Concetto di soglia. Una, nessuna, n-mila? Parte 2/3

Concetto di soglia. Una, nessuna, n-mila? Parte 2/3

16/04/2014
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16/04/2014

II parte, definizioni di soglia/e correlate al lattato ematico

Nella precedente prima parte (link) ho introdotto alcune considerazioni e terminologie riferite al concetto/i di soglia/e. Il problema teorico, ed anche pratico, è infatti quello dell’utilizzo impreciso e spesso sovrapposto di terminologia specifica che identifica differenti valori e riferimenti “soglia”.

In questa seconda parte analizzerò ed esporrò sinteticamente i riferimenti relazionati al valore “metabolico” di lattato ematico. Si tratta quindi di test invasivi (rispetto ai modelli teorico/matematici che esporrò nella III parte dell’articolo). Innanzitutto è necessario chiarire perché viene utilizzato questo parametro: essenzialmente perché la perdita di linearità tra incremento di intensità e incremento della concentrazione di questo sottoprodotto del metabolismo -si veda l’immagine di seguito- è rilevante nell’identificare differenti stati metabolici e passaggi di stato e gli adattamenti che sono intervenuti (per esempio comparando, per un singolo atleta, medesimo protocollo e test in tempi differenti).

Immagine: differente prestazione su riferimento OBLA

  Figure 2

 

Tali variazioni sono differenti da soggetto a soggetto e, per il medesimo atleta, correlate al proprio stato di allenamento/adattamento al carico allenante.

Incrementando l’intensità da un livello blando, la prima soglia che si viene ad identificare è la SOGLIA AL LATTATO (Lactate Threshold o LT). Descrive semplicemente il punto in cui la concentrazione di lattato ematico BASALE subisce un incremento di 1 mmol/L. Esemplificando, se l’atleta parte da un valore basale e stabile di ~1.2 mmol/L nell’incrementare l’intensità (velocità, potenza) fino a raggiungere 2.2 mmol/L, avrà intercettato e superato la soglia LT. E’ un passaggio di stato relativamente semplice da raggiungere e mantenere (anche per > 60’). Questo riferimento è importante in quanto rappresenta una transizione tra l’utilizzo prevalente e totale delle fibre di tipo I (lento) ad un reclutamento che andrà a coinvolgere anche altre tipologie di fibre II (veloci, Fast Twitch in immagine di seguito) e miste. In concreto, superando questo valore/intensità vengono ad essere reclutate unità motorie e fibre meno “economiche” dal punto di vista delle richiesta di substrati energetici, passando da una miscela (soggettiva e correlata all’adattamento a questo specifico carico) relativamente bilanciata di acidi grassi e glicogeno ad una miscela via via sempre più povera del primo substrato con l’aumentare di intensità.

Immagine: incremento intensità/reclutamento unità motorie

 fibre

Incrementando ulteriormente l’intensità rispetto a LT si va ad identificare la SOGLIA OBLA (Onset of Blood Lactate Accumulation) arbitrariamente rappresentata dal raggiungimento di una concentrazione di lattato di 4 mmol/L indipendentemente dal valore basale. Questo riferimento è relativamente meno utilizzato ed obsoleto ed effettivamente non particolarmente rilevante per vari motivi. Il primo è che, come test, nasce dalla necessità di omologare, arbitrariamente, un riferimento valido per più sport (differenti, anche notevolmente, per richieste anaerobiche e aerobiche) e quindi manca di una vera specificità test/disciplina. In secondo luogo, sempre poiché riferimento arbitrario, non tiene presente le differenti risposte, ossia come varia differentemente la non linearità della “risposta” segnale lattato ad incremento intensità tra atleti, anche praticanti il medesimo sport, escludendo anche differenti ed eterogenei livelli di fitness e performance. Un atleta allenato raggiunge ad intensità superiori questo valore ma soprattutto è in grado di sostenere per un lasso superiore di tempo e smaltire queste concentrazioni di acido lattice in maniera differente ed ottimale rispetto ad un atleta meno allenato.

Immagine LT vs OBLA

OBLA

 

Salendo di intensità ma rimanendo in un ambito più o meno vicino (in considerazione di quanto appena sopra esposto) si va a trovare la SOGLIA MLSS (Maximal Lactate Steady State). E’ chiaro come questa “vicinanza” possa creare disguidi ed incorrette interpretazioni rispetto al precedente riferimento. Va detto che i due test richiedono però due differenti protocolli. MLSS rappresenta infatti la massima intensità sostenibile mantenendo un valore stazionario di lattato ematico. Questa intensità, a sua volta, rappresentando un valore massimale sostenibile, ricade nel più o meno ristretto dominio (parte III dell’articolo) che viene identificato da CP ed FTP. MLSS rappresenta uno stato di bilancio tra accumulo e smaltimento/riutilizzo dell’acido lattico prodotto.

A differenza di OBLA, MLSS va ad individuare anche differenze tra sport, in genere con valori inversamente proporzionali al volume totale della muscolatura coinvolta nel gesto sportivo (minor numero di muscoli coinvolti, maggiori concentrazioni lattato MLSS riscontrati in atleti che praticano tale sport).

Quel è quindi il problema in termini pratici e di riferimento? Che spesso atleti con valori di MLSS INFERIORI ad OBLA vanno a identificare un valore di soglia “sovrastimato” –prendendo in considerazione ovviamente OBLA- MA non sostenibile sicuramente per 60’.

Sia pure con le differenze che caratterizzano tra loro FTP, CP e MLSS, indubbiamente quest ultimo riferimento ha una validità sia teorica che pratica superiore rispetto ad OBLA in quanto identifica un preciso e quantificato valore raggiunto/sostenibile e non un arbitrario valore di “passaggio”.

E’ importante sottolineare come l’acido lattico non debba essere visto come un elemento “negativo” da evitare in quanto a) intensità superiori ad LT, OBLA e MLSS vanno raggiunte ed allenate per migliorare la propria performance e abilità nel sostenere intensità pari e superiori a queste ultime e b) rappresenta a tutti gli effetti un substrato energetico in quanto prodotto di scarto che può essere metabolizzato e riutilizzato come fonte energetica [1].

I valori di soglia MLSS e di riflesso i “vicini” FTP e CP hanno quindi un’importanza rilevante soprattutto dal punto di vista energetico in quanto rappresentano non solo un rapporto tra intensità e tempo sostenibile ma anche un riferimento energetico in cui è massimo e sostenibile (per un determinato lasso di tempo) l’utilizzo del substrato glicogeno che, a seconda delle esigenze/durate di gara, va comunque tamponato in quanto le riserve muscolari ed epatiche si esauriscono in misura proporzionale alle intensità dell’evento.

I riferimenti lattato hanno una rilevanza “biologica” e metabolica ma questo può essere più semplicemente, ora, analizzato e confrontato, quotidianamente (mis. potenza), prendendo in considerazione i riferimenti FTP e/o CP, in quanto riferimenti “da campo”. La grande limitazione delle soglie fin qui analizzate è il fatto che non rappresentano, sicuramente per la maggior parte degli atleti, dei riferimenti da poter confrontare con estrema frequenza. FTP e CP invece rappresentano dei riferimenti correlati all’utilizzo del solo misuratore di potenza e saranno trattati nella prossima ed ultima parte dell’articolo.

 

 

RIFERIMENTI E LETTURE SUGGERITE

 

1. Lactate shuttle http://en.wikipedia.org/wiki/Lactate_shuttle

 

Lactate kinetics at the lactate threshold in trained and untrained men, Laurent A. Messonnier , Chi-An W. Emhoff , Jill A. Fattor , Michael A. Horning , Thomas J. Carlson , George A. Brooks Journal of Applied PhysiologyPublished 1 June 2013

Billat VL, Dilmay F, Anlonini MT, et al. A method for determining the maximal steady state of blood lactate concentration from two levels of submaximal exercise.  Eur J Appl Physiol 1994; 69: 196-202

Billat VL, Sirvent P, Py G, Koralsztein JP, & Mercier J. The Concept of Maximal Lactate Steady State. A bridge between biochemistry, physiology, and sport science.  Med Sci Sports Exerc 2003; 33 (6):407 – 426

Billat VL use of blood lactate measurements for prediction of exercise performance and for control of training. Sports Med 1996; 22: 157-75

Beneke R. Methodological aspects of maximal lactate steady state: implications for performance testing. Eur J Appl Physiol 2003 Marc; 89 (1): 95-9

Beneke R, Hütler M Leihauser R, Maximal lactate steady-state independent of performance. Med Sci Sports Exerc 2000 Sep; 32 1335-9

Bergman BC, Wolfel EE, Butterfield GE, et al. Active Muscle and whole body lactate kinetics after endurance training in men.  J Appl Physiol 1999; 87: 1684-96

Coyle EF, Coggan AR, Hopper MK, et al.  Determinants of endurance in well-trained cyclists, J Appl Physiol 1988; 64(6): 2622-30

Myburgh KH, Viljoen A, Tereblanches S.  Plasma lactate concentrations for self-selected maximal effort lasting 1 hour.  Med Sci Sports Exerc 2001; 33:152-6

Lajoie C, Laureneelle L, Trudeau F.  Physiological responses to cycling for 60 minutes at maximal lactate steady state. Can J Appl Physiol 2000 Aug; 25 (4): 250-61

Palmer, AS, Potteiger JA, Nau LK, Tong RJ. A 1-day maximal lactate steady state assessment protocol for trained runners.  Med Sci Sports Exerc 1999 Sep; 31(9) 1336-41

Bentley DJ, McNaughton LR, Thompson D, Vleck VE, Batterham AM. Peak power output, the lactate threshold, and time trial performance in cyclist. Med Sci Sports Exerc 2001 Dec; 33(12) 2077-81

Morris DM, Shafer RS Comparison of power outputs during time trialing and power outputs eliciting metabolic variables in cycle ergometry.  Int J Sports Nutr Exerc Metab 2010; 20(2):115-21

 

Dott. Massa Roberto

massarob.info

operatore sportivo, allenatore, preparatore atletico, coach
Laureato in Scienze Motorie – Sport & personal trainer
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