o della "mentalità" in senso astratto.

    E' certamente vero il fatto che le condizioni sono mediamente migliori rispetto a molte zone d'Italia almeno in termini di infrastrutture, che non significa sempre avere piste ciclabili/ciclopedonali a disposizione, ma soprattutto c'è un aspetto che penso abbia un certo peso, ossia l'applicazione delle regole. In Ticino (come nel resto della Svizzera) le sanzioni per infrazioni stradali sono severe e, soprattutto, vengono applicate con continuità. Come qualcuno ha già scritto in qualche messaggio, non vige l'obbligo di segnalare preventivamente ogni controllo di velocità con un cartello come avviene in Italia. Questo cambia il comportamento, perché il rispetto del limite non è legato al "so che c'è il velox", ma alla possibilità concreta di un controllo.
    Poi possiamo discutere all'infinito sulla proporzionalità delle pene, sui metodi di controllo, su quanto sia giusto o meno un certo approccio repressivo. Però il punto è che le regole lì incidono davvero sui comportamenti.
    Questo non significa che sia un paradiso, né che non esistano episodi di imprudenza, però sostenere che la differenza sia solo una questione di "mentalità" mi sembra riduttivo. Le persone si adattano al contesto normativo e al modo in cui quel contesto viene fatto rispettare, quindi non conviene comportarsi da incoscienti.
    ti sei focalizzato sul mio "ticinese"...che forse era un po' forzato.
    Dunque, lavoro dentro da frontaliere da 15 anni....e come detto fino al 2020 ho girato per 9 anni in bici li dentro..le strade che battevo erano attorno a Lugano, strade dove frontalieri (o comunque zone di gente che non vive dentro) sono molto rari...e dove lo sono potenzialmente anche gli autovelox.
    E' tutto il contesto che fa si che si pedali bene, non lo metto in dubbio...,ma sono certo che ci sia una sorta di rispetto molto maggiore che da noi....ripeto, tantissime volte mi son ritrovato in salita, su strada strette e ho rallentato auto....non mi è MAI, e dico MAI, capitato di aver un colpo di clacson neanche per sbaglio (uscivo due o tre gg a sett in pausa pranzo). E' perchè c'è la polizia? No, almeno non sulle strade da me intese.
    Poi che gli svizzeri frustrati si scatenino in casa nostra, è un'altra storia....ma anche girando in bici qua sul confine, dove le targhe ticinesi non mancano, non mi è mai capitato di prendermi, mentre son in bici, con nessuna auto targata ticino, ti superano allargando e lasciandoti spazio e senza rischi.....mentre ogni volta c'è qualche coglione che riesce a mettere a repentaglio la tua sicurezza.
    Sarà un caso? Io non credo...e se avessi la voglia dovrei andar dentro sempre ad allenarmi e godermi la bdc in santa pace...qua invece la gente deve andar in gravel
  3. danym:

    ah, aggiungo...qua non è la polizia, è il rispetto che bene o male insegnano anche da piccoli
    Il rispetto si impara quando hai ben presente il fatto che se non rispetti il prossimo, arriverà sicuramente qualcuno in divisa che te lo farà rispettare.
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