Le prove a cronometro nel corso degli anni stanno lentamente, ma inesorabilmente, cadendo in disgrazia, diventando sempre più rare, sempre più corte ed in definitiva sempre meno apprezzate. I motivi probabilmente sono da ricercarsi “nell’azione” praticamente nulla, senza duelli o testa-a-testa tra corridori, con il cronometro come unica sfida (in sovraimpressione in Tv). Le cronometro però fanno parte della storia del ciclismo, e praticamente tutte le leggende più vincenti di questo sport sono state degli specialisti anche a cronometro.
Oggi le cronometro hanno la lunghezza massima da regolamento nelle gare WT di 60km, ma raramente arrivano a 50km, e quasi mai vanno oltre. Nel passato però le cose erano ben diverse, e siccome il ciclismo è sempre stato uno sport dove la ricerca del limite, anche quantitativo, è sempre stata centrale, vale la pena di ricordare l’incredibile cronometro tenutasi alle olimpiadi di Stoccolma nel 1912, dalla favolosa distanza di 320km.
All’epoca le olimpiadi erano riservate esclusivamente agli amatori, quindi i professionisti erano banditi (ed anche un po’ disprezzati, in quanto lontani dal vero spirito “sportivo”) e quelle di Stoccolma 1912 (fortemente volute e spinte dallo stesso Pierre de Coubertin) furono tra le prime effettivamente “universali”, o quantomeno si muovevano verso questo obiettivo: quattordici nazioni parteciparono alla parata inaugurale. Nove nazioni extraeuropee erano presenti (sette alle Olimpiadi di Londra del 1908). In ordine di forze presenti la Svezia fu la nazione più rappresentata (444 atleti); quindi la Norvegia (191), la Germania (187) e gli Stati Uniti (174). Europa ovviamente la più rappresentata con 2050 atleti. Extraeuropei 276 (per quella che allora era chiamata Australasia). Africa: 1 atleta (egiziano).
Per la prova su strada però si poneva il problema del percorso, visto che le strade svedesi all’epoca erano particolarmente disastrate, e l’unico velodromo svedese era stato demolito per far posto proprio allo stadio olimpico. Pertanto il comitato organizzatore decise di limitare le prove a due in una: un’unica cronometro che valeva come prova individuale, e per le squadre con almeno 4 corridori i tempi di questi sarebbero stati sommati per determinare la classifica a squadre. Le nazioni che rientravano in questo criterio erano 15: Svezia, Inghilterra, Scozia, USA, Finlandia, Germania, Austria, Danimarca, Cile, Danimarca, Francia, Irlanda, Ungheria, Boemia, Russia e Norvegia.

Per il percorso si utilizzò quindi l’unico praticabile, e normalmente utilizzato nella zona, quello della gara Mälaren Runt, che si teneva dal 1892 (si tiene ancora oggi), ed era la più importante di Svezia, e si snoda da Stoccolma intorno al lago Mälaren per tornare a Stoccolma. Dal 1906 al 1946 e di nuovo negli anni ’50, vi si tenne il campionato nazionale svedese di ciclismo su strada. La corsa su strada alle Olimpiadi del 1912 seguì appunto questo percorso di 300km, più le deviazioni per uscire ed entrare nello stadio olimpico.

Il 7 luglio 1912, all’una di notte, 125 corridori si radunarono sul ponte di Liljeholmen per assistere all’estrazione a sorte dell’ordine di partenza. Il primo partecipante, il francese René Rillon, partì alle due del mattino, poi gli altri seguivano a 2′ l’uno dall’altro. In totale partirono in 123 (sui 151 iscritti). Il secondo a partire fu il sudafricano Rudolph Lewis, che fece registrare i migliori tempi a tutti e 6 gli intertempi: Eskilstuna (120 km), Köping (165 km), Västerås (200 km), Enköping (231 km), Bålsta (265 km) e Järva (315 km). Ed ovviamente anche all’arrivo allo stadio olimpico, dove fece registrare il tempo di 10h 42′ 39″ (29.876 kmh di media).

Al secondo posto si piazzò il britannico Frederick Grubb (10h51’24”) e terzo lo statunitense Carl Schutte (10h52’38”). Si ritirarono in 29. L’ultimo tempo tra quelli che finirono fu fatto siglare dal francese (gli ultimi 4 furono tutti francesi) Alexis Michiel con 15h15’59”. I ritiri misero fuori gioco tra le nazioni che competevano per la classifica a squadre Boemia, Norvegia e Russia.

La vittoria a squadre andò quindi alla Svezia, seconda l’Inghilterra, terzi gli USA.
Lewis stabili anche il record del percorso della Mälaren Runt, lungo il quale si contarono circa 30.000 spettatori. Il rapporto del comitato olimpico fu che la manifestazione fu un successo, sia di pubblico che sportivo, ma si concludeva dicendo che “parlando strettamente, il ciclismo non fa parte degli sport olimpici, ed il suo posto nei futuri giochi è più che dubbio. È nostra opinione che il ciclismo non debba rientrare negli sport dei futuri giochi olimpici”. Poi segue una disamina sul fatto che i veri sport olimpici siano quelli relativi all’atletica, e che il ciclismo “è uno sport che prospera da se ed ha le sue proprie celebrazioni”, ma che “se proprio” dovesse essere incluso nei futuri giochi olimpici dovrebbe essere incluso il ciclismo su pista, in quanto “eccitante” e “amato dalle masse”. Ed in effetti che le masse stessero appollaiate per 10-15h a bordo lago per vedere passare i ciclisti dalle 2 di mattina era chiedere un po’ troppo….
Alle successive olimpiadi di Anversa nel 1920 la cronometro individuale fu accorciata a soli 175km. Nel 1924 a Parigi furono 188km. Poi tolsero la cronometro per svariate edizioni.
Nei grandi giri vanno almeno ricordate le 3 più lunghe al Tour de France: Vannes-Saint-Brieuc (1947) di 139km; Colmar-Nancy (1949) di 137km e Mulhouse-Strasbourg (1948) di 120km. Per confronto, la cronometro più lunga nella storia del Giro d’Italia è stata la Perugia-Terni di 81km nel 1951, vinta da Fausto Coppi
La Colmar-Nancy del 1949 (20^tappa), con in mezzo il col du Bonhomme, vide trionfare sempre Fausto Coppi a 37,562 kmh di media, relegando a più di 7′ il secondo, Gino Bartali ed a 8’40” il terzo, il lussemburghese Jean Goldschmidt. Coppi vinse quel Tour con 10’55” di vantaggio su Bartali.

L’ultima (nonché la più lunga a squadre) crono “lunga” del Tour è stata la cronosquadre del 1983 con arrivo a Fontaine-au-Pire, di 100km. Vinta dalla Coop – Mercier – Mavic di Kim Andersen a 43,171kmh di media.






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